Parco Nazionale Portofino, ricorso ambientalisti su perimetrazione
Milano, 9 apr. (askanews) – Greenpeace Italia, Lipu e Wwf Italia hanno presentato un ricorso straordinario contro la perimetrazione a tre comuni del Parco Nazionale di Portofino, che di fatto coincide con il minuscolo parco regionale già esistente, e la contestuale soppressione dell’Area Marina Protetta di Portofino, effettuata in assenza di una valida e completa istruttoria sulle conseguenze di questa eliminazione. Per le associazioni ambientaliste si tratta dell’ennesima prova di forza della Regione Liguria che “infrange il procedimento di istituzione dei parchi nazionali dettato dalla legge quadro sulle aree protette”.
“La forzatura messa in atto contrasta insanabilmente con le posizioni espresse da Ispra – organo tecnico e scientifico del Ministero dell’Ambiente che ha più volte confermato di non ritenere l’area a tre comuni individuata dalla Regione rispettosa dei criteri e delle finalità per l’istituzione di un parco nazionale – e risulta in contrapposizione con le pronunce del Tar Liguria che hanno già dichiarato la perimetrazione provvisoria a tre comuni illegittima ritenendo, al contrario, quella ad undici comuni pienamente valida e conforme al dato normativo” osservano le associazioni.
“Ciò nonostante, la Regione Liguria cala nuovamente dall’alto il suo parco nazionale in occasione del rilascio dell’intesa sulla perimetrazione definitiva e sopprime, altresì, l’Area Marina Protetta di Portofino: lo fa ricercando un accordo meramente politico, privo del necessario sostegno tecnico-scientifico, omettendo di considerare nella valutazione prevista dalla legge la perimetrazione provvisoria ad undici comuni valida e tutt’ora efficace. La Regione si rifiuta persino di prendere in considerazione l’ipotesi di un perimetro di compromesso a sette comuni, unica soluzione intermedia che potrebbe ancora essere definita parco nazionale e che è stata dichiarata valutabile da Ispra. Una soluzione a sette comuni accontenterebbe le istanze locali sia delle amministrazioni che non vogliono entrare nel parco, sia delle amministrazioni che vedono nell’ingresso nell’area protetta un’occasione unica di sviluppo economico e sociale anche per le prossime generazioni” aggiungono.
“La Regione ha rilasciato la propria intesa sulla trasformazione del parco regionale in parco nazionale basandosi esclusivamente sulle proprie istanze e su quelle di alcuni comuni, senza un adeguato approfondimento in merito ai risultati delle istruttorie condotte da Ispra. Contestualmente, la Regione tramite richiesta del Presidente e del Vicepresidente ha chiesto al Ministero di accogliere integralmente la propria proposta o, in alternativa, di avviare il procedimento di abrogazione della norma istitutiva del parco nazionale introdotta nel 2017. Un atto di arroganza politica che rivela le vere intenzioni della Regione: o il parco regionale si trasforma tal quale in parco nazionale o nulla” proseguono.
“La Regione è interessata a imporre solo la sua linea: nessuna soluzione di compromesso, nessun vero ascolto dei territori (se non di quelli allineati) e di altri soggetti istituzionali come l’Area Marina Protetta. Manca qualsiasi forma di bilanciamento (dovuto e obbligatorio) tra il preminente interesse pubblico di difesa degli ambiti naturali (costituzionalmente tutelato) e i meri interessi particolaristici. Vengono poi ignorate le valutazioni scientifiche disponibili, né è garantita un’autentica tutela del promontorio e delle sue aree di connessione ecologica. Inoltre, non viene considerata la legge quadro che prevede una differenziazione tra le aree individuate come parchi nazionali e le aree di interesse meramente regionale” continuano Greeenpeace, Lipu e Wwf.
“La giusta mediazione non è tra il parco regionale o il nulla, ma tra la volontà di tutti gli enti locali, nessuno escluso, e la perimetrazione ad undici comuni oggi ancora perfettamente valida ed efficace. Di fronte a tale posizione, le associazioni Greenpeace Italia, Lipu e Wwf Italia, con l’avvenuta notifica e conseguente deposito di un ricorso straordinario, sono state costrette nuovamente a rivolgersi al giudizio della magistratura per ottenere una nuova pronuncia che sancisca, ancora una volta, l’illegittimità dell’agire della Giunta regionale ligure” concludono.
