Fisco, Timpone: il 15 giugno prelievo forzoso su professionisti, è polemica
Roma, 20 apr. (askanews) – “Si avvicina una data cerchiata in rosso per il mondo delle libere professioni: il 15 giugno 2026. Da quel giorno, il rapporto tra professionisti e Pubblica Amministrazione cambierà radicalmente, trasformando gli uffici contabili dello Stato in veri e propri “esattori di ultima istanza”. La norma, introdotta dal comma 725 della Legge 199/2025, impone una stretta senza precedenti sui pagamenti destinati a avvocati, architetti, ingegneri e medici che prestano servizi per lo Stato. Una svolta che non solo elimina ogni franchigia, ma introduce un automatismo che molti già definiscono come una chiara discriminazione di categoria”. Lo dice ad Askanews il tributarista Gianluca Timpone.
“Fino ad oggi, le amministrazioni pubbliche erano tenute a verificare la regolarità fiscale del beneficiario solo per pagamenti superiori ai 5.000 euro (secondo l’art. 48-bis del Dpr 602/1973). Dal 15 giugno, per i professionisti, questo “paracadute” scompare: la verifica scatterà per qualsiasi importo, anche per una parcella da poche centinaia di euro. Se il professionista risulterà inadempiente verso cartelle esattoriali notificate – di qualunque ammontare esse siano – l’ente pubblico non potrà più erogare il compenso pattuito”, osserva.
“La vera novità – prosegue il tributarista – chiarita da una recente circolare del Ministero della Giustizia, riguarda la procedura di incasso. Nella disciplina ordinaria, in caso di debito, il pagamento veniva sospeso per 60 giorni in attesa di un pignoramento formale. Per i professionisti questa garanzia decade: viene introdotto lo scomputo immediato. L’ente pubblico provvederà direttamente a versare le somme dovute all’agente della Riscossione fino a coprire il debito, erogando al lavoratore solo l’eventuale (e spesso misera) quota residua. Un meccanismo che assomiglia terribilmente a un prelievo forzoso automatizzato, senza passaggi intermedi”.
“Una mappa delle disparità: perché è una norma discriminante Il nuovo quadro normativo crea una frammentazione dei diritti che non ha precedenti, penalizzando esclusivamente le partite IVA professionali rispetto ad altri attori economici. Professionisti vs Imprese: Mentre per un avvocato il controllo scatta da 1 euro, per le imprese fornitrici di beni e servizi resta valida la soglia dei 5.000 euro. Un’azienda può dunque incassare 4.000 euro pur avendo debiti fiscali, mentre un professionista si vedrà bloccato il pagamento per la medesima cifra. Secondo, Professionisti vs Dipendenti: Per i lavoratori dipendenti, le verifiche su stipendi e indennità scattano solo sopra i 2.500 euro, e solo se il debito a ruolo supera i 5.000 euro”.
Terzo, “il paradosso del Patrocinio a spese dello Stato: La norma colpisce anche chi assiste i cittadini meno abbienti. Gli avvocati impegnati nel gratuito patrocinio, che già attendono anni per la liquidazione delle parcelle, vedranno i loro compensi falcidiati all’origine da questo automatismo, mettendo a rischio la sostenibilità stessa del servizio di difesa per i non abbienti”.
Secondo Timpone, “oltre al profilo etico e giuridico della disparità, c’è quello operativo. Gli uffici amministrativi delle PA saranno travolti da una mole di lavoro burocratico insostenibile. Dovranno effettuare controlli manuali o telematici per ogni singolo mandato di pagamento, indipendentemente dalla sua esiguità. Il rischio concreto è una paralisi dei pagamenti dovuta all’eccesso di verifiche preventive, con un aggravio di costi gestionali che potrebbe superare il beneficio del recupero crediti per lo Stato”.
“Il messaggio che trapela dalla legge 199/2025 è inquietante: il credito del professionista è considerato “di serie B” rispetto a quello d’impresa o da lavoro dipendente. Esporre le libere professioni a un prelievo integrale e immediato, privandole di quelle soglie di tolleranza concesse a tutti gli altri contribuenti, non è solo un’efficienza della riscossione, ma un vulnus al principio di uguaglianza dei cittadini davanti al fisco. Le associazioni di categoria sono già sul piede di guerra, ma se non ci saranno correttivi dell’ultima ora – conclude Timpone – il 15 giugno segnerà l’inizio di una stagione gelida per i rapporti tra Stato e professionisti”.
