Legge elettorale, Aggravi esprime una «marcata riserva sulla sua messa in discussione»
Lo fa in una lettera in risposta al gruppo di Fratelli d'Italia che in uno scritto inviato alla Presidenza del Consiglio stigmatizzava l'ipotesi da parte della Regione di ricorrere alla Corte costituzionale presentando un'istanza di l'incostituzionalità della legge 21 del 2007 che sanciva il limite di 3 mandati in Giunta
Legge elettorale, Aggravi esprime una «marcata riserva sulla sua messa in discussione».
Il presidente del Consiglio Stefano Aggravi lo fa in una lettera in risposta al gruppo di Fratelli d’Italia che in uno scritto inviato alla Presidenza del Consiglio stigmatizzava l’ipotesi da parte della Regione di ricorrere alla Corte costituzionale presentando un’istanza di l’incostituzionalità della legge 21 del 2007 che sanciva il limite di 3 mandati in Giunta
«Pur senza sovrapporre valutazioni politico-istituzionali a profili che dovranno essere eventualmente scrutinati nelle sedi competenti, non posso non rilevare, sul piano personale e politico, una marcata riserva rispetto al fatto che una questione di tale natura venga evocata nell’ambito della memoria difensiva con cui la Regione si è costituita in giudizio» scrive Aggravi.
Le preoccupazioni
In particolare sulla messa in discussione della legittimità costituzionale della legge elettorale approvata in Consiglio Valle 19 anni fa, Aggravi manifesta le perplessità: «Tale impostazione argomentativa è suscettibile di generare comprensibili preoccupazioni, anche in quanto rischia di porre un tema di coerenza istituzionale rispetto al ruolo esercitato, a suo tempo, dal legislatore regionale nell’approvazione della legge elettorale, nonché rispetto alla posizione che oggi compete rispettivamente alla Regione e al Consiglio Valle in presenza di un giudizio ancora pendente e non definito nei suoi esiti».
«Più in generale, una vicenda di questa natura richiama l’esigenza che, su questioni così sensibili per gli equilibri istituzionali e per il significato stesso dell’Autonomia speciale – prosegue il Presidente del Consiglio -, i contributi e i suggerimenti di carattere tecnico siano sempre valutati non soltanto nella loro sostenibilità giuridica, ma anche nei loro riflessi politici e ordinamentali, così da risultare coerenti con il ruolo e con la responsabilità delle istituzioni coinvolte. Al tempo stesso, non può omettersi di considerare che anche talune argomentazioni contenute nel ricorso possono prestarsi, sul piano politico-istituzionale, a letture problematiche, nella misura in cui sembrano postulare un avvicinamento della legislazione e della prassi regionale a quella statale, con possibili riflessi sulla piena valorizzazione della specificità del nostro ordinamento regionale, dell’Autonomia speciale e delle potestà legislative riconosciute al Consiglio Valle».
Prudenza
«Nella valutazione complessiva della vicenda – conclude Aggravi – non potranno, inoltre, essere trascurati né il concreto svolgimento della procedura elettiva né il comportamento tenuto dai soggetti che vi hanno preso parte nel corso del procedimento consiliare. Rileva, in particolare, che chi oggi propone ricorso abbia allora partecipato pienamente alla procedura di elezione del Presidente della Regione, intervenendo nel dibattito, rappresentando la propria posizione e prendendo parte al voto finale, svoltosi a scrutinio segreto, senza che risultino contestazioni formalmente sollevate, soprattutto con riguardo alla fase dello spoglio. Si tratta di elementi che, pur non esaurendo il tema giuridico sottoposto al giudizio, concorrono a definire il quadro complessivo della vicenda e non possono, pertanto, essere trascurati. Per tali ragioni, ritengo che la Presidenza debba mantenere, in questa fase, un atteggiamento di rigorosa prudenza istituzionale, riservandosi, nell’evolversi della vicenda e all’esito degli sviluppi processuali, ogni ulteriore valutazione o eventuale iniziativa».
