Teheran rilancia sui negoziati, Trump rimane indeciso
Roma, 18 mag. (askanews) – Il Pentagono avrebbe pronta una lista di obbiettivi da colpire, gli iraniani aprono il sito dell’Autorità dello Stretto di Hormuz; e viceversa, Washignton avrebbe accettato di sospendere le sanzioni sul petrolio iraniano, o addirittura di permettere a Teheran di mantenere un limitato programma di attività nucleari pacifiche sotto la supervisione dell’Aiea.
Mentre il prezzo del petrolio sale per timore di una ripresa delle ostilità, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian lancia un appello al negoziato sottolineando come entrambe “le parti siano in difficoltà”: il che è ovvio per il regime di Teheran, ma anche per un’Amministrazione che stando ai sondaggi è sempre più impopolare come il conflitto che ha voluto scatenare.
Di qui la ridda di indiscrezioni seguita alla nuova risposta iraniana alle richieste statunitensi, che la casa Bianca avrebbe già definito “insufficiente”, specie per quanto riguarda il nodo relativo ai programmi nucleari – una questione che peraltro verrebbe rimandata ad una fase successiva, dato che la priorità, anche per la, Cina, rimane l’apertura di Hormuz alla libera navigazione. Secondo fonti di Teheran, non confermate da Washington, l’Iran sarebbe disposto non allo smantellamento ma al congelamento per un lungo periodo dei propri programmi, a patto però che l’uranio arricchito venga consegnato alla Russia; inoltre, l’Amministrazione avrebbe aperto alla possibilità di mantenere un limitato programma di natura pacifica sotto la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
In sostanza, si tratterebbe di un ritorno a quello stesso accordo sul nucleare che Trump aveva denunciato all’inizio del suo primo mandato, e per quanto riguarda Hormuz al ritorno allo statu quo prebellico; difficile però che la Casa Bianca sia disposta a fare una simile marcia indietro senza un motivo interno molto solido – e ignorando le pressioni di Israele per una ripresa delle ostilità.
Non a caso il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una nuova riunione del proprio gabinetto di sicurezza; d’altro canto però anche la Cina ha insistito con Trump per una soluzione negoziale, un fronte a cui con la prossima visita di Vladimir Putin a Pechino potrebbe aggiungersi in un ruolo maggiormente operativo anche Mosca.
