Teatro bollente per l’apertura de La Grande Invasione con Antonio Manzini
La Grande Invasione, il festival della lettura prosegue oggi e domani con incontri, lezioni, presentazioni di libri
Probabilmente non conosceremo mai una versione anziana di Rocco Schiavone. La pensione è un po’ come il “vissero felici e contenti” che ammazza la narrativa perché «che ce frega mo’» di cosa succederà dopo, della vita normale dei protagonisti di ogni storia.
Probabilmente, perché fino a quando Rocco Schiavone esisterà non lo sa nemmeno il suo creatore, Antonio Manzini. Non conosce il suo futuro e non sa quanto potrà ancora raccontare di sè e di Aosta.
«Non ne ho idea» ammette Manzini durante il firmacopie, al termine del suo incontro bollente, non tanto per il grande affetto del pubblico, ma per le temperature proibitive (urge un condizionatore) di venerdì sera al Teatro Plus.
«Fino a che mi diverte, ma soprattutto fino a che diverte i lettori».
Il papà del vicequestore più famoso d’Italia ha aperto ieri sera, venerdì 29 maggio, la terza edizione de La Grande Invasione, il festival della lettura.
In dialogo con Piero Valleise l’autore romano ha raccontato alcuni aneddoti e retroscena legati agli ultimi due libri, Sotto mentite spoglie e I tramezzini di Rocco Schiavone dedicati allo scontroso vicequestore.
Sotto mentite spoglie
«Siamo tutti sotto mentite spoglie, la politica, la cultura, tutto è sotto mentite spoglie» dice Manzini che però, ammette, di quel libro, «scritto tre libri fa, non ricordo più una m…..a».
Anche Schiavone in qualche modo non sfugge alle maschere dietro le quali le persone si celano, sotto mentite spoglie, appunto. «È diventato una maschera perché va sempre in giro in loden» racconta Manzini che gode della nemmeno troppo sottile tortura che, attraverso il suo personaggio, infligge all’attore Marco Giallini.
«Sono molto soddisfatto di questa tortura che lui subisce: il loden non lo salva, quando lo mette in inverno se gela, mentre in questi giorni stava bollendo!».
Un po’ come le famose Clark’s che il vicequestore ha sempre ai piedi: «Io sapevo quando loro giravano in mezzo alla neve perché Giallini mi chiamava “Manzini mortacci tua” e attaccava, allora capivo che stava girando in mezzo alla neve con le Clark’s ai piedi».
Un momento della presentazione degli ultimi romanzi di Antonio Manzini con Piero Valleise
Rocco Schiavone e i personaggi non risolti
Manzini, stuzzicato da Valleise, si addentra sulla poca luce che filtra negli ultimi romanzi, in particolare in Sotto mentite spoglie.
Rocco è un uomo che non ha luce né speranza, «è un uomo che si trascina non ha speranze, ma non le vuole neanche avere. Lui non si ribella più, non parla neanche più con sua moglie, è semplicemente un depresso e come tutti i depressi non ha grandi slanci verso il futuro, non ha voglia di costruire. Gli è assolutamente indifferente quello che accade, gli dà solo fastidio, da trasteverino, essere preso per il c..o. Ed è lì che scatta la molla, non gli piace questo fatto».
L’assenza di Marina, la moglie uccisa in un agguato con cui Schiavone continua a parlare, in questo romanzo non è un escamotage letterario: «Marina non c’è più per un fatto personale. Non posso parlare di un dolore sensibile, non mi piace mettere sul libro un dolore personale così intimo, questo rapporto tra Rocco e Marina non è più letterario, ma è entrato nella sfera privata e finisce qui» spiega l’autore che due anni fa, proprio come il suo personaggio e come l’attore che lo interpreta, ha perso la moglie.
Antonio Manzini si è concesso in un lungo firmacopie al termine della presentazione
Nonostante tutto, confessa Manzini, «i personaggi io li amo tutti, più sono cattivi e più li amo. Il personaggio che amo di più si chiama Cicci Bellè, un personaggio cattivissimo di La Mala Erba. Non riesci a odiare nessuno, ti devi immedesimare in quelli che scrivi e ogni personaggio ha un motivo di essere. Non ti può stare antipatico un personaggio, anche se Rocco ce la mette tutta».
«Alla fine – ammette l’autore -, io campo mentendo. Una volta una signora, in una presentazione proprio qui ad Aosta mi fece notare: “Senta Manzini, ma in via Piave non c’è un bar”. “Beh signora – le risposi – se proprio ci fa caso nemmeno Rocco Schiavone c’è!”».
Al termine dell’incontro l’autore svela l’unica regola che si dà nello scrivere romanzi.
«L’unica regola credo sia essere onesto intellettualmente. Non fare niente al di là dei propri limiti se non ti riesce bene, cercare di raccontare qualcosa a qualcuno e non a te stesso e farlo nel miglior modo che ti riesce. Questa è l’unica regola aurea che io seguo: fondamentalmente cerca di non crederti superiore ai tuoi lettori»
Il programma de La Grande Invasione
La Grande Invasione -«un nome tremendo, ma a cui vogliamo dare un altro significato» precisa l’ideatore della rassegna nata a Ivrea, Gianmario Pilo, «perché noi non siamo venuti qui a invadere ma a collaborare a creare rete, comunità, termine molto caro a noi eporediesi»- prosegue ancora oggi e domani con un calendario fitto di incontri, lezioni e presentazioni di libri.
Il sindaco Raffaele Rocco, l’assessora Cecilia Lazzarotto e il direttore artistico de La Grande Invasione Gianmario Pilo
Sabato 30 maggio
Questa mattina, sabato 30 maggio alle 11, all’Hôtel des Etats è in programma Splendori e miserie del gioco del calcio, una lezione-lettura sulla letteratura sportiva con Fabrizio Gabrielli. A seguire, alle 12, per la sezione Esordi, incontro con Sofia Assante, Alessandra Leva e Leonardo San Pietro.
Alle 16, al Salone Ducale, spazio all’ospite internazionale, Tommy Wieringa, in conversazione con Marco Rossari a partire da Nirvana, che, tra crisi del capitalismo, devastazione ambientale e filosofia zen, si rivela un grande romanzo sull’inevitabilità della propria famiglia.
Più tardi Rossari, alle 18 al Teatro Plus, sarà protagonista del reading tratto dal suo canzoniere L’amore in bocca. Canzoni sconce e malinconiche.
Alle 17, sempre al Salone Ducale, la breve lezione di scrittura autobiografica con Matteo B. Bianchi.
Alle 19, al Teatro Plus, Da suddite a cittadine: Benedetta Tobagi ripercorrerà il percorso che portò al voto delle donne del 2 giugno 1946. Alle 20 chiuderà la giornata Operazione Massacro, storia di dittatura, fucilazioni, pugilato e borse dell’acqua calda, con Mauro Pescio che racconterà Rodolfo Walsh e il suo capolavoro.
Domenica 31 maggio
Giornata piena anche domenica 31 maggio, che inizia alle 11 al Salone Ducale con Raccontare il mondo ogni giorno: Simone Pieranni racconterà come è nato Seietrenta, il podcast quotidiano di Chora Media.
Alle 12, per la sezione Esordi, incontro con Ilaria Camilletti, Sonia Lisco e Michela Panichi.
Nel pomeriggio ci si sposta al Plus.
Alle 16, La guerra come malattia della specie: Nicola Lagioia terrà una lezione su come la letteratura possa aiutarci a comprendere i conflitti del mondo.
Alle 17 Elena Varvello presenterà il suo La vita sempre, mentre alle 18 la psicologa e psicoterapeuta Stefania Andreoli presenterà il suo debutto letterario, Un’ottima famiglia.
Alle 19 Tiziano Scarpa leggerà alcune poesie tratte dalla raccolta da lui stesso tradotta, Tutto il giorno alle corse dei cavalli, tutta la notte alla macchina da scrivere di Charles Bukowski.
Alle 20 Antonio Sellerio racconterà Una vita in blu e, insieme, la storia della casa editrice e delle sue iconiche copertine.
La Grande Invasione chiuderà in musica: alle 21 andrà in scena Musica per la pace, il concerto composto da canzoni sul tema della pace nate dal laboratorio di songwriting “Peace Generation”, condotto da Fabrizio Zanotti e promosso dall’Associazione culturale Fabrika, in collaborazione con Emergency Canavese.
L’ingresso a tutti gli incontri è gratuito fino a esaurimento posti.
Il bookshop del festival è gestito dalla Cartolibreria BrivioDue di piazza Chanoux.
(erika david)
