Armenia al voto: Erevan divisa tra Ue e Russia. Trump con Pashinyan
AskaNews
di Administrator admin  
il 06/06/2026

Armenia al voto: Erevan divisa tra Ue e Russia. Trump con Pashinyan

Roma, 6 giu. (askanews) – L’Armenia si prepara a eleggere il nuovo Parlamento in un clima di grande tensione politica e geopolitica. Le elezioni del 7 giugno, considerate un test cruciale per il primo ministro uscente Nikol Pashinyan, si svolgono mentre il Paese si trova a un bivio storico tra l’avvicinamento all’Unione europea e il mantenimento dei tradizionali legami con la Russia. Incombe sul Caucaso l’ombra della crisi ucraina.

Le prossime elezioni parlamentari in Armenia, difatti, non eleggeranno solamente una nuova Assemblea nazionale, bensì determineranno anche il futuro assetto geopolitico di Erevan. I cittadini armeni si trovano di fronte ad una duplice alternativa: guardare a Ovest, proseguendo il percorso di avvicinamento europeo iniziato dal primo ministro Pashinyan; oppure mantenere fede al legame storico con la Russia del presidente Vladimir Putin e rimanere all’interno dell’Unione economica euroasiatica.

L’inquadramento geopolitico dell’Armenia è stato il focus principale della campagna elettorale, con il primo ministro uscente che ha rappresentato la necessità di aprire l’Armenia al mondo europeo e statunitense, mentre le opposizioni hanno rivendicato la necessità di non allontanarsi dalla sfera di influenza russa. Un’eventualità di cui Mosca ha evidenziato tutte le criticità, con il presidente Putin che è arrivato ad evocare un potenziale nuovo teatro ucraino. Eventualità che, anche l’ex capo dell’intelligence ucraina e oggi braccio destro del presidente Volodymyr Zelensky, Kyrylo Budanov, ha ritenuto “realistica”. “L’Occidente sta cercando di alienarci i nostri alleati, a cominciare dai nostri vicini, come ha fatto con la Georgia e la Moldavia, come sta facendo ora con l’Ucraina e come sta attualmente cercando di fare con l’Armenia, trascinandola in questa stessa logica fallace”, ha rimarcato anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

In merito alle minacce russe, è intervenuta anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sostenendo che “conosciamo fin troppo bene questo schema”, in riferimento alle ritorsioni di Mosca nei confronti dell’Armenia. Per questa ragione, in sostengo di Erevan, von der Leyen ha promesso un aiuto di 50 milioni di euro per dimostrare come “l’Europa è fermamente al fianco dell’Armenia”. Un sostengo che, in questo caso, vede Bruxelles e Washington proseguire avanzare congiuntamente. Infatti, non solo gli Stati Uniti hanno siglato un accordo di partenariato strategico e un memorandum sulla cooperazione per i minerali critici con Erevan, ma il presidente americano Donald Trump ha altresì annunciato il proprio sostegno all’attuale primo ministro Pashinyan, definendo il premier “garante di prosperità e sicurezza per il suo Paese” e confermando progetti infrastrutturali per collegare l’Armenia con il resto della regione.

Se il consigliere per la politica estera del Cremlino Yuri Ushakov ha osservato che Erevan non può tenere il piede in due staffe, tuttavia il primo ministro Pashinyan, nel corso della campagna elettorale, ha ribadito la linea della prudenza: l’Armenia resterà membro dell’Unione economica eurasiatica finché non sarà inevitabile decidere sul percorso europeo. Un eventuale referendum sulla scelta tra Ue e Russia sarà considerato solo quando il Paese si avvicinerà concretamente allo status di candidato all’Ue. “Non è il momento di scegliere tra Europa e Russia. Indire un referendum ora sarebbe irragionevole”, ha affermato Pashinyan, rispondendo alle sollecitazioni giunte da Mosca affinché Erevan desse voce al popolo armeno in merito al futuro geopolitico ed economico del Paese caucasico.

In questo contesto, gli ultimi sondaggi indicano come favorito il partito di governo Civil Contract, guidato da Nikol Pashinyan, con un consenso intorno al 32,5%. Il dato, tuttavia, non garantisce la maggioranza assoluta dei seggi, aprendo la possibilità a una coalizione post-elettorale complessa e frammentata.

Tra le principali forze di opposizione figurano l’Alleanza Strong Armenia, formazione guidata dal miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, in questo momento agli arresti domiciliari, e indicata come principale sfidante emergente, con un consenso stimato tra il 10 e il 15%; l’Alleanza Armenia, guidata dall’ex presidente Robert Kocharyan, già seconda forza nel 2021 e fortemente critica verso il governo, soprattutto sulla gestione della perdita del Nagorno-Karabakh; e il Partito Armenia Prosperosa, del magnate Gagik Tsarukyan, che propone una politica estera equilibrata e una “pace con garanzie” con l’Azerbaigian, ed è generalmente considerato vicino a posizioni filorusse. Completano il quadro il partito Wings of Unity, fondato dall’ex difensore dei diritti umani Arman Tatoyan, vicino all’area repubblicana e contrario sia a Pashinyan che a Kocharyan come possibili futuri premier.

Gli occhi di tutte le cancellerie europee, e non solo, saranno puntati su Erevan questo fine settimana. Una tornata elettorale che, minacciata da possibili interferenze russe – secondo quanto riportato da Reuters, Mosca avrebbe pianificato manovre per influenzare il voto coinvolgendo fino a 100.000 elettori -, definirà il futuro di un territorio incastonato tra le vette del Caucaso, custode di alcune delle chiese cristiane più antiche del mondo.

Di Lorenzo Della Corte

[Incombe sul Caucaso l’ombra della crisi ucraina|PN_20260606_00036|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/06/20260606_115354_4AD62EAA.jpg |06/06/2026 11:54:01|Armenia al voto: Erevan divisa tra Ue e Russia. Trump con Pashinyan|Armenia|Politica, Europa Building]

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