Artigiani in Valle d’Aosta: Franco Bruno, il tornitore dall’animo poetico
A la Saint-Ours 2026, Prix Noces d'or avec la Foire all'artigiano di Charvensod
Artigiani in Valle d’Aosta: Franco Bruno, il tornitore dall’animo poetico.
Franco Bruno a Manodopera
Se c’è un luogo dove trucioli, legni e attrezzi regnano sovrani, questo è il laboratorio di Bruno Franco, tra i più noti tornitori valdostani e tra i sei artigiani Prix Noces d’or avec la Foire, il 31 gennaio.
A Plan Félinaz, dove lo incontriamo, i racconti si incrociano con svariati manufatti che spuntano in modo sorprendente da uno scaffale o da uno scatolone.
50 anni dalla prima Foire
«Son passati 50 anni dalla mia prima Foire dove, al banco in via Vevey, portai grolle, ciotole e mortai.
Anni dopo mi spostai in via de Tillier e quindi, in Atelier des Métiers dove espongo, ora, solo in inverno.
A metà anni ’70 la fiera proponeva un ventaglio di manufatti molto più artigianali. Oggi il fascino della fiera, come dico sempre, sta ancora nella vasta e variegata produzione in mostra».
Dal Veneto alla Valle d’Aosta
Franco Bruno adolescente
Veneto d’origine, trasferitosi a 9 anni con la famiglia a Saint-Christophe, si diploma come elettromeccanico siderurgico alla scuola Cogne, dove poi per due anni lavora come aggiustatore meccanico anche in officina orologiai.
Dopo la naia, operatore ponti radio al corso allievi sottoufficiali di complemento, torna a lavorare con il padre Primo, il quale aveva lasciato falegnameria per spingere con la tornitura.
Franco Bruno sergente a naja
«Erano tempi in cui le prospettive di lavoro di certo non mancavano – ricorda – e la Regione incentivava l’artigianato anche con il conferimento dei lavori nei negozi Evart (poi Ivat e oggi L’Artisanà) che li vendeva a prezzo di costo; per l’artigiano c’era più margine e meno burocrazia, quindi, ci si poteva permettere di fare certi lavori che in seguito non sono stati più così convenienti».
Anche suo papà esponeva in Foire?
«Ha esposto solo una volta, nel 1957, oggetti torniti. Da lui ho imparato il mestiere di falegname a 360° e poi di tornitore che in seguito ho approfondito».
Franco, come illustrerebbe la tecnica della tornitura?
«La tornitura permette di unire tecnica e creatività e rispetto alla falegnameria si avvicina un po’ di più alla meccanica per le tecniche usate e le particolarità di lavoro».
Ci sono essenze lignee più adatte da tornire?
Grolle in noce e sorbo
Franco Bruno in bicicletta in uno scatto recente
«Ciliegio, frassino, noce e olmo, sono legni più compatti e duri di altri e più di pregio, mentre i legni teneri presentano altre particolarità da sapere affrontare in maniera diversa, ma comunque interessanti da indagare. In generale ci vuole attenzione nel rifinire bene il lavoro e nel non lasciare scabrosità involontarie.
Tra le difficoltà possono esserci, ad esempio, quella di forare le grolle, dato che il legno è tenuto da una sola parte e lo si deve lavorare a sbalzo, produrre pezzi uguali, come le colonnine per ringhiere o riprodurre parti mancanti di mobili o altri oggetti».
Maestro artigiano dal 2009
Bruno Franco è stato docente in corsi Ivat negli anni ’90 ed è Maestro artigiano dal 2009.
Ha partecipato a varie mostre, ricevuto riconoscimenti e premi in diverse Foire de Saint-Ours e Mostre-concorso alle quali partecipa in estate e delle quali è stato anche membro di giuria.
Ricordi legati a torniture particolari?
Franco Bruno e il suo mortaio a cubo
«Anni fa sono stato il primo a presentare pezzi torniti eccentrici, tra cui un calice con il quale vinsi un 1° premio a una Mostra-concorso. A una Millenaria poi esposi tra le grolle, alcune tornite storte che chiamai Grolle ubriache, abbastanza impegnative, che avevano comunque incontrato il gusto degli amatori dell’artigianato.
Tra altri pezzi particolari il mortaio a “cubo”».
A lei piace anche ideare pezzi giocosi…
«…come la Grottola con il coperchio che agisce come una trottola e sto studiando un altro oggetto giocoso».
Tra le sue passioni c’è la poesia, da declamare o comporre…
«Dai tempi della scuola, affascinato da Petrarca, Dante e altri poeti classici tra cui Giuseppe Giusti – di cui il tornitore poeta inizia a declamare Sant’Ambrogio, di filata e con trasporto – e in seguito anche da Trilussa.
Ho avuto poi la passione per le moto; ho ancora la Triumph 350 che andai a prendere a 19 anni a Gallarate dallo zio che l’aveva acquistata e che proveniva da un Campo Arar (deposito di residuati bellici ndr).
Franco Bruno
In gioventù soprattutto, la domenica mi piaceva andar in montagna; con sorelle e amici si affrontava la salita partendo a piedi da Aosta con mete quali il Lago di Chamolé, la Becca di Nona, La Cresta nera e il Couis, ma il lavoro, insieme a moglie e figli, è stato sempre la mia priorità; e ancora lavoro perché ho cose da fare e se il tema della prossima Mostra-concorso mi piacerà, spero di poter partecipare».
Ma se non avesse fatto il tornitore? «Forse avrei fatto l’orologiaio».
(nadia camposaragna)

