Tech e lavoro: «non è un mondo di geni, l’IA non ruberà il lavoro ma lo trasformerà»
Gli ospiti del terzo appuntamento con BCC Talks: Ludovico Bonora, Francesco Merlino e Daniele Cattaneo con Michele Tranquilli
Giovani, Lavoro, Tecnologia
di Giulia Calisti  
il 26/03/2026

Tech e lavoro: «non è un mondo di geni, l’IA non ruberà il lavoro ma lo trasformerà»

Nel terzo appuntamento di BCC Talks si è parlato di tech, innovazione e lavoro

Tech e lavoro: «non è un mondo di geni, l’IA non ruberà il lavoro ma lo trasformerà».

Tech, innovazione e lavoro: la terza puntata di BCC Talks ha acceso il confronto su uno dei settori più dinamici e in trasformazione.

Una serata costruita attorno a domande che hanno messo a confronto diverse percezioni e realtà grazie agli interventi di Daniele Cattaneo, Incubator Manager delle Pépinières d’Entreprises, Francesco Merlino, Innovation Manager di Univerlab, e Ludovico Bonora, creative developer e founder della community GDG Valle d’Aosta.

Laurea e mondo del tech

Uno dei primi falsi miti affrontati è quello del percorso di studi: serve davvero una laurea per lavorare nel tech?

La risposta è stata chiara: «Il titolo di studio conta, ma sempre meno rispetto a ciò che una persona è in grado di fare» ha spiegato Cattaneo.
Accanto alle competenze tecniche, emergono con forza esperienza pratica, capacità di adattamento e soprattutto networking: «Aggregare conoscenze e competenze aumenta le possibilità di crescita».

Giovani e tecnologia

Un secondo stereotipo è legato ai giovani.

«Non sono automaticamente esperti di tecnologia – ha detto Bonora. Saper usare uno smartphone non significa comprendere il mondo tech. Le competenze si costruiscono con lesperienza e il confronto con problemi reali».

Un settore che, proprio per la sua complessità crescente, richiede sempre più collaborazione: «Oggi è impossibile sapere tutto, le soluzioni nascono spesso dal confronto».

Non soltanto geni o specialisti

Anche sul tema del lavoro emerge una narrazione da rivedere: il mondo tech non è solo per ‘geni’ o specialisti.

«Meglio una persona con logica e voglia di imparare rispetto a una con anni di esperienza ma poca curiosità – ha spiegato Merlino.
L’esperienza pratica diventa quindi decisiva, più del tempo passato sui libri.

E l’intelligenza artificiale?

E l’intelligenza artificiale?
Forse il mito più diffuso: «Non ci ruberà il lavoro, lo trasformerà».

Cattaneo invita a superare la visione allarmistica: «Non esiste un numero fisso di lavori. Ogni rivoluzione crea nuove opportunità».

Merlino sottolinea come l’AI possa abbassare le barriere: «Sempre più persone potranno sviluppare progetti, anche senza essere programmatori».

Più prudente Bonora: «È uno strumento potente, ma serve sempre qualcuno che sappia interpretare ciò che produce».

Daniele Cattaneo

Daniele Cattaneo

Entrare nel mondo del tech oggi è molto più semplice rispetto a quindici anni fa, ma emergere è decisamente più complesso.

Lo sa bene Daniele Cattaneo, che si è avvicinato a questo settore proprio in quegli anni: «L’evoluzione più grande che noto oggi rispetto a quando ho iniziato è legata agli strumenti a disposizione: adesso chi vuole intraprendere un percorso in questo ambito ha molte più possibilità rispetto al passato».

Un’apertura che ha reso il settore accessibile, ma anche altamente competitivo.

«Il problema è proprio questo: è diventato un ambiente molto affollato. Gli strumenti sono disponibili per tutti e questo aumenta la competizione».

Nel suo lavoro l’intelligenza artificiale è già una realtà concreta, ma con un approccio consapevole: «La uso nei principali processi di lavoro, ma mai come elemento sostitutivo. Non ho mai preso un contenuto prodotto interamente dallAI e consegnato così com’è. Lo revisiono sempre e ne modifico almeno il 30%».

Tra i falsi miti più diffusi, Cattaneo ne individua uno in particolare: «Pensare che basti avere un buon prodotto per avere successo. Non è così. Se non si ragiona sul mercato e sullinteresse reale, anche unidea valida rischia di non funzionare».

Per chi vuole entrare in questo mondo, le qualità indispensabili sono chiare: «Curiosità e capacità di problem solving. È un settore in continua evoluzione e serve sapersi adattare, capire i problemi e trovare soluzioni».

Francesco Merlino

Francesco Merlino

Francesco si è immerso nel mondo del tech quasi per necessità, nel 2018, quando la sua azienda si è trovata davanti a una sfida precisa: internalizzare competenze tecnologiche che prima venivano cercate all’esterno.

«Dieci anni fa era molto più difficile trovare collaboratori e accedere alle informazioni. Oggi entrambe le cose sono diventate facilissime, ma il mercato è anche molto più competitivo».

Una trasformazione che ha reso il settore più accessibile e alzato l’asticella per chi vuole emergere: «La difficoltà maggiore è differenziarsi: avere un prodotto o un servizio non banale, che risponda davvero a unesigenza del mercato. È l’unica cosa che conta davvero per costruire qualcosa che funzioni».

All’interno dell’azienda l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante dei processi.

«La usiamo molto, è diventata pervasiva nello sviluppo».

A livello personale, però, il suo utilizzo è più limitato: «Seguendo lazienda da un punto di vista manageriale, non la utilizzo tantissimo direttamente».

Tra i falsi miti più diffusi, Merlino ne individua uno particolarmente radicato: «L’idea che tutte le aziende debbano diventare startup miliardarie. Non è così. Si possono costruire realtà solide, anche più piccole, diversificando prodotti e servizi. In un certo senso, essere aziende tradizionali in un settore che non ha nulla di tradizionale».

Le competenze chiave per lavorare nel tech restano essenziali e condivise: «Problem solving e curiosità. Sono esattamente le due parole giuste. Senza queste è difficile stare al passo in un settore che cambia continuamente».

Ludovico Bonora

Ludovico Bonora

Il suo approccio al mondo tecnologico parte da lontano, dai tempi delle scuole superiori, grazie a un percorso tecnico che gli ha permesso di entrare presto in contatto con l’informatica.

«Rispetto a ventanni fa è cambiato tutto: oggi i contenuti sono molto più accessibili e di alta qualità. Una volta si trovavano quasi solo in inglese ed era molto più complesso approfondire quello che ti appassionava».

Un’evoluzione che ha aperto le porte a molti e ha reso il settore più complesso: «C’è molta più competitività e le tecnologie sono diventate talmente articolate che è impossibile pensare di portare avanti un progetto da soli. Serve un team, sempre».

Nel suo lavoro l’intelligenza artificiale è uno strumento quotidiano con un ruolo ben preciso: «La utilizzo molto come supporto, come un consigliere. Aiuta tantissimo nella parte più descrittiva del codice, facendoti risparmiare ore di lavoro, ma non sostituisce la parte logica e di ragionamento che resta umana».

Tra i falsi miti più diffusi, Bonora ne evidenzia due: «Il primo è che serva per forza un titolo di studio per entrare nel mondo tech: servono passione e voglia di fare. Il secondo è che non si debba studiare: è esattamente il contrario. Bisogna studiare molto, esercitarsi e sbagliare tante volte per arrivare a risolvere un problema».

Le qualità indispensabili per lavorare in questo ambito sono chiare: «Problem solving e tanta voglia di mettersi in gioco».

Ma aggiunge anche un elemento inaspettato: «La pigrizia, in senso positivo. Una persona pigratende a trovare la soluzione più veloce ed efficiente. Dove altri fanno cento passaggi, lei ne trova tre e questo semplifica il lavoro».

 

(giulia calisti)

 

 

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