L’Arca 50 anni dopo: la visione di Gianni Coda che ha trasformato il modo di fare assicurazione in Valle d’Aosta
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09/04/2026

L’Arca 50 anni dopo: la visione di Gianni Coda che ha trasformato il modo di fare assicurazione in Valle d’Aosta

Dall’esperienza in Olivetti alla Valle d’Aosta: il percorso del pioniere che ha introdotto il brokeraggio assicurativo sul territorio e continua a valorizzare l’assistenza in un mercato con limitata cultura del rischio

«Mi hanno chiamato in tutti i modi: bruker, coker, bookmaker». Gianni Coda lo racconta con ironia, ma il significato è evidente: per molti anni il suo lavoro, quello del broker assicurativo, è stato difficile persino da inquadrare. La figura del consulente che affianca il cliente nella scelta delle polizze e ne tutela gli interessi in caso di sinistro, resta ancora oggi poco conosciuta.

Classe 1945, fondatore de L’Arca Consulenza Assicurativa, che quest’anno celebra 50 anni di attività, Coda è stato tra i primi a introdurre il brokeraggio in Valle d’Aosta, in un contesto in cui la cultura del rischio rimane tuttora limitata.

«Negli Stati Uniti, ad esempio – osserva il broker – nessun amministratore delegato accetta l’incarico senza una polizza D&O [assicurazione che tutela i dirigenti dai rischi legali e patrimoniali connessi alle decisioni assunte nell’esercizio della funzione, ndr]. Qui, invece, spesso non si sa nemmeno che cosa sia una D&O».

Originario di Ivrea, Gianni Coda approda in Valle d’Aosta quasi per una coincidenza e, per i successivi cinquant’anni, si dedica alla diffusione della cultura assicurativa sul territorio (e non solo).

Milano, Olivetti e un percorso tutt’altro che scontato

Prima del brokeraggio, nella vita di Gianni Coda, c’è l’industria. Una scelta quasi naturale, essendo nato ad Ivrea.

Dopo il diploma di Perito Elettrotecnico Capotecnico, Coda lavora nella componentistica elettronica ed in seguito, si trasferisce a Milano nel gruppo guidato da Dino Olivetti, fratello di Adriano.

Qui assume l’incarico di responsabile commerciale dei cinque stabilimenti italiani dell’azienda, specializzati nella produzione di componenti elettronici, tra cui elettromagneti, relè e sistemi di deflessione per televisori: le bobine che, nei vecchi apparecchi a tubo catodico, consentivano di generare l’immagine sullo schermo.

È un ambiente avanzato, ma a Coda arrivano gli echi di un altro mondo, quello assicurativo, estremamente sofisticato in America, dove Davide Olivetti (figlio di Dino), ha studiato e vissuto a lungo.

La svolta arriva con una partita di tennis e una decisione presa in poche ore.

«Ho perso una partita di tennis – racconta Coda – che avrei dovuto vincere con un mio collega. Ai tempi costituivamo quasi un circolo di tennis ogni tre, quattro anni. Quell’anno lì giocavamo per il Caluso. Il giorno dopo non sono tornato a Milano, la scommessa era quella di propormi come broker».

In poche ore prende una decisione radicale.

Alle tre del pomeriggio incontra a Torino l’ingegner Pizzini responsabile di Assinord, società di brokeraggio attiva anche in Valle d’Aosta che gli mette a disposizione un ufficio in Via Festaz. Alle sei ha già deciso: farà il broker.

«Una pazzia», la definisce.

Aosta non è un salto totale nel vuoto. «Avevo fatto il militare lì, avevo ancora amici – racconta-».

Nel 1972 si trasferisce definitivamente in Valle d’Aosta, a coprire un posto vacante, ed inizia un mestiere che, come dice lui, «mi piace tutt’ora».

Il brokeraggio in Valle d’Aosta: l’intuizione e gli incontri decisivi con Savoretti e Follioley

All’inizio degli anni Settanta il brokeraggio in Italia è quasi inesistente.

Ma Coda intuisce un vuoto: nessuno rappresenta davvero il cliente.

Nel 1975, dopo tre anni di attività tra le Alpi, due dei suoi più grandi clienti Piero Savoretti (imprenditore che nel 1978 realizza la funivia sul Monte Bianco in Val Veny) e Giuliano Follioley (uno dei più grandi imprenditori del Nord Italia, di Pont-Saint-Martin, nel settore dell’edilizia e dell’aeronautica) lo spingono a mettersi in proprio.

«Mi dissero: “O ti metti con qualcun altro…  – racconta Coda tradendo un grande rispetto verso i due imprenditori – perché così non regge… Il tuo capo (di Torino ndr.) ci ha fatto dei brutti scherzi”».

È la spinta decisiva.

Nel marzo del 1976 Coda fonda insieme a sua moglie Graziella Barbera Fortuna L’Arca Consulenza Assicurativa, la prima sede è in Via Lys n. 11.

«Loro (Savoretti e Follioley) mi hanno sempre seguito – prosegue Coda -. E da lì sono arrivati tutti gli altri clienti».

L’Arca Assicurazioni, il principio fondante: il broker sta dalla parte del cliente

Dal 1976 ad indirizzare il lavoro di Gianni Coda è un solo principio: stare dalla parte del cliente.

Forse è questa per lui la definizione migliore di broker assicurativo: «L’agente rappresenta la compagnia – evidenzia Coda – Il broker rappresenta il cliente».

L’Arca cresce così: relazioni dirette, fiducia e capacità di affrontare rischi complessi rimanendo sempre al fianco del cliente, soprattutto nei momenti difficili.

L’Arca Assicurazioni: dalla Valle d’Aosta a una specializzazione riconosciuta

Negli anni la società si sviluppa e costruisce competenze verticali, mantenendo sempre lo stesso approccio: analizzare, tradurre e trasferire il rischio.

In un ecosistema integrato di consulenza, L’Arca — cresciuta nel numero di dipendenti e rafforzata dall’ingresso del figlio Corrado Coda come socio accomandante — affianca clienti in ambiti diversi ma ad alta specializzazione: aeronautica (in particolare elicotteri e rischi complessi), mondo della montagna (impianti di risalita, rifugi e turismo) e coperture per enti pubblici e pubbliche amministrazioni.

Completa il quadro l’assistenza a imprese dei settori edilizia, impiantistica ed energia (idroelettrico, biomassa, fotovoltaico, eolico), oltre a PMI, professionisti e strutture turistico-alberghiere.

Dal 1989 la sede de L’Arca Consulenza Assicurativa si trova in viale Gran San Bernardo 10, ad Aosta: circa 530 metri quadrati acquistati da Gianni Coda e destinati ad accogliere uffici e clientela.

L’organico conta 15 dipendenti, impegnati nei diversi rami assicurativi, nonché nelle attività di amministrazione e di accoglienza.

Assicurazioni: per Gianni Coda il problema resta culturale

Nonostante la crescita del settore, per Coda il nodo è sempre lo stesso.

«Il panorama assicurativo in Italia è ricco – dice – ma il problema è avvicinare il cliente, farlo restare lì ad ascoltare quello che hai da proporgli per la sua sicurezza. In Italia l’assicurazione è ancora percepita come un costo, non come uno strumento strategico. Tutti guardano alla RC auto, ma ignorano altre coperture fondamentali».

E soprattutto manca l’assistenza.

«Quando succede un evento negativo – continua il broker – devi avere qualcuno vicino che ti dica cosa fare».

E c’è poi il tema degli anziani: «Superati gli 80 anni», osserva, «o si dispone delle risorse per l’assistenza, oppure diventa difficile trovare qualcuno disposto a prendersene carico. Stiamo valutando soluzioni specifiche per questa fascia di popolazione, anche alla luce del progressivo invecchiamento demografico».

L’Arca Consulenza Assicurativa: il valore dell’assistenza, non solo della polizza

L’Arca, ribadisce Gianni Coda, al contrario di come fanno oggi la maggior parte delle assicurazioni, non vende prodotti standard.

Costruisce soluzioni.

Dall’analisi del rischio alla gestione del sinistro, il lavoro è continuo.

È qui, che si misura la differenza, nella capacità di esserci quando serve davvero.

«Il cliente ha bisogno di assistenza, anche se non lo sa», dice.

I prossimi cinquant’anni nel mondo delle assicurazioni secondo Gianni Coda

Oggi il mercato è più competitivo, più complesso, più standardizzato.

«Ritengo che i prossimi cinquant’anni saranno segnati da sfide rilevanti -sottolinea il broker-, legate in particolare all’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Solo con il supporto di personale altamente qualificato e affidabile, costantemente aggiornato attraverso percorsi di formazione e con adeguamenti continui delle coperture assicurative, sarà possibile affrontare efficacemente tali trasformazioni».

«A noi una volta bastava stringerci la mano, darci la parola – conclude – Oggi non è più così».

Ma il punto non cambia.

In un sistema che semplifica, a scapito del cliente, chi sa interpretare il rischio, stare accanto al cliente resta indispensabile.

È qui che L’Arca fa la differenza: al fianco del cliente, quando conta davvero!

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