Le parole e le cose di Joseph Kosuth alla Casa dei Tre Oci
AskaNews
di admin Administrator  
il 28/03/2026

Le parole e le cose di Joseph Kosuth alla Casa dei Tre Oci

Venezia, 28 mar. (askanews) – Una mostra che rende omaggio a Joseph Kosuth, grande protagonista dell’arte concettuale, e presenta un nuovo lavoro accanto a opere storiche. Berggruen Arts & Culture e Berggruen Institute Europe presentano alla Casa dei Tre Oci a Venezia un’esposizione curata da Mario Codognato e Adriana Rispoli che, come è tipico della pratica di Kosuth, indaga il tema del linguaggio e il suo stare di fronte alla realtà.

“L’arte per me – ha spiegato Joseph Kosuth ad askanews – resta ricerca di comprensione sul modo in cui creiamo i significati, e quando l’arte è buona ci dice qualcosa sulla produzione di significato. Questo è quello che io voglio cercare ed è quello che voglio fare. Penso che c’è una parte di comprensione dell’autenticità che possiamo avere attraverso un’opera d’arte che ha radici ed è connessa e per questo ci può dire qualcosa sulla società. Io credo che il futuro ci porterà degli sviluppi interessanti, io lo vivo così”.

La mostra è intitolata “The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero”, ossia il valore di scambio del linguaggio è sceso a zero, ma in realtà il messaggio che le opere mandano a noi oggi, al tempo della smaterializzazione di tutto e della scomparsa della realtà, vuole essere diverso, vuole ricordare le possibilità dell’arte e della parola. “Quello che è necessario e quello che è la nostra responsabilità sta diventando oggi sempre più chiaro – ha aggiunto l’artista americano -: non possiamo esimerci dal partecipare e dal farci carico del nostro ruolo nella produzione di significati”.

La mostra presenta opere che hanno segnato la storia del concettuale, dalle famose definizioni ai trittici che guadano alla filosofia di Wittgenstein, dal manifesto per la Biennale del 1976 alle testimonianze di installazioni testuali in giro per il mondo. Ma l’opera più di impatto è nuova: una grande scritta al neon che si appropria di una frase di Foucault sulla somiglianza tra le parole e le cose. Puro Joseph Kosuth, insomma. “Tutte le opere che un artista realizza nel corso della sua vita – ha concluso – alla fine sono un unico grande lavoro. Per questo ha senso farlo”.

Costruzione di significati, per l’appunto.

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