Coldiretti: in 10mila al Brennero per cambiare il codice doganale
Roma, 27 apr. (askanews) – Gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento. E’ l’analisi della Coldiretti al Brennero in occasione della mobilitazione di diecimila agricoltori da tutte le regioni d’Italia, insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario Vincenzo Gesmundo.
“Con il Brennero – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato”.
Per Gesmundo si tratta di “una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori. La battaglia per l’origine da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari”.
“Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – prosegue – significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori – conclude – La stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica”, conclude Gesmundo.
“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi – spiega il presidente Ettore Prandini – Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Servono accordi chiari e trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire il valore”.
“Per questo chiediamo con forza un intervento a livello europeo che consenta di superare le attuali distorsioni e di restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola. Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera. Giovedì a Roma porteremo queste richieste al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili”, conclude Prandini.
