Federico Colli sul Thien Shan, la catena montuosa che si trova nella regione del Karakol
Persone e storie
di Massimo Altini  
il 15/04/2026

Sci estremo: la firma di Federico Colli sul Thien Shan, 3 nuove vie a 5 mila metri in Kirghizistan

Riproponiamo l'intervista al maestro di sci, allenatore federale e dive master, pubblicata su Gazzetta Matin qualche settimana fa

Sci estremo: la firma di Federico Colli sul Thien Shan, 3 nuove vie a 5 mila metri in Kirghizistan.

Ormai tutti conoscono il nome di Federico Colli, da oltre vent’anni maestro di sci, allenatore federale di altissimo livello, dive master esperto, paracadutista sino a qualche tempo fa, per poi abbandonarlo a causa di problemi alle ginocchia, ma soprattutto conosciuto per le sue imprese di alpinista sciatore estremo.

Federico Colli in Kirghizistan

Federico ha toccato tutti i continenti del globo terrestre ed è appena rientrato dall’ultima impresa in Asia centrale.

Per questa avventura ha scelto in Kirghizistan, un piccolo stato fuori dalle rotte turistiche che confina con il Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Cina.

In questo stato, si ergono montagne che superano i 5000 metri e non hanno nulla da invidiare con la vicina catena dell’Everest ed è li che lo sciatore estremo in quindici giorni di permanenza è riuscito ad aprire tre vie di sci estremo, tre couloir impressionanti per le pendenze e per la varietà di neve incontrata nei vari livelli di discesa.

«Il mio corpo – commenta Federico – è ormai una carta geografica dopo anni di sci, ghiaccio, vento. Posso leggere sopra le Alpi, il Nepal, l’Alaska, il circolo polare artico, la Patagonia. Ogni dolore ha un’origine precisa, eppure nessuno di quei dolori è negativo, sono le mie coordinate che mi dicono dove sono passato e dove posso ancora andare».

Ci auguriamo possa andare ancora lontano, come la sua ultima impresa, per la prima volta compiuta in solitaria, come mai questa decisione?

«Non è stata certamente una scelta a priori, ho chiesto a un paio di compagni validi con cui pratico sci estremo e alpinismo sulla catena del Monte Bianco ma tutti, chi per motivi di lavoro o mancanza di allenamento e di tempo hanno desistito alla spedizione.

Sono stato così obbligato a affrontare questa impresa in solitaria, avvalendomi però dell’aiuto di Erma, un portatore esperto della zona in cui ero che svolge l’attività di trekking in estate che mi ha aiutato a portare l’attrezzatura e a gestire il campo base a 2.600 metri e il campo alto a 3.500 metri, nella parte alpinistica invece ero solo il che aumentava il livello di impegno e di responsabilità, il portatore rimaneva alla base delle pareti nord in collegamento via radio con il sottoscritto».

Come mai due campi base, è la prima volta che succede in tutte le sue avventure?

«No è già successo, quando assieme a Edmond Joyeusaz tentammo il Lotze. Due campi dicevo, uno con più attrezzatura, più cibo, mentre quello alto con una singola tenda ci è servito come punto d’appoggio e di emergenza».

Cosa si prova e come si è sentito ad affrontare queste montagne in solitaria?

Federico Colli sul Thien Shan

«Diciamo che mi muovo tantissimo da solo sulle pendici del Monte Bianco, a dicembre ho fatto parzialmente il couloir del Grand Capucin, il couloir Bonatti, il couloir du Diable quindi posso dire che sono autonomo, ma è anche vero che sono sulle mie montagne, mentre sul Tien Shan, questo è il nome della catena montuosa che si trova nella regione del Karakol, ero immerso nel nulla in una zona a me sconosciuta con vette di 4000-5000 metri. Non è stato facile aprire tre vie di sci estremo su queste montagne, bisogna dire che rispetto alla Patagonia, dove infuriavano venti mostruosi, in questa zona e nella mia permanenza, l’assenza di questo elemento è stata una fortuna».

Parliamo delle tre vie che ha aperto, su che montagne e che pendii ha affrontato?

«I pendii erano molto tecnici e severi con pendenze che variavano tra i 45° e i 55º e con sviluppo verticale superiore ai 1000 mt. con condizioni di neve molto complesse, crostosa dal 5000 ai 4000 mt, poi il cambio con neve ventata sotto e poi ancora un cambiamento con strati instabili a valle, in più in un ambiente glaciale dove di toccavano i -25° e altamente esposto.
La prima discesa è stata sul Pik Albatros dove mi aspettava un imponente couloir di oltre 1.400 mt. di dislivello, quindi è stata la volta della discesa sul Pik Ayutor e infine quella dello Chon-Ashum Peak, queste ultime eseguite su pareti altamente tecniche».

Da quello che abbiamo capito si è trovato in un ambiente selvaggio e ancora naturale…

«Proprio così, un territorio ancora in parte inesplorato e uno degli aspetti più significativi della spedizione è stato il contesto: Il Kirghizistan rappresenta oggi uno dei pochi luoghi dove l’alpinismo e lo sci estremo possono ancora essere vissuti in modo autentico con valli completamente isolate in inverno, assenza di infrastrutture, lunghi avvicinamenti a cavallo e ambiente naturale intatto, dove la montagna è ancora dominante e dove l’esplorazione mantiene un significato reale».

La prossima avventura quando e dove?

«Sarà il prossimo anno, mi devo preparare per il polo sud o per qualche montagna africana devo ancora decidere, certo il Polo Sud è un’impresa difficile, dura ma mi attrae l’idea. Vedremo fra qualche mese che decisione prendere, devo studiare bene sulle carte dove meglio andare».

(massimo altini)