Approvate le modifiche all’Osservatorio regionale sulla legalità: superato il comitato tecnico, tra gli ambiti anche il lavoro irregolare, corruzione e riciclaggio
L'aula del Consiglio Valle
POLITICA & ECONOMIA
di Thomas Piccot  
il 12/06/2026

Approvate le modifiche all’Osservatorio regionale sulla legalità: superato il comitato tecnico, tra gli ambiti anche il lavoro irregolare, corruzione e riciclaggio

Il testo ha ricevuto 29 voti favorevoli, parere contrario di PD e AVS

Si è chiusa con l’approvazione delle modifiche all’osservatorio regioanle permanente su legalità e criminalità organizzata di tipo mafioso la tre giorni di consiglio regionale, che aveva un ordine del giorno di 118 punti. Solo una quindicina, tuttavia, sono stati quelli affrontati.

Approvate le modifiche all’Osservatorio sulla legalità

L’iniziativa legislativa è stata dell’ufficio di presidenza (Stefano Aggravi, Loredana Petey, Massimo Lattanzi, Laurent Viérin e Corrado Bellora). Le modifiche hanno raccolto 29 voti favorevoli. A esprimere parere contrario solo i consiglieri di PD e AVS (che si è vista respingere 5 emendamenti).

Tra le novità, l’integrazione nell’organismo degli assessori a Istruzione e Politiche sociali e di associazioni ambientaliste.

L’osservatorio si occuperà anche di lavoro irregolare, corruzione e riciclaggio.

Il testo prevede il rafforzamento del collegamento con i tavoli e gli organismi istituzionali di confronto sulla legalità, la possibilità di affidarsi a consulenze specialistiche e il superamento del comitato tecnico.

La relazione di maggioranza

«L’esperienza applicativa della legge istitutiva dell’Osservatorio ha evidenziato l’opportunità di un aggiornamento normativo orientato a tre obiettivi principali, rafforzarne la rappresentatività e la rete territoriale; chiarire e rendere più operative le sue funzioni, anche in coerenza con lo schema-tipo definito in sede di Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome; rendere più efficace il supporto tecnico, scientifico e metodologico alle sue attività, anche attraverso consulenze in relazione a esigenze concrete, progetti e programmazione annuale – ha detto la consigliera Loredana Petey (UV) – . La scelta di introdurre la partecipazione degli Assessori in materia di istruzione e di politiche sociali risponde all’esigenza di presidiare in modo più organico due dimensioni decisive della prevenzione: da un lato, l’educazione alla legalità quale leva culturale e civica; dall’altro, l’attenzione ai contesti di fragilità sociale che possono costituire terreno di esposizione a fenomeni di illegalità e devianza. La scelta di superare il Comitato tecnico nasce dalla volontà di valorizzare innanzitutto le strutture del Consiglio regionale, evitando che un organo esterno finisca per sostituirsi ad esse: la riforma vuole invece rafforzare le professionalità interne affinché il consiglio possa disporre di competenze più solide a supporto dell’attività dell’Osservatorio. La proposta di legge conferma la natura dell’Osservatorio quale organismo di analisi, studio e promozione della cultura della legalità, privo di funzioni ispettive o di controllo, orientato a fornire elementi conoscitivi utili alle istituzioni regionali e alla comunità valdostana. L’obiettivo è superare una funzione meramente descrittiva, per rafforzarne la diffusione di buone pratiche e la promozione di comportamenti amministrativi e civici improntati a legalità, trasparenza e responsabilità. In questa prospettiva, si valorizza il raccordo con la prima Commissione consiliare, con i tavoli e gli organismi pubblici di coordinamento in materia di legalità e con la Commissione parlamentare antimafia».

La relazione di minoranza

Il consigliere del PD Fulvio Centoz ha evidenziato alcune criticità, come la soppressione del comitato tecnico. «Una scelta, a detta dei proponenti, fondata sulla necessità di “superare un’attività prevalentemente descrittiva”, ma che non trova riscontro nelle relazioni dell’Osservatorio stesso – ha osservato -. Infatti, con il supporto del Comitato tecnico, dal 2022 sono stati prodotti documenti di analisi sulla presenza mafiosa in Valle, strumenti operativi per gli enti locali e attività formative come il progetto “Giovani ambasciatori della legalità”. Il modello delle consulenze episodiche non può replicare questi risultati: è debole, perché interrompe la continuità della conoscenza e non garantisce adeguate tutele di indipendenza, concentrando il controllo dell’attività tecnica e scientifica in capo all’Ufficio di Presidenza, chiamato a deliberare ogni consulenza. L’unica criticità della normativa vigente riguardava il riferimento ad Avviso Pubblico, l’associazione incaricata di individuare i componenti del Comitato tecnico: tale riferimento avrebbe potuto essere sostituito con una procedura di selezione pubblica, senza però eliminare il Comitato stesso. Inoltre, la presenza degli Assessori tra i componenti con diritto di voto di un organismo che esprime pareri su atti regionali genera un conflitto strutturale. Come può un Assessore in carica esprimere indipendenza di giudizio sulle politiche di cui è responsabile? Il coordinamento delle politiche pubbliche si realizza attraverso protocolli e accordi di collaborazione, non attraverso il diritto di voto nella composizione e nelle decisioni dell’organo. Il panorama nazionale conferma questa distinzione. Occorre quindi scegliere quale Osservatorio si vuole: uno strumento indipendente, con una base tecnica stabile e una composizione equilibrata, capace di svolgere con autorevolezza le proprie funzioni, oppure un organismo indebolito, la cui attività è programmata, finanziata e gestita attraverso decisioni concentrate in capo allo stesso soggetto istituzionale?».

Chiara Minelli: «La proposta aumenta la componente politica, scelta discutibile»

«Non condividiamo questa proposta di legge perché configura un Osservatorio più politico e meno tecnico – ha dichiarato la capogruppo di AVS, Chiara Minelli -. Non è il messaggio giusto in una fase in cui la prevenzione di infiltrazioni mafiose, corruzione e riciclaggio richiede competenze specifiche, maggiore autonomia dalla politica e un coinvolgimento più forte delle associazioni impegnate nella legalità e nella lotta alle mafie. La nostra proposta era semplice: mantenere un supporto tecnico permanente, individuando gli esperti attraverso procedure pubbliche e comparative fondate sulle competenze. Non comprendiamo perché questa impostazione non abbia trovato spazio. Eliminare il Comitato tecnico e sostituirlo con consulenze all’occorrenza non è la stessa cosa: un conto è affidare uno studio specifico, altro è disporre di un nucleo stabile che segua nel tempo fenomeni complessi come corruzione, riciclaggio, infiltrazioni nell’economia e reati ambientali. La proposta, inoltre, aumenta la componente politico-istituzionale con l’ingresso di due Assessori regionali. È una scelta legittima ma discutibile. L’Osservatorio deve anche valutare politiche e progetti di legge: è difficile parlare di piena terzietà quando tre componenti appartengono al Governo che propone quegli atti».

Marco Sorbara: «Costruire cittadini consapevoli»

Per Marco Sorbara (Forza Italia), «il rapporto tra legalità e giovani è un aspetto che considero forse il più importante di questa legge. Nessuno nasce con una cultura dell’illegalità. L’illegalità si costruisce quando iniziamo ad accettare l’idea che una regola possa essere aggirata, che il rispetto sia una debolezza. Ma la legalità non è soltanto dire “no” alla mafia: è dire no alla prepotenza, all’indifferenza, all’idea che il più forte possa schiacciare il più fragile. Oggi molti ragazzi vivono dentro nuove “gabbie”, con la paura di non essere accettati e del giudizio degli altri, anche a causa dei social. E allora educare alla legalità significa educare alla libertà. Per questo è fondamentale che l’Osservatorio non resti chiuso nelle istituzioni, ma entri nelle scuole e incontri i ragazzi Prima delle grandi battaglie contro la criminalità organizzata, c’è una battaglia quotidiana: costruire cittadini consapevoli. Una comunità che investe sui giovani fa prevenzione e sicurezza, e costruisce futuro. Per questo l’Osservatorio deve diventare un motore permanente di cultura, capace di creare percorsi con scuole, università, associazioni, famiglie e sport».

Stefano Aggravi: «Revisione che pupò essere perfezionata»

Stefano Aggravi, presidente del Consiglio, è il primo firmatario del testo. «La scelta è stata quella di valorizzare l’Osservatorio come sede principale di analisi, proposta e coordinamento, superando la previsione del Comitato tecnico – ha chiarito -. Non abbiamo ritenuto necessario mantenere un organismo separato, preferendo investire nella costruzione di una struttura stabile all’interno del Consiglio Valle, capace di garantire nel tempo competenze, supporto tecnico e continuità d’azione. Le persone e i mandati cambiano, ma le istituzioni devono poter conservare memoria, conoscenze e capacità operativa. Sul tema della terzietà occorre inoltre essere chiari: né i rappresentanti politici né i componenti tecnici possono essere considerati pienamente terzi; ciò che conta è garantire pluralità di punti di vista e trasparenza nell’azione dell’organismo. L’Osservatorio non è un ente autonomo, ma uno strumento che opera nell’ambito del Consiglio regionale, con una programmazione annuale delle attività e obiettivi definiti. Con questo spirito abbiamo proposto una revisione che può essere perfezionata, ma che, secondo noi, rappresenta un passo avanti rispetto all’assetto esistente».

Corrado Bellora: «Il comitato tecnico è quanto di più inutile possa esistere»

«Il Comitato tecnico è quanto di più inutile possa esistere, perché la mafia è un fenomeno complesso e sfaccettato: pensare di affidarsi a tre esperti tuttologi, in grado di risolvere ogni problema, significa prendere in giro i cittadini e spendere risorse pubbliche inutilmente – ha detto Corrado Bellora (Lega) -. Lo strumento più efficace è quello che abbiamo voluto prevedere in questa proposta di legge: consulenze mirate e specifiche, attivate sul caso concreto e affidate al professionista più competente nel momento in cui il problema si presenta. Uno strumento flessibile, che attiva di volta in volta le competenze necessarie. Questo è il modo serio e professionale di affrontare il fenomeno mafioso».

Massimo Lattanzi: «L’osservatorio resta uno strumento di monitoraggio»

«Non abbiamo modificato le finalità dell’Osservatorio, che resta uno strumento di monitoraggio, analisi e promozione della cultura della legalità – ha chiarito Massimo Lattanzi (FDI) -. Le leggi non sono immutabili: la prima relazione, tra un anno, ci consentirà di verificare i risultati raggiunti e apportare eventuali correttivi. Ci auguriamo che l’attività sia migliore di quella che abbiamo trovato, perché è stato complicato comprendere quale sia stato il ruolo dell’Osservatorio in questi tre anni».

(re.aostanews.it)

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