Iran, mons. Martinelli (Sud Arabia): raid continui, difesa molto forte
Roma, 25 mar. (askanews) – “Negli Emirati Arabi Uniti gli attacchi sono ancora numerosi” e “più volte, sia durante il giorno sia di notte riceviamo gli allarmi sul telefonino che invitano a metterci al riparo. Tuttavia, finora la difesa è stata molto forte, ha respinto praticamente tutti gli attacchi”: a parlare ad askanews è monsignor Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale.
“La situazione dipende molto dalle diverse zone – racconta -. Negli Emirati Arabi Uniti gli attacchi sono ancora numerosi. Più volte, sia durante il giorno sia di notte riceviamo gli allarmi sul telefonino che invitano a metterci al riparo. Tuttavia, finora la difesa è stata molto forte, ha respinto praticamente tutti gli attacchi. Per questo, sebbene ci sia timore, c’è anche molta fiducia nella protezione da parte delle autorità locali. Non abbiamo particolari indicazioni se non quella di evitare incontri troppo affollati. Le nostre chiese sono sempre rimaste aperte e dopo i primi giorni, la gente è tornata a frequentare le celebrazioni come sempre, anzi, in certi casi anche più numerosa. Il catechismo è stato spostato online per evitare l’assembramento di bambini e genitori nei locali delle parrocchie”.
“In Oman, invece – prosegue il vicario apostolico – gli attacchi sono stati sporadici e non ci sono altre indicazioni. Lo Yemen al momento non sembra essere coinvolto, ma si deve tenere conto che il paese si trova in uno stato di grave povertà a causa della guerra civile iniziata oltre dieci anni fa. Spero vivamente che rimanga totalmente fuori da questo nuovo conflitto”.
“Questa guerra all’inizio ha lasciato tutti molto turbati – ribadisce mons. Martinelli – perché è stata chiara fin da subito la gravità della situazione e la possibilità di un allargamento del conflitto, senza poter individuare rapide via di uscita. Il fatto che praticamente tutti i paesi del Golfo e del Medio Oriente siano coinvolti rappresenta una situazione inedita ed estremamente pericolosa”.
“Ovviamente questa guerra ha delle radici antiche e differenziate. Tuttavia, è del tutto chiaro che un nuovo equilibrio non potrà mai nascere dalla guerra. Come ha sottolineato molto bene il Santo Padre – prosegue nella sua analisi il vicario apostolico – dalle vicendevoli minacce non nasce una pace duratura. Solo la via del dialogo e della diplomazia può portare a soluzioni significative. Niente può sostituire la pazienza dell’incontro, del dialogo e il lavoro della diplomazia per trovare nuovi equilibri tra le diverse componenti del conflitto”.
“Penso che per arrivare alla pace occorra che tutti tornino a guardare al bene dei popoli, alla vita della gente che deve affrontare il peso della vita quotidiana. Le ideologie che guidano le guerre – ribadisce – non tengono conto della realtà quotidiana della gente comune. Se ripartiamo dalla realtà dalla vita quotidiana, troveremo anche una strada per nuovi equilibri tra i Paesi”.
Mons. Martinelli rivela di essere “in contatto con i responsabili dei diversi dicasteri della Santa Sede a cui i nostri vicariati apostolici fanno riferimento. Abbiamo ricevuto messaggi e lettere molto confortanti – dice – che ci sostengono in questi momenti. Sappiamo che il Papa prega per noi, come lui stesso ha assicurato nella preghiera dell’Angelus e nelle diverse occasioni. Papa Leone XIV nelle sue prime parole dopo la sua elezione ha invitato alla pace e ha affermato: ‘Il male non prevarrà’. Lo crediamo fermamente. Anche in questo momento drammatico”.
Preghiera e vicinanza della chiesa ai suoi fedeli. “Subito, la sera del 28 febbraio, ho inviato un messaggio a tutti i nostri fedeli, invitandoli alla calma e alla solidarietà. Soprattutto – risponde mons. Martinelli – li ho invitati a essere uniti nella preghiera, specialmente il Rosario per la pace. Mi ha sorpreso che molti abbiano risposto in modo generoso e creativo. Diverse parrocchie e gruppi hanno organizzato la preghiera del rosario online, con una forte partecipazione delle famiglie. Vedo inoltre con gioia che le persone sono vicino le une alle altre, si aiutano nelle difficoltà. Abbiamo promosso anche alcuni incontri di preghiera a livello del Vicariato. Soprattutto mi ha commosso l’incontro online che abbiamo fatto per i ragazzi – i più spaventati dal conflitto. Oltre mille ragazzi tra 14 e 18 anni si sono collegati per fare le loro domande al vescovo su come vivere questi giorni difficili. Abbiamo parlato, pregato, cantato, è stato un momento di profonda connessione spirituale e umana”.
Una Pasqua diversa quella di quest’anno, per via del conflitto. “Le parrocchie stanno riorganizzando gli orari delle messe. Non sarà possibile in molti casi utilizzare gli spazi esterni, per motivi di sicurezza in caso di allarmi, e lo spazio all’interno è limitato. Anche per questo – spiega il vicario – sarà aumentato il numero di Messe e celebrazioni, per evitare assemblee troppo affollate e permettere la partecipazione di tutti. Infatti, le nostre chiese si riempiono oltre misura durante le grandi festività del Natale e della Pasqua”.
“Da un punto di vista spirituale, la vita delle parrocchie continua normalmente con le iniziative quaresimali – sottolinea – momenti di ritiro spirituale, confessioni e colloqui personali con i sacerdoti. La nostra comunità è composta esclusivamente di migranti e tutti sentiamo l’insicurezza del momento presente. La fede ci aiuta a non fuggire dalla realtà, ma a trovare un fondamento più profondo per continuare il cammino, per affrontare i problemi con coraggio nella solidarietà, aiutandoci a vicenda. Celebrare la morte e risurrezione di Cristo vuol dire celebrare una speranza più forte del male e della morte; vuol dire che l’ultima parola sulla storia dell’umanità non sarà mai la violenza ma la misericordia e la pace. Nella Settimana Santa vogliamo celebrare questa speranza”.
Di Serena Sartini
