Saint-Oyen: lo jambon alla brace alla ricerca dell’IGP
Il prossimo autunno l’associazione presenterà l’istanza all’assessorato all’Agricoltura
Saint-Oyen: lo jambon alla brace alla ricerca dell’IGP.
L’indicazione geografica protetta è l’obiettivo principe dell’omonima associazione, rinata nel 2024 grazie alla volontà di un gruppo di giovani autoctoni.
Dopo il riconoscimento del 2006 del Pat, Prodotti agroalimentari tradizionali, l’associazione si era arenata sul progetto per il marchio Igp, certificazione legale regolata dall’Unione Europea che prevede che almeno una fase della produzione o di trasformazione avvenga nell’area indicata.
Il percorso
«Tutto cambiò nel 2020 quando Mathieu Cerisey aprì il Prosciuttificio avviando una produzione continuativa e ridando nuova linfa al progetto – spiega Mathieu Réal, presidente dell’Associazione Jambon alla brace di Saint-Oyen che include il vice Edoardo Conta (ex presidente della vecchia associazione), il presidente della Pro loco Sebastien Proment, il consigliere comunale Gerard Deffeyes e la ristoratrice Ivette Desaymoz –. Questo riconoscimento suggellerebbe ancor di più il legame dello Jambon con il territorio – precisa Réal -, il nostro sarebbe anche l’unico prosciutto cotto in Italia ad ottenerlo, oltre a essere l’unico arrostito su vera brace di legna».
Il disciplinare
Bozza di disciplinare alla mano, rivisto da un professionista di Torino, il dottor Tesio, e avvalendosi della collaborazione dell’Onas, Organizzazione nazionale assaggiatori salumi (che ha realizzato un interessante studio per l’identificazione delle caratteristiche sensoriali dello Jambon), il prossimo autunno l’associazione presenterà l’istanza all’assessorato all’Agricoltura che in seguito la invierà al Ministero e, infine, sarà la volta dell’Europa.
«Sarà un percorso ancora lungo, ci vorrà qualche anno – afferma Réal -. Per noi sono molto importanti la tipicità e la sostenibilità, il nostro disciplinare presenta solo ingredienti locali come il genepy, la legna, le birre del Gran San Bernardo, il miele. L’idea è quella di sviluppare una filiera a km 0 con una dimensione artigianale, che non punta ai grandi numeri ma alla qualità».
Il sostegno
L’associazione lavora a stretto contatto con l’amministrazione comunale e la Pro loco per ottenere l’ambita certificazione, tant’è che il Comune ha deciso di concederle un contributo straordinario di 5mila euro per presentare l’istanza.
«Cerchiamo di dare continuità a un progetto nato con le amministrazioni precedenti – spiega il sindaco Alessio Desandré –, l’intenzione è di dare titolarità a un prodotto che rappresenta una solida realtà fin dagli anni ‘70. Questo riconoscimento formale garantirebbe un ulteriore promozione del prodotto: insieme al Prosciutto di Bosses Dop, la vallata del Gran San Bernardo otterrebbe nuovo slancio».
Mercoledì 29 luglio l’associazione proporrà una serata informativa, con tanto di cena a base di Jambon pensata dagli chef della locanda La Clusaz,durante la quale proporrà i suoi vari progetti e i risultati dello studio dell’Onas.
(nadine blanc)
