Vaticano, un anno da morte di Papa Francesco. “Il folle di Dio”
Roma, 20 apr. (askanews) – E’ un racconto intimo e personale, frutto di una amicizia nata nel 2021 e portata avanti fino agli ultimi istanti di vita, in un rapporto tra padre e figlio. E’ il racconto emozionante – a tratti commovente – del giornalista Salvatore Cernuzio, vaticanista dei media vaticani, che nel libro “Padre” (Ed. Piemme) racconta le confidenze, gli aneddoti, la ‘complicità’ creata con Papa Francesco. Un libro che si presenta quasi come un omaggio e, come scrive lo stesso Cernuzio, un “atto di riconoscenza verso un uomo, un Papa, che ha cambiato la vita di tutti e toccato il cuore di molti”.
Dalle pagine di “Padre” emerge tutta l’umanità, la semplicità, l’umiltà di un Papa, Francesco, “venuto dalla fine del mondo”. “Sai, qui non si sa come va a finire. Può essere che sì e può essere che… sì. E dato che per me sei un figlio, un nipote, un fratello, ti volevo salutare”: era il 17 febbraio 2025, due mesi prima della morte di Bergoglio avvenuta il 21 aprile. E Cernuzio riceveva una telefonata da Casa Santa Marta: “Il Papa vuole parlarti”.
Tutto comincia con una lettera consegnata quasi per impulso durante un volo papale, poi la telefonata inattesa: “Buonasera, sono Papa Francesco”. Da quel momento nasce un dialogo che durerà anni, fatto di incontri a Casa Santa Marta, confidenze, risate, battute e riflessioni profonde sulla fede, la famiglia, il dolore, la Chiesa. Ma anche di consigli, confessioni, condivisioni ed emozioni messe a nudo l’uno davanti all’altro.
Nel volume, che esce proprio come un ‘regalo’ alla vigilia del primo anniversario della morte di Bergoglio, avvenuta il 21 aprile 2025, si raccontano i sogni di Francesco: come quello di andare a Mosca e Kiev. “Era ben consapevole, Francesco – scrive Cernuzio – di essere duramente criticato in Ucraina, anche per delle dichiarazioni che avevano colpito negativamente la popolazione. E per il fatto di non essersi recato in viaggio a Kiev. Era un viaggio disposto a compiere solo se avesse fatto nella stessa occasione un viaggio a Mosca. ‘Solo insieme’”, diceva.
E poi il sogno di andare in Cina. “Prima del viaggio in Mongolia, a settembre 2023, Jorge Mario Bergoglio accarezzava l’idea che, ex abrupto, da quel Paese cerniera tra Russia e Cina sarebbe riuscito a fare un salto a Pechino – racconta Cernuzio -. Più che un’idea, una speranza o forse un’illusione, ma Francesco era un sognatore. ‘Sono lì, a due passi, se mi invitano sono pronto’”, diceva.
Ed ancora, le battute su Giorgia Meloni “verso la quale nutriva una certa simpatia, perché la vedeva come donna e mamma giovane, di estrazione popolare, che si era fatta da sola”. E la stima verso Sergio Mattarella, “un uomo illuminato”. E l”umorismo nel ricordare quello storico 27 marzo del 2020 quando da solo pregò in una Piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia per invocare la fine del Covid. Che cosa pensò? “In realtà a non scivolare… E poi che c’era bisogno davvero di pregare in quel momento”.
“La cosa più bella e la cosa più brutta di questi dieci anni”, gli chiese l’amico giornalista. “L’incontro con i nonni in piazza San Pietro, mi rispose lui alla prima domanda – si legge nel volume – la guerra, certamente, alla seconda. All’epoca, ovvero il 13 marzo 2023, era in corso solo la guerra in Ucraina”. “Mi fa soffrire vedere i morti, ragazzi – sia russi che ucraini, non mi interessa – che non tornano. È dura”, aveva risposto Francesco. E un passaggio anche su colui che sarebbe diventato il suo successore, il cardinale Robert Francis Prevost. “Lui è un santo”, confidò Francesco a Cernuzio.
Ma la definizione che più si addice a Bergoglio è la sua “follia”, quella “follia di Dio” intesa come genialità umana e pastorale che ha contraddistinto tante figure spirituali di questo secolo. E che si esprimeva al massimo livello, conclude Cernuzio, durante le visite in giro per Roma, in particolare carceri e parrocchie.
