Delitto di La Salle: Teima condannato a 25 anni di carcere
La pronuncia della sentenza
CRONACA
di Thomas Piccot  
il 08/04/2026

Delitto di La Salle: Teima condannato a 25 anni di carcere

Il dispositivo è stato letto in aula dopo circa 3 ore di camera di consiglio; al 23enne di Fermo, accusato del femminicidio dell'ex fidanzata, sono state concesse le attenuanti generiche; il pm aveva chiesto l'ergastolo

Condanna a 25 anni di carcere, con la concessione delle attenuanti generiche. È questa la sentenza di primo grado nei confronti di Sohaib Teima, unico imputato nel processo per l’omicidio di Auriane Nathalie Laisne, trovata senza vita il 5 aprile 2024 nella chiesetta diroccata di Equilivaz, frazione disabitata di La Salle. Il presidente della corte d’assise di Aosta, Giuseppe Colazingari, ha letto il verdetto dopo circa 3 ore di camera di consiglio.

La sentenza

Il pubblico ministero Manlio D’Ambrosi aveva chiesto la condanna all’ergastolo del giovane. La procura contestava al 23enne italo-egiziano le accuse di omicidio volontario aggravato dalla premediazione e dal vincolo del legame affettivo e l’occultamento di cadavere.

Teima, che si è sempre proclamato innocente, si trova in carcere dal 10 aprile, prima in Francia e poi in Italia.

La corte d’assise di Aosta ha ritenuto le attenuanti equivalenti alle aggravanti contestate dall’accusa. Il collegio ha posto a carico dell’imputato, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, le spese processuali e di mantenimento in carcere.

La corte d’assise ha disposto pagamento di una provvisionale da 150 mila euro a ciascun genitore e 75 mila al fratello; il risarcimento sarà stabilito in sede civile.

Accolta la richiesta di trasmissione al pm degli atti relativi alla testimonianza della madre dell’imputato, Atika Choukri, per valutare il reato di falsa testimonianza.

Le motivazioni della sentenza sono attese in 70 giorni.

Le repliche

L’ultima udienza è stata dedicata alle repliche.

«Abbiamo assistito a tentativo di mistificazione della realtà ed evidenti sgrammaticature istituzionali – ha esordito il sostituto sostituto procuratore -. Il pm dirige le indagini, non suggerisce ai consulenti cosa devono scrivere in modo da individuare un colpevole. La difesa getta fumo negli occhi, individua una pista alternativa, ma non la spiega. Due soggetti sarebbero transitati a La Salle come fantasmi e sono andati via. È assurdo che queste due persone siano sostanzialmente assenti, nessuno le abbia viste, mentre Teima e la ragazza se li ricordano tutti. È un tentativo di confondere la corte».

D’Ambrosi: «L’elemento più forte è il cellulare che si riaccende»

E ancora. «Viene messa in dubbio la data della morte, la medicina legale individua un range, che viene stimato in 7-10 giorni prima del ritrovamento del corpo – ha aggiunto il magistrato -. L’elemento più forte è il cellulare sottratto e si riaccende il 28 marzo a Grenoble. Teima invia in tre giorni diversi alla mamma di Auriane tre diversi messaggi. Questo dato è insuperabile. I dati della perizia ci localizzano Teima nella frazione di Equilivaz con un margine di errore di 20 metri. Sostenere che ci sia soggezione dei consulenti al pm è un fatto grave, il pubblico ministero non deve portare un qualsivoglia colpevole; il pm deve cercare elementi di prova a carico e a favore dell’imputato, cosa che è stata fatta. È offensivo per il pm e i professionisti ritenere che questi abbiano dato risposte che il pm cercava. Il compenso dei consulenti, poi, non dovrebbe entrare in un processo, si mortifica il perito».

Le parti civili

Anche le parti civili sono intervenute per le repliche. «La difesa ha cercato di confondervi – ha esordito l’avvocato Giulia Scalise, rivolgendosi ai giudici -; è stato detto che sono state utilizzate prove inutilizzabili. Si è parlato di processo mediatico, ma è stata la difesa a intervenire con interviste e conferenze stampa durante le indagini. I dati combaciano perché è stato Teima a uccidere Auriane».

Per il legale Jacques Fosson, «non c’è nulla sulla pista austriaca, perché è una fandonia. La consulenza della difesa non ha detto nulla sulla data della morte, perché non ha niente da dire. Il dato che restituisce il dibattimento è chiarissimo»

La difesa di Teima

Gli ultimi a parlare sono stati i difensori dell’unico imputato. «Quanto detto da un professionista come Testi va valutato a 360 gradi – ha detto l’avvocato Lucia Lupi -. Testi parla di un margine di errore nella datazione della morte; le macchie ipostatiche si fissano dopo 12-15 ore. Chi vuole gettare fumo negli occhi non è la difesa di Teima».

La chiusura del dibattimento è stata affidata all’avvocato Luca Tommaso Calabrò. «In questa discussione ho percepito debolezza da parte dell’accusa – ha dichiarato -. Più l’enfasi cresceva, più capivo che la tesi dell’accusa era fragile. Il pm è contraddittorio, dice che non possiamo contestare i consulenti e che poi non li contestiamo. Teima potrà piacervi o non piacervi, ma la prova della sua colpevolezza non è stata raggiunta».

(t.p.)

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