Ospitalità Religiosa Italiana aderisce allo slogan internazionale ‘Religious Tourism for Peace’
AskaNews
di Marketing Administrator  
il 27/04/2026

Ospitalità Religiosa Italiana aderisce allo slogan internazionale ‘Religious Tourism for Peace’

Roma, 27 apr. – L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha aderito allo slogan “Religious Tourism for Peace”, promosso dal coordinamento italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso, configurando tale scelta non come un semplice atto simbolico, ma come una presa di posizione coerente con la propria identità e missione. Lo ha dichiarato il presidente Fabio Rocchi a seguito di un suo intervento, evidenziando come il turismo, e in particolare quello a matrice religiosa e non-profit, possa rappresentare uno strumento concreto di dialogo interculturale, coesione sociale e costruzione di relazioni pacifiche.
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) è una rete che raccoglie e promuove le strutture di accoglienza religiose in Italia (conventi, monasteri, santuari e case per ferie) e si occupa di censire e collegare le strutture, promuovere il turismo religioso, facilitare le prenotazioni.

In Italia rappresenta circa 3.000 strutture e oltre 200.000 posti letto, diffuse su tutto il territorio nazionale.
Lo slogan “Religious Tourism for Peace” è stato ideato da Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network, rete internazionale che coinvolge 18 Paesi e che promuove una visione del turismo religioso e dei pellegrinaggi come esperienza capace di favorire l’incontro tra popoli, culture e fedi diverse. In questo contesto, l’adesione dell’Associazione si inserisce in un percorso già avviato, essendo entrata lo scorso anno a far parte del network internazionale, rafforzando così il proprio posizionamento anche a livello globale.
La Rete Mondiale del Turismo Religioso e l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana condividono, infatti, finalità comuni nella promozione di un turismo religioso e spirituale etico, umano e sostenibile, orientato alla centralità della persona, al rispetto dei territori e alla valorizzazione delle identità culturali e religiose.
Maimone ha inoltre sottolineato la necessità, già espressa al Ministero del Turismo, di istituire una sede istituzionale dedicata al turismo religioso, capace non solo di valorizzarne appieno il ruolo strategico e di tutelarne le specificità, ma anche di preservarne l’autenticità. In tale prospettiva, la proposta mira a contrastare con decisione fenomeni di sciacallaggio e di impropria mercificazione del turismo religioso, riaffermandone la dimensione spirituale, culturale e sociale. Una sede istituzionale dedicata rappresenterebbe dunque un presidio qualificato, in grado di promuovere, coordinare e al contempo proteggere un ambito che richiede sensibilità, rispetto e visione.

In questa prospettiva, l’ospitalità religiosa si conferma come un modello distintivo nel panorama italiano: non soltanto un sistema di accoglienza, ma una infrastruttura sociale diffusa, capace di coniugare dimensione etica, sostenibilità e accessibilità. L’adesione allo slogan “Religious Tourism for Peace” rafforza quindi un orientamento già intrinseco al settore, che trova nella centralità della persona e nella qualità delle relazioni il proprio fondamento.
Tale impostazione trova riscontro anche nei dati del Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia. Il settore evidenzia infatti una dinamica evolutiva significativa: a fronte di una lieve contrazione del numero delle strutture (2.911, -1% rispetto all’anno precedente), si registra un incremento della capacità ricettiva complessiva, che raggiunge i 193.945 posti letto (+2% rispetto al 2025). Un andamento che suggerisce un processo di razionalizzazione e rafforzamento qualitativo dell’offerta, più che una semplice espansione quantitativa.

La distribuzione territoriale conferma la centralità di alcune aree strategiche: il Lazio mantiene il primato per disponibilità di posti letto (oltre 31.000), seguito da Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Parallelamente, si osserva una progressiva ripresa rispetto alla contrazione registrata durante la crisi pandemica, con un ritorno a livelli di capacità prossimi e superiori alla soglia dei 190mila posti.
Ulteriori elementi qualificanti emergono dall’analisi dei servizi e delle caratteristiche strutturali: la diffusione del WiFi raggiunge il 70% delle strutture (con una quota residuale che ne fa una scelta identitaria di disconnessione), il 25% delle accoglienze è localizzato in contesti montani e il 44% consente formule di autogestione, a testimonianza di una pluralità di modelli organizzativi e di fruizione.

“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza”, ha dichiarato Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione. “I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona”.
In tale quadro, l’adesione a “Religious Tourism for Peace” assume un valore paradigmatico: essa non solo esplicita una visione, ma contribuisce a posizionare il settore come attore rilevante nelle politiche culturali e sociali del turismo contemporaneo, dove l’esperienza del viaggio si intreccia sempre più con le dimensioni della responsabilità, dell’incontro e della costruzione di comunità.

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