Fabiola Gianotti: 10 anni alla guida del Cern, “la scienza fondamentale”
“Il mio tempo attualmente è dedicato in parte alla ricerca fondamentale. Sono ritornata a fare ricerca con le mie mani dopo dieci anni di direzione e direzione del CERN e per il resto del tempo mi dedico anche a promuovere la scienza in ambiti non scientifici più magari finanziari economici”: lo dice Fabiola Gianotti, direttrice generale del più grande centro di ricerca sulle particelle subatomiche del mondo dal 2016 al 2025, in questa puntata di SGUARDI, la rubrica di approfondimento di Askanews curata da Alessandra Quattrocchi. “È molto importante che il supporto, il sostegno della scienza da parte della società e dei Governi aumenti. Non possiamo pensare di progredire non possiamo pensare a un futuro sostenibile per il pianeta e per l’umanità per la società senza l’apporto della scienza”.
Gianotti racconta la sua formazione, il suo amore per la fisica “bella, semplice e affascinante” anche quando faceva il liceo classico, come funziona la ricerca al Cern di Ginevra, i suoi ricordi dell’annuncio nel 2012 della scoperta del bosone di Higgs: “per uno scienziato non c’è nulla di più gratificante di una scoperta. E in questo caso una scoperta direi monumentale, veramente fondamentale per capire la struttura e l’evoluzione dell’universo. Perché il bosone di Higgs è legato al meccanismo che ha permesso alla materia di cui siamo fatti, quindi gli atomi, di formarsi nell’universo primordiale 13,8 miliardi di anni fa. La scoperta è stata veramente il coronamento di decenni di lavoro durissimo e di altissimo livello della comunità internazionale del CERN e di migliaia di fisici, ingegneri e tecnici. All’epoca io ero coordinatrice di Atlas e ricordo le settimane precedenti all’annuncio della scoperta come un periodo straordinario. E poi il giorno dell’annuncio, il quattro luglio 2012: l’immagine che ho sempre ancora nei miei occhi è di quelle persone che avevano dormito per terra alle porte dell’auditorium del CERN, per assicurarsi un posto. E poi l’entusiasmo degli scienziati e altre persone della comunità del CERN che hanno assistito al seminario scientifico, inclusi Peter Higgs e Francois Angler, che poi hanno avuto il premio Nobel l’anno successivo”.
E ancora lo Science Gateway, “il portale della scienza del CERN, che oggi è il nostro centro di punta per comunicare la bellezza e l’utilità della scienza con il grande pubblico; contiene degli spazi immersivi, delle esposizioni interattive, dei laboratori per gli studenti, a partire dai bambini di cinque anni, per realizzare gli esperimenti con le proprie mani; oggi il Science Gateway è visitato da quasi 400.000 visitatori all’anno provenienti da 180 paesi”.
Infine la sfida che oggi è di fronte alla scienza, conciliare l’interesse della ricerca e quello dei finanziatori privati: “Il CERN è finanziato da denaro pubblico, quindi dai 25 paesi membri del CERN, e ha anche una convenzione fondatrice che definisce chiaramente la missione che è ‘ricerca fondamentale senza scopi militari’. Il CERN si trova in una situazione privilegiata da questo punto di vista. Non è la stessa cosa in altri campi. Io penso che sia molto importante però avere delle policy per cui i fini strategici scientifici di un ente di ricerca, di un’istituzione, dell’organizzazione vengano mantenuti e pur essendoci chiaramente anche dei vincoli a volte finanziari e di ritorno economico, questi non prevarichino lo scopo scientifico”.
E il futuro della fisica? “La scoperta del bosone di Higgs è stato il compimento di un lungo lavoro, di un lungo percorso teorico e sperimentale. Allo stesso tempo ha aperto una porta grandissima per l’esplorazione a venire nel futuro. Altre questioni aperte sono legate al fatto che oggi noi conosciamo soltanto il 5% dell’universo. Quindi scoprire e capire la composizione del 95% dell’universo che è ancora sconosciuto è una frontiera molto importante nella fisica moderna. Esistono molte altre domande, quindi l’esplorazione non è finita”.
