Fine vita, maggioranza stoppa esame aula Senato. Opposizioni: affossato ddl
Roma, 3 giu. (askanews) – Ennesima battuta d’arresto sull’iter del fine vita in Parlamento, probabilmente fatale. Almeno di questo sono convinte le opposizioni che attaccano il centrodestra che, in Senato, ha impedito l’avvio dell’esame in aula del ddl del dem Bazoli (sostenuto da tutti i gruppi di minoranza) chiedendone il rinvio nelle commissioni Giustizia e Affari sociali. Peccato che a decidere l’approdo in aula nella giornata odierna del fine vita fosse stata una capigruppo, all’unanimità. Lo scontro politico è così ‘servito’. A domanda dei cronisti, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si smarca: “Il Parlamento è sovrano. Io il mio lavoro l’ho fatto: quello di convincere tutti che fosse corretto portarlo in aula” ma la “democrazia è questa” e “da presidente del Senato non posso rammaricarmi per una decisione presa dal Senato”.
Per la segretaria del Pd Elly Schlein è “vergognoso che la destra abbia affossato una proposta che porta la firma di tutti i senatori di tutte le opposizioni” ed è “indegno” perché “vuol dire che la maggioranza non vuole una legge che garantisca un fine vita dignitoso, tra l’altro nel giorno in cui un’altra donna – Lucia da Trieste – ha dovuto andare altrove (in Svizzera, n.d.r.) per trovare una risposta”. Bazoli, per parte sua, fa notare che “manca un anno al voto, cosa si torna a fare in commissione? Non prendete in giro gli italiani”. Per Bazoli la destra scappa dalle sue divisioni interne. Al voto di oggi, spiega, che “era procedurale”, il centrodestra è arrivato “compatto” (88 ‘sì’ contro ’59’ no). Quando bisogna invece esprimersi “sugli emendamenti in aula, su temi che investono i diritti civili, il voto è segreto” e quindi “il centrodestra teme defezioni” tra le sue fila.
“Il Parlamento – dice il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli – non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Servono regole chiare, certe e rispettose della dignità delle persone, nel solco di quanto indicato dalla Corte costituzionale”. Per Peppe De Cristofaro (Avs), “la destra non vuole una legge sul suicidio medicalmente assistito e non ha nemmeno il coraggio di fare questa cosa alla luce del sole” utilizzando una “farsa”. Di ennesimo “schiaffo” parla il segretario di +Europa Riccardo Magi: “anche oggi – affonda – la destra approva la legge domani”.
La capogruppo di Fi Stefania Craxi assicura che il ritorno in commissione “non è una strategia dilatoria” ma il tentativo di individuare una “sintesi” che possa avere i ‘numeri’ per passare. “Difficilmente” ci riuscirebbe il testo Bazoli, aggiunge. Invitando poi a non “gridare allo scandalo” e “mettere da parte gli slogan e costruire convergenze, anziché alimentare divisioni”.
La richiesta di rinvio era stata preannunciata nei giorni scorsi quando in commissione, sempre con un voto a maggioranza, si era deciso di ‘tenere’ il testo base Zanettin (Fi) – Zullo (Fdi) e di fissare un nuovo termine per gli emendamenti il 9 giugno. A riaprire il ‘dossier’, all’interno del centrodestra, dopo mesi di stallo, era stata proprio Forza Italia che ha deciso di proporre delle modifiche tentando una mediazione con Fratelli d’Italia che invece sul fine vita frena. Anche se il relatore Ignazio Zullo tiene a puntualizzare che l’obiettivo è “arrivare a una proposta di legge quanto più condivisa possibile per il bene degli italiani, evitando velleità ideologiche”.
Resta defilata la Lega, che lascia la libertà di coscienza, con il presidente dei senatori Massimiliano Romeo che si limita a osservare che “si cercherà di arrivare a un testo che comprenda tutte le sensibilità”.
Le opposizioni bocciano il testo dei relatori, in particolare perchè viene escluso un ruolo al servizio sanitario nazionale. Si vedrà il 9 giugno se su questo punto ci sarà qualche effettiva novità.
Nel frattempo, oggi si sono tenute due audizioni, volute dal centrodestra, quelle dell’istituto superiore di sanità (Iss) e del Cnr. Che per la seconda volta sono state invitate ad esprimersi. Con una ‘coda’ polemica. Il tema era quello dei dispositivi per l’autosomministrazione dei farmaci per il suicidio assistito. Il Cnr ha inviato una memoria scritta nella quale ha sottolineato che non esistono allo stato strumenti “regolarmente autorizzati all’immissione in commercio con marchio Ce”. Ma il dispositivo utilizzato recetemente da una paziente in Toscana è stato messo a punto dal Cnr, ha fatto notare il Pd.
