Energia, gli scenari (non buoni) della crisi e le risposte dell’Ue
AskaNews
di admin Administrator  
il 11/04/2026

Energia, gli scenari (non buoni) della crisi e le risposte dell’Ue

Roma, 11 apr. (askanews) – ‘In linea generale, non dobbiamo illuderci che questa crisi, che attualmente si traduce in prezzi dell’energia elevati, sarà di breve durata: non lo sarà’. Lo ha affermato la portavoce per Energia e Clima della Commissione europea, Anna-Kaisa Itkonen, durante il briefing quotidiano per la stampa dell’8 aprile, rispondendo a una domanda su quanto petrolio e altre fonti energetiche l’Ue riceva attraverso lo Stretto di Hormuz, e su quanto tempo si prevede che ci vorrà per avere dei miglioramenti sul mercato europeo, nel caso in cui lo Stretto venga davvero riaperto, dopo il recente cessate il fuoco.

Un cambiamento di tono da parte della Commissione, che finora, pur ammettendo il forte impatto negativo sulla volatilità dei prezzi, aveva soprattutto negato l’esistenza di un problema di approvvigionamenti, sottolineando di essere meglio preparata ad affrontare le conseguenze del nuovo conflitto in Medio Oriente, rispetto a quanto era avvenuto con la crisi delle forniture energetiche seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Meglio preparata, l’Ue, proprio a causa della risposta che aveva dato allora, con la diversificazione degli approvvigionamenti, il progressivo e continuo aumento di capacità delle rinnovabili e le nuove norme sullo stoccaggio del gas obbligatorio per gli Stati membri prima di ogni inverno.

‘Ovviamente, non siamo in grado di speculare su cosa accadrà, e su quanto velocemente potrebbe esserci un impatto’ da eventuali sviluppi positivi dopo il cessate il fuoco. ‘Ma quello che possiamo già prevedere è che questa crisi non sarà di breve durata’, ha insistito la portavoce, che ha poi dato le cifre riguardo alle importazioni nell’Ue di gas, petrolio e carburanti che passano normalmente per Hormuz.

‘Circa l’8,5% del nostro Gnl (gas naturale liquefatto, ndr) proviene dallo Stretto. Per quanto riguarda il petrolio, inclusi greggio e prodotti raffinati, abbiamo circa il 7%’, con provenienza ‘principalmente da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti’. Fin qui, quindi, nulla di davvero allarmante. Il vero problema riguarda invece il carburante per aerei e il gasolio usati nell’Ue, di cui ‘circa il 40%’ arriva attraverso Hormuz, ha indicato la portavoce: ‘Forty’, scandendo a scanso di equivoci ‘four-zero’.

‘Sappiamo che, a livello globale, dallo Stretto transita il 20% sia del petrolio che del Gnl. Quindi è un punto di strozzatura molto, molto importante, ovviamente. E il blocco ha avuto l’impatto che abbiamo visto’, ha concluso Itkonen.

Non si tratta solo di un cambiamento di toni, ma anche di una nuova presa d’atto della gravità della situazione, del suo impatto di medio-lungo termine, dell’incertezza delle prospettive, della necessità di agire contro i rincari che pesano sulle imprese e sulle famiglie. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha convocato una riunione dei Collegio dei commissari per lunedì 13 aprile, proprio per discutere le misure che possono essere adottate a livello Ue, o raccomandate agli Stati membri perché le adottino a livello nazionale, per affrontare questa nuova crisi energetica.

‘Il conflitto in Medio Oriente – ha osservato la portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, nel briefing per la stampa di venerdì 10 aprile – sta avendo effetti molto chiari e tangibili, soprattutto per i nostri cittadini, che stanno vedendo questo aumento dei prezzi, in particolare presso le stazioni di servizio. Comprendiamo perfettamente la necessità di sostenere i cittadini in queste condizioni. Questo è proprio uno dei motivi per cui la presidente von der Leyen ha convocato una discussione lunedì prossimo con tutti i membri del Collegio, per valutare l’impatto di questo conflitto sui vari settori politici, sull’economia dell’Ue, sull’energia, sui trasporti e, sulla base di tale valutazione, per individuare le raccomandazioni più appropriate da rivolgere agli Stati membri per affrontare le sfide derivanti da questo conflitto, che colpiscono i cittadini’, ha concluso la portavoce, annunciando ‘ulteriori chiarimenti’ dopo la riunione dei commissari.

Tra le raccomandazioni agli Stati membri, è probabile che ci siano proposte di riduzione della tassazione dell’energia elettrica, rispetto a quella delle fonti fossili, suggerimenti riguardo all’uso degli extra profitti delle società energetiche, condizioni da rispettare, come quella di evitare di aumentare la domanda di gas o di prodotti petroliferi, ma anche misure di austerità energetica e riduzione dei consumi, come quelle suggerite dall’Agenzia internazionale dell’Energia, tra cui un maggiore ricorso, quando possibile, al telelavoro, la riduzione della velocità sulle autostrade, il limite all’uso delle auto in città con un uso più diffuso dei mezzi pubblici.

Prevista anche una maggiore flessibilità nella valutazione, da parte della Commissione, del rispetto di due regolamenti Ue da parte degli Stati membri. Il primo è quello sul monitoraggio, la misurazione e la riduzione obbligatoria delle emissioni di metano da tutti gli impianti energetici e industriali. Il secondo riguarda lo stoccaggio del gas negli Stati membri per assicurare l’approvvigionamento prima della stagione invernale (l’obiettivo di riempire al 90% i siti di stoccaggio entro il primo novembre ogni anno è stato già modificato, consentendo un margine di riduzione del 10%, tra novembre e dicembre, in caso di speculazioni sui prezzi).

L’8 aprile si è svolta anche una riunione del Gruppo di coordinamento del gas dell’Ue. Secondo fonti comunitarie, il gruppo ha confermato che ‘non si osservano rischi immediati per la sicurezza dell’approvvigionamento’, aggiungendo però che ‘sono previste conseguenze di lunga durata’, e che ‘pertanto è importante iniziare a prepararsi per l’inverno’ prossimo, 2026-2027. ‘L’Ue ora ha il tempo e gli strumenti per anticipare le sfide e prepararsi di conseguenza. Le infrastrutture dell’Ue sono pronte a riempire le scorte ad almeno l’80% entro il primo novembre, a seconda della disponibilità di Gnl. L’immissione anticipata’ di gas nei siti di stoccaggio ‘è uno sviluppo molto positivo, può aiutare a evitare la corsa di fine estate’, è la conclusione del Gruppo, hanno riferito le fonti comunitarie.

Il 9 aprile è stato pubblicato un rapporto dell’Entsog (‘European Network of Transmission System Operators for Gas’), l’associazione europea che unisce i gestori delle reti di trasporto del gas (per l’Italia vi partecipano Snam, Infrastrutture Trasporto Gas e Società Gasdotti Italia) dal titolo ‘Summer Supply Outlook’, che valuta i livelli di immissione di gas nei siti di stoccaggio e la possibile evoluzione della domanda, dell’offerta e delle esportazioni dal primo aprile al 30 settembre 2026. L’analisi valuta il ruolo del Gnl in Europa con diversi scenari relativi alla sua disponibilità, o eventuale scarsità (compresa la continuazione dei contratti a lungo termine esistenti per il gasdotto russo TurkStream).

Secondo il rapporto Entsog, al primo aprile 2026 le scorte di gas dell’Ue si attestavano al 28% (314 TWh, pari a circa 29 miliardi di metri cubi), un livello inferiore rispetto ai tre anni precedenti e pari a quello pre-crisi energetica. ‘Per ricostituire le scorte di gas in vista del prossimo inverno, l’Europa avrebbe bisogno di importazioni di Gnl superiori a quelle osservate in precedenza, insieme a un maggiore utilizzo delle infrastrutture del gas. L’escalation del conflitto nel Golfo Persico sta riducendo la disponibilità globale di Gnl e limitando la capacità di riempire i depositi’, avverte l’Entsog. ‘L’avvio già ad aprile della stagione di immissione’ di gas nei siti di stoccaggio ‘e la sua estensione fino a novembre offrirebbero maggiore flessibilità per riempire i depositi prima della prossima stagione invernale’, indica il rapporto, secondo cui ‘nel complesso, il sistema rimane sufficientemente flessibile, con una capacità di rigassificazione di Gnl europea di circa 1.600 TWh per stagione invernale, pari a circa 145 miliardi di metri cubi, che può compensare parzialmente i livelli di stoccaggio inferiori all’inizio della stagione di prelievo, e contribuire a soddisfare la domanda invernale, a condizione – avverte il rapporto – che il Gnl venga fornito a livelli adeguati’.

Riguardo all’inverno 2026/27, il rapporto conclude che, ‘partendo da un livello di scorte del 28% al primo aprile 2026, le capacità di immissione e prelievo degli impianti di stoccaggio del gas sono sufficienti a coprire la domanda e a raggiungere il livello obiettivo di scorte superiore al 30% alla fine dell’inverno in tutti i paesi dell’Ue, presupponendo – ribadisce l’Entsog – che siano garantite adeguate forniture di gas’.

Venerdì 10 aprile, infine, si è riunita la Task Force per la Sicurezza dell’Unione dell’Energia, un gruppo di lavoro operativo creato l’anno scorso, a cui partecipano la Commissione europea e rappresentanti degli Stati membri, per rafforzare il coordinamento e la sicurezza energetica nell’Ue. Nella riunione è stata discussa la situazione alla luce degli sviluppi in Medio Oriente. Anche qui, secondo quanto riporta un comunicato, è stato ‘confermato che non sussiste alcun rischio immediato per la sicurezza dell’approvvigionamento di petrolio e gas dell’Ue’. I rappresentanti degli Stati membri e la Commissione hanno ribadito le conclusioni dei Gruppi di coordinamento per il petrolio e per il gas, riunitisi nei giorni precedenti con i rappresentanti dei due settori, e ‘hanno sottolineato l’importanza di prepararsi a uno scenario a lungo termine’.

Per quanto riguarda i mercati petroliferi, la Task Force ha confermato che ‘le forniture di greggio alle raffinerie dell’Ue rimangono stabili e che al momento non si rende necessario alcun rilascio aggiuntivo di scorte. Tuttavia, delle interruzioni prolungate della produzione petrolifera e del traffico di petroliere in Medio Oriente potrebbero comportare rischi a lungo termine’. La Task Force ha confermato che ‘il carburante per aerei rimane la principale fonte di preoccupazione, dato che le raffinerie dell’Ue coprono circa il 70% del consumo dell’Unione, mentre il restante 20% dipende dalle importazioni’.

Per quanto riguarda il mercato del gas, ‘con i preparativi invernali già in corso, la Task Force ha accolto con favore la lettera del commissario Dan Jorgensen ai paesi dell’Ue, che incoraggia l’utilizzo di flessibilità nella legislazione e li invita a valutare la possibilità di ridurre l’obiettivo di stoccaggio all’80%. I partecipanti hanno inoltre discusso i vantaggi di una stagione più lunga di immissione di gas’ nei siti di stoccaggio ‘per evitare congestioni dell’ultimo minuto e picchi di prezzo’.

La Task Force ha ‘accolto con favore’ i lavori in corso da parte della Commissione, e ne ha ‘sollecitato un’accelerazione’, per fornire ‘chiare raccomandazioni sull’attuazione del Regolamento Ue sul metano, con particolare attenzione alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla certezza del diritto, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni’ in caso di non rispetto degli obblighi previsti per ridurre le emissioni del gas. ‘Sebbene l’annuncio del cessate il fuoco di due settimane abbia stabilizzato i prezzi dell’energia, la situazione generale rimane volatile e incerta’, conclude la Task Force, sottolineando ‘la necessità cruciale di una maggiore condivisione delle informazioni e di un migliore coordinamento, per garantire una risposta unitaria a livello Ue’.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

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