Suicidio assistito: anche Aosta si mobilita contro la legge sul fine vita
Sabato 18 aprile sarà allestito un banchetto per la raccolta firme dalle 15 alle 19 in via Aubert, angolo biblioteca
Suicidio assistito: anche Aosta si mobilita contro la legge sul fine vita.
Il capoluogo risponde alla chiamata dell’associazione Luca Coscioni e sabato 18 aprile allestisce il banchetto per la raccolta firme dalle 15 alle 19 in via Aubert, angolo biblioteca.
La mobilitazione
L’associazione Coscioni organizza oltre 100 appuntamenti tra piazze, università e luoghi pubblici, fino al 19 aprile, in 80 città distribuite in tutte le Regioni italiane.
Banchetti e iniziative hanno l’obiettivo di informare e raccogliere adesioni all’appello pubblico al governo di ritirare il ddl sul fine vita.
Leggi regionali
Matteo Mainardi, altro leader della Coscioni, ricorda che in mancanza di una normativa nazionale «Toscana e Sardegna hanno già approvato una legge regionale per dare tempi e procedure certe sul suicidio assistito».
In Valle d’Aosta, era stata respinta nell’ultimo Consiglio Valle del luglio 2025 la proposta di legge regionale sul suicidio medicalmente assistito “Liberi Subito”, depositata nel febbraio 2024 dalle consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli.
La proposta riprendeva la legge di iniziativa popolare già approvata in Toscana, ma il Consiglio aveva preferito approvare una risoluzione che chiedeva al Parlamento una legge nazionale.
I timori
Se il testo base messo a punto dai relatori di maggioranza Zanettin (FI) e Zullo (FdI) venisse approvato, «cancellerebbe i diritti conquistati grazie alle azioni di disobbedienza civile e alla sentenza “Dj Fabo – Cappato” della Corte costituzionale». È quanto sostiene l’associazione Luca Coscioni che chiede alla premier Meloni «il ritiro definitivo» della proposta di legge che iniziò il suo percorso parlamentare in Senato nel luglio 2025».
Sulla stessa lunghezza d’onda Marco Cappato: «Il Governo vuole fermare un diritto perché ha finalmente iniziato a funzionare. Meloni ritiri la legge per lasciare il Parlamento libero di decidere».
(d.c.)
