Cina risponde a crisi di Hormuz guardando all’Asia centrale
Roma, 14 apr. (askanews) – La Cina guarda sempre più all’Asia centrale per rafforzare la propria sicurezza energetica e compensare le interruzioni dei flussi marittimi provocate dalla guerra in Iran e dal blocco di Hormuz. Il vicepremier cinese Ding Xuexiang, secondo quanto riporta oggi il South China Morning Post, si prepara a recarsi in Turkmenistan per visitare giacimenti di gas e partecipare a un incontro bilaterale di cooperazione, che punta a rafforzare il legame energetico che già unisce Ashgabat a Pechino.
Ding, il più alto in grado tra i vicepremier cinesi, inizierà domani una visita di tre giorni durante la quale parteciperà, come rappresentante speciale del presidente Xi Jinping, alla cerimonia di avvio della quarta fase del giacimento di gas di Galkynysh. Inoltre copresiederà il settimo incontro del comitato di cooperazione bilaterale con il Turkmenistan, uno dei principali fornitori di gas della Cina attraverso il gasdotto che collega l’Asia centrale al mercato cinese.
Il Turkmenistan ha firmato in marzo un accordo con la China National Petroleum Corporation (Cnpc), in base al quale il gruppo energetico cinese progetterà e costruirà impianti produttivi capaci di trattare fino a 10 miliardi di metri cubi annui di gas commerciabile.
Aleksei Chigadaev, ricercatore associato del New Eurasian Strategies Centre, ritiene che la Cina stia rafforzando in modo sistematico la resilienza del proprio sistema energetico nazionale di fronte a un “ordine mondiale instabile”, accumulando riserve strategiche di cibo, carburante e materie prime e affiancando a questo una strategia di diversificazione delle importazioni.
Secondo Chigadaev, il Turkmenistan rappresenta solo un elemento di una rete molto più ampia di progetti energetici cinesi nella regione. Tra gli esempi, figurano un investimento cinese da un miliardo di dollari per lo sviluppo di giacimenti di carbone in Uzbekistan e un progetto congiunto tra Cina e Kazakistan nel campo delle energie rinnovabili per un valore superiore ai due miliardi di dollari.
I dati doganali ufficiali diffusi oggi mostrano intanto che le importazioni cinesi di gas, comprese quelle via gasdotto e quelle di gas naturale liquefatto, sono scese nel primo trimestre del 2026 del 4% su base annua, a 28,1 milioni di tonnellate, di cui 8,2 milioni in marzo. Nello stesso periodo, le importazioni di greggio sono invece aumentate dell’8,9%, a 146,8 milioni di tonnellate, anche se in marzo si è registrata una rara flessione del 2,8%, a 50 milioni di tonnellate.
Non è stato diffuso immediatamente un dettaglio per Paese, ma secondo gli analisti una parte consistente del calo sarebbe riconducibile ai Paesi del Golfo. Il quadro energetico si è ulteriormente aggravato dopo il fallimento, nel fine settimana, dei colloqui di pace tra Stati uniti e Iran. Ieri Washington ha avviato il blocco dei porti iraniani nello stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più cruciali al mondo per il commercio internazionale e per i flussi energetici.
Secondo quanto riportato il mese scorso dalla tv cinese Cgtn, il Turkmenistan fornisce attualmente alla Cina circa 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno sulla base di un accordo generale firmato nell’aprile del 2006. Il Paese centroasiatico avrebbe inoltre indicato l’obiettivo di portare il volume annuo delle esportazioni a 65 miliardi di metri cubi.
