Sciopero dei giornalisti: la redazione di AostaNews aderisce e non aggiornerà il quotidiano online venerdì 27 marzo
Dieci anni senza contratto. Per questo, i giornalisti di quotidiani, periodici, agenzie di stampa, testate web, televisioni e radio a diffusione nazionale venerdì 27 marzo scioperano per 24 ore; il direttore aggiornerà il quotidiano online con le notizie più importanti
«Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori dalle redazioni, non è un privilegio». Lo dice la Federazione nazionale della stampa italiana che ha proclamato per oggi, venerdì 27 marzo, una giornata di sciopero.
La Fnsi chiede dignità per il lavoro giornalistico e garanzie per il futuro dell’informazione. E l’Associazione stampa valdostana con lei.
Richieste a cui la redazione di Gazzetta Matin si associa.
Per tutta la giornata di venerdì, la redazione non aggiornerà il quotidiano online Aostanews.it.
Il direttore-editore, Luca Mercanti, che non aderisce allo sciopero, aggiornerà il quotidiano con le notizie più importanti.
Saremo in edicola domani con il free press Gazzetta Matin Weekend, la cui lavorazione è iniziata nei giorni precedenti a quello dello sciopero e abbiamo deciso di non mancare la pubblicazione, nel rispetto dei colleghi e dei collaboratori che hanno contribuito, con il loro lavoro, nei giorni scorsi.
In piazza con l’Asva
L’Associazione stampa valdostana ha organizzato un presidio in piazza Chanoux, ad Aosta, a partire dalle 11.
Sono in pericolo la dignità dei lavoratori, con gli stipendi erosi e un contratto scaduto da dieci anni.
Ma sono in pericolo anche i colleghi della Stampa, che ad Aosta vede la redazione regionale di un quotidiano che da 150 anni racconta la storia del nostro Paese: 150 anni di storia che non possono essere svenduti.
Il comunicato sindacale Fnsi
Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia.
Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile.
Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio.
Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto.
Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale.
Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività.
I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative.
Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani.
Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma.
Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge.
Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia.
Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale.
(re.aostanews.it)
