Libri, torna la Bridget Jones made in Italy con “A volte è complicato”
Roma, 22 giu. (askanews) – Torna Arabella, definita la “Bridget Jones made in Italy “(da Elle). Più consapevole, ancora imprevedibile, con il suo lavoro nel funerario reinventato nell’era digitale. Tra relazioni imperfette, desideri che ritornano, ironia, leggerezza riflessiva e uno sguardo acuto sull’attualità, la storia di una donna che impara a scegliere chi diventare.
Una quotidianità forgiata dagli addii che, ironia della sorte, sembra proprio non volerne sapere della parola “fine”. È da qui che prende forma A volte è complicato, il nuovo romanzo della giornalista e scrittrice lucana, ma bolognese d’adozione, Isa Grassano, pubblicato da Giraldi Editore.
Dopo l’amato Un giorno sì un altro no, l’autrice riporta tra le pagine Arabella, la protagonista che lavora nel funerario trasformando ricordi, assenze e memorie in contenuti digitali, ma è più consapevole, ironica e inquieta, sentimentale e lucida nel raccontare quel territorio emotivo dove le relazioni adulte smettono di essere semplici. Un territorio fatto di libertà e sensi di colpa, sorprese e ritorni di fiamme, desiderio e paure, di crepe invisibili e quel bisogno di “voler vivere”, ma anche di ascoltare il cuore, in più di un senso. Tra colpi di fulmine, messaggi improvvisi e ritorni che accendono la pelle, Arabella si ritrova così davanti alle domande più scomode: esistono davvero le seconde possibilità? Chi vogliamo davvero diventare?
Un romanzo che, con leggerezza riflessiva, un pizzico di sarcasmo e uno sguardo contemporaneo sull’attualità, parla sì di sentimenti, di uomini – Ludo in primis – ma soprattutto di identità e del coraggio di smettere di aspettare.
Accanto ad Arabella si muove Sara, amica, confidente e grillo parlante, presenza fondamentale in una trama che racconta anche quanto i legami possano cambiare forma e diventare nuovi modi di sentirsi famiglia. Isa Grassano è stata definita una “cacciatrice di storie”. Forse perché raccoglie emozioni ovunque: su un treno, ascoltando distrattamente una conversazione in autobus, nel racconto di un’amica, nelle parole di una sconosciuta sentite per caso al tavolo accanto in un ristorante, per strada. Osserva, intercetta, trattiene dettagli minuscoli e li trasforma in personaggi vivi, imperfetti, in cui ci si ritrova.
E non si possono dimenticare i luoghi. Da Roma a Bologna, da Sorrento alle Dolomiti Lucane, il romanzo trasporta in angoli pieni di luce, odori, dettagli e memoria e, allo stesso tempo, dentro le crepe invisibili delle persone. Le fontane, i monumenti e le strade della capitale, mentre dentro qualcosa vacilla. Un pranzo vista mare che riaccende la passione. I portici bolognesi sotto cui si cammina per schiarirsi le idee. Le montagne lucane che riportano alla parte più autentica di sé. Ogni città, ogni paese, non fa da sfondo: partecipa. Respira insieme ai personaggi, accompagnando emozioni, dubbi e cambiamenti, e restituendo a chi legge anche la voglia di partire. Persino i cimiteri diventano gallerie open air.
A raccontare l’anima del romanzo A volte è complicato contribuisce anche la copertina: una valigia aperta, una décolleté rossa e una sneakers. Due strade, due energie, due modi diversi di stare nel mondo. In mezzo, “quel passo che non è mai quello più facile”. Come si legge tra le pagine: “Eppure continuiamo a camminare, perché sono proprio quei segni silenziosi di resistenza a testimoniare che, nonostante tutto, siamo ancora qui”.
