Procura indaga per tortura, il racconto di un attivista di Sumud Flotilla
AskaNews
di admin Administrator  
il 15/04/2026

Procura indaga per tortura, il racconto di un attivista di Sumud Flotilla

Milano, 15 apr. (askanews) – “Le forme di violenza sono state diverse, quella probabilmente più emblematica e che mi è rimasta più impressa era la musica: nelle carceri per circa 24 ore è stata sparata questa musica insistente, costante, questo ha creato un po’ di disturbi nelle persone perché chiaramente è una forma di violenza psicofisica che in qualche modo manifesta chiaramente qual è l’atteggiamento e le intenzioni del governo israeliano”. A parlare è Adriano Veneziani, uno degli attivisti partiti per portare aiuti a Gaza con la Global Sumud Flotilla nel settembre 2025, che racconta ad askanews la sua testimonianza di quanto accaduto.

La sua imbarcazione è una di quelle sequestrate dalle autorità israeliane, che poi hanno fermato e arrestato l’equipaggio. Il suo è uno dei racconti raccolti dal team legale della Flotilla in una denuncia che ha portato la Procura di Roma ad aprire una indagine contro ignoti, anche per il reato di tortura.

“La mia imbarcazione è stata sequestrata in acque internazionali. I membri dell’esercito israeliano sono saliti, hanno preso il controllo della barca – racconta – ci hanno portato in territorio israeliano, ci hanno lasciato lì in banchina sul porto per più di 15 ore circa, ci hanno fatto inginocchiare, all’interno di quella situazione non potevamo naturalmente andare al bagno, parlare, eravamo sostanzialmente dei prigionieri, molte persone sono state anche derise o fotografate, hanno fatto diversi video”.

“A seguito di ciò – aggiunge – siamo stati trasportati in delle camionette nel carcere nel quale io sono rimasto personalmente circa cinque giorni, in una cella condivisa con diversi compagni, la stragrande maggioranza della regione del Maghreb. Nel carcere non abbiamo avuto la possibilità di avere un colloquio con i nostri legali, non abbiamo avuto un supporto dal punto di vista legale, medico”.

“Se queste cose vengono fatte su di noi, che comunque siamo cittadini e cittadine europei – sottolinea – possiamo solo immaginare cosa succede invece ai palestinesi che stanno lì senza copertura legale, senza supporto diplomatico”.

L’attivista ripartirà con la prossima missione, che salperà dalla Sicilia il 23 aprile.

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