Oyace: presentato il progetto per il rischio colate del torrente Varere di Bionaz, preoccupazione degli abitanti
Sala piena a Oyace per l'incontro di mercoledì 15 aprile sul progetto di mitigazione del rischio del torrente Varere
Ambiente
di Simona Campo  
il 16/04/2026

Oyace: presentato il progetto per il rischio colate del torrente Varere di Bionaz, preoccupazione degli abitanti

Presentato ieri sera a Oyace il progetto per la mitigazione del rischio; tecnici e Regione hanno illustrato le opere previste, tra urgenza climatica e timori dei residenti

Presentare il progetto di mitigazione del rischio idrogeologico del torrente Varere, nel territorio di Bionaz: era questo l’obiettivo dell’incontro che si è svolto ieri, mercoledì 15 aprile, nel salone Linda Gorret del Comune di Oyace.

L’amministrazione regionale e i tecnici hanno incontrato la popolazione per illustrare il progetto esecutivo. Un appuntamento atteso, a tratti teso, ma fondamentale per delineare il futuro della sicurezza dell’alta Valpelline.

Alla serata, oltre ai cittadini, erano presenti il presidente della Regione Renzo Testolin, gli assessori regionali Davide Sapinet (Opere pubbliche) e Speranza Girod (Agricoltura), insieme al sindaco di Bionaz Valter Nicase e alla sindaca di Oyace Stefania Clos.

Testolin: «Servono soluzioni definitive, non palliativi»

Il presidente Renzo Testolin ha aperto il confronto sottolineando l’urgenza di un intervento strutturale. «Tra il 2000 e il 2025 abbiamo registrato dodici colate, di cui otto solo negli ultimi dieci anni», ha spiegato.

«La frequenza è aumentata drasticamente a causa delle criticità climatiche in quota, in particolare nel mese di agosto. Non possiamo più rispondere con semplici palliativi: a monte esiste un “cratere” che contiene potenzialmente 1,2 milioni di metri cubi di materiale pronto a muoversi». L’impegno economico è rilevante: la Regione ha già stanziato 3 milioni di euro nel luglio 2025 per avviare i primi interventi, con l’obiettivo di coordinare viabilità, agricoltura e difesa del suolo in un’unica visione d’insieme.

L’assessore alle Opere pubbliche Davide Sapinet, il sindaco di Bionaz Valter Nicase, il presidente Renzo Testolin, l’assessora all’Agricoltura Speranza Girod

L’analisi tecnica: Grimod e la soluzione “cost-effective”

Il cuore tecnico del progetto è stato illustrato dall’ingegner Alberto Grimod (Gierrevu), in collaborazione con lo Studio Api e il geologo Paolo Zamparutti.

«Nessun progetto può annullare completamente il rischio, ma il nostro obiettivo è ridurlo drasticamente per proteggere punti nevralgici come la strada regionale e la diga di Place Moulin», ha dichiarato Grimod.

La sfida è complessa: il bacino interessato si estende su 180 ettari, di cui il 60% costituito da roccia.

Il progressivo scioglimento del permafrost contribuisce a liberare detriti che scivolano a valle.

Le opere previste

Dopo aver analizzato dieci diversi scenari, la scelta è ricaduta su una soluzione definita “cost-effective”, in grado di massimizzare la sicurezza riducendo al contempo l’impatto ambientale. Il progetto prevede:

  • Il vallo: un argine in terra compattata, alto fino a 5 metri, progettato per deviare e contenere le colate detritiche e, allo stesso tempo, fungere da protezione contro le valanghe che minacciano gli abitati di Closé e Place.
  • Briglie a fessura: strutture in calcestruzzo larghe 17 metri che consentiranno il passaggio dell’acqua trattenendo i detriti più grossi, evitando l’ostruzione dei canali sotto la strada.
  • Piazza di deposito: un’area di raccolta a valle della strada regionale, con una capacità di quasi 9.000 metri cubi.
  • Rinverdimento: tutte le opere in terra saranno piantumate per favorire l’integrazione nel paesaggio alpino.

Alberto Grimod e Paolo Zamparutti

Zamparutti: «Il clima sta cambiando le regole»

Il geologo Paolo Zamparutti ha spiegato le ragioni dell’imprevedibilità del torrente Varere: «Il bacino ha un comportamento ciclico che evolve nel tempo. A parità di pioggia, una colata può innescarsi oppure no, a seconda del materiale accumulato a monte. Le ondate di calore estive rappresentano il vero motore del fenomeno: spesso non si manifesta subito, ma a distanza di giorni dal picco termico».

Zamparutti ha inoltre evidenziato come intervenire esclusivamente nel canyon sarebbe stato inefficace, poiché la produzione di materiale avviene a quote più elevate.

Le voci del territorio: tra speranze e timori

Nonostante l’importanza del piano, l’incontro ha dato spazio anche alle preoccupazioni dei cittadini.

Alcuni residenti hanno espresso amarezza, sottolineando come il confronto sia arrivato solo dopo ripetute sollecitazioni: «Conosciamo il territorio e sappiamo perché le valanghe scendono in certi punti: a volte ci siamo sentiti poco ascoltati», è stato detto in sala.

Particolarmente significativa la testimonianza di un agricoltore locale, preoccupato che i valli e i cantieri possano compromettere la propria attività e l’estetica dell’abitazione.

Su tutto, però, pesa l’incertezza legata all’imminente stagione estiva: «I lavori dureranno un anno e mezzo, ma l’estate è alle porte. Temiamo che una nuova colata possa arrivare prima del completamento delle opere».

In chiusura, l’assessore Davide Sapinet ha assicurato la presenza costante dell’amministrazione durante tutte le fasi del cantiere, con l’obiettivo di ridurre al minimo i disagi e garantire la massima sorveglianza fin dall’avvio dei lavori, che partiranno non appena saranno reperiti gli ulteriori finanziamenti necessari.

(simona campo)

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