Cinema, il “Don Chisciotte” incompiuto di Welles sarà ricostruito
Roma, 22 giu. (askanews) – Il CSC – Cineteca Nazionale, la Cineteca spagnola, la Cinémathèque française e il Filmmuseum di Monaco di Baviera hanno promosso la ricostruzione di “Don Chisciotte”, l’adattamento cinematografico di Cervantes che Orson Welles iniziò nel 1957 e lasciò incompiuto alla sua morte, avvenuta nel 1985. Oja Kodar, collaboratrice creativa di Welles negli ultimi anni della sua vita, ha dato il proprio consenso a questo progetto, che utilizzerà i materiali originali attualmente conservati presso la Filmoteca Espanola, la Cinémathèque Francaise, Cinecittà e il Filmmuseum Munchen.
La sceneggiatura originale di Welles sarà il punto di partenza per la ricostruzione, che sarà diretta dallo storico Esteve Riambau, autore di quattro libri su Welles ed ex direttore della Filmoteca de Catalunya. Welles iniziò le riprese in Messico nell’estate del 1957 con Francisco Reiguera, esiliato spagnolo, nel ruolo di Don Chisciotte e Akim Tamiroff in quello di Sancho Panza. L’attrice bambina Patty McCormack interpretava una giovane Dulcinea che raccontava allo stesso Welles alcuni aneddoti su questi personaggi. Un anno dopo, Welles si stabilì a Roma, proseguì le riprese con gli stessi attori e si fece spedire le bobine girate in Messico per iniziare il montaggio.
Nel 1961, riuscì a ottenere dalla Rai il finanziamento di una serie televisiva sulla Spagna, Viaggio nel paese di Don Chisciotte, che sfruttò per girare nuove scene di Don Chisciotte. Dopo le riprese de Il processo (1961) e durante quelle di Campanadas a medianoche (1964), Welles seguì il montaggio e aggiunse nuove scene. Nel 1966 scartò le parti con Patty McCormack e diede una svolta alla sceneggiatura con nuove scene che non riuscì a girare, ma nel 1969, di nuovo a Roma, continuava a lavorare al progetto e doppiò alcuni dialoghi con la propria voce. La morte di Reiguera e quella di Tamiroff, nel 1972, non gli impedirono di continuare a girare, ora a colori, per un progetto che, secondo lui, era quasi finito. Nel 1982, tuttavia, apportava ancora nuove sfumature a un progetto che avvicinava il suo “Don Chisciotte” più al formato del film di ricerca che alla narrazione.
Nel 1992, Jesús Franco presentò in anteprima all’Esposizione Universale di Siviglia un film intitolato Don Qujote de Orson Welles, che combinava una parte dei materiali originali acquisiti dalla Filmoteca Espanola con scene del documentario Viaggio nel paese di Don Chisciotte e persino altre di nuova realizzazione. Alle voci originali di Welles aggiunse dei doppiatori che recitano frammenti del romanzo senza rispettare la sincronizzazione labiale. Non poté invece contare sulle scene custodite dal montatore Mauro Bonanni a Cinecittà.
Si tratta di circa 50.000 metri di negativo che Oja Kodar ha recuperato nel 2017 e che la Cineteca Nazionale digitalizzerà prossimamente. La Cinémathèque francaise conserva circa ottanta minuti di positivi in 35 mm che furono proiettati al Festival di Cannes del 1986 e che sono stati presentati nella retrospettiva che nel 2025 accompagnò la mostra “My name is Orson Welles”. La Filmoteca Espanola conserva i 50.000 metri di pellicola in 16 mm e 35 mm che ha acquisito nel 1991, insieme ai diritti su tutti i materiali esistenti, a fini culturali e di ricerca.
Il Filmmuseum conserva nella sua collezione dedicata a Orson Welles copie di lavoro, negativi, frammenti, nastri, video e documenti cartacei relativi agli ultimi film di Orson Welles, tra cui anche materiale riguardante il progetto Don Chisciotte. L’insieme di questi materiali sarà presto riunito a Madrid, dove, con il coordinamento della Filmoteca Española e con la collaborazione della Cinémathèque Francaise e della Cineteca Nazionale, Esteve Riambau procederà al loro studio e al confronto con le oltre mille pagine di sequenze della sceneggiatura individuate per procedere alla ricostruzione di un film che Welles non solo lasciò incompiuto, ma che modificò nel tempo con la prospettiva di realizzare almeno tre versioni diverse. Il materiale risultante, assolutamente rispettoso della volontà dell’autore, sarà proiettato in festival e cineteche senza alcuno scopo di lucro. Di tutte le opere incompiute di Welles, Don Chisciotte era quella a cui si sentiva più legato. La chiamava “il mio bambino” e, senza altro produttore che se stesso, la fece evolvere nel tempo fino a quando la sua morte, nel 1985, gli impedì di considerarla definitivamente conclusa. Nelle sue immagini, tuttavia, palpita tutta la bellezza estetica del suo cinema e il rapporto tra due personaggi mitici con cui il cineasta si sentiva indistintamente identificato: il cavaliere chimerico che combatteva contro i mulini o lo scudiero bonario e bon vivant, una replica ispanica di Falstaff.
