Vino, Cantina Arnaldo Caprai premiata per la quarta volta dall’UNHCR
Milano, 22 giu. (askanews) – Per il quarto anno l’Azienda agricola Arnaldo Caprai entra tra le realtà premiate dall’UNHCR con il riconoscimento “Welcome. Working for Refugee Integration”, assegnato alle imprese che si distinguono per l’inclusione lavorativa delle persone rifugiate.
Per la cantina di Montefalco (Perugia) il riconoscimento consolida un percorso che, dal 2023 a oggi, l’ha vista sempre presente nel palmares del premio promosso da UNHCR Italia, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. Un risultato che si inserisce dentro una pratica avviata da tempo e strutturata nel lavoro quotidiano dell’azienda.
“Ricevere per la quarta volta questo riconoscimento ci conferma che l’etica e il valore del patrimonio umano non sono mai in secondo piano rispetto all’innovazione tecnologica. Spesso si parla di Agricoltura 4.0 e digitale come driver del futuro, ma queste sono solo abilitatori: il cuore pulsante dell’azienda rimane la persona” ha spiegato Marco Caprai, presidente e Ceo di Arnaldo Caprai, aggiungendo che “integrare chi è più fragile non è un atto di carità, ma una pratica di alta strategia aziendale. Oggi, investitori e stakeholder premiano questa coerenza: sanno che un’impresa capace di generare inclusione sociale è un’impresa più solida, resiliente e capace di creare valore duraturo nel tempo, proprio perché ha saputo mettere le radici dell’etica al centro di ogni processo produttivo”.
L’impianto del progetto parte da lontano. Dal 2016 l’azienda collabora con la Caritas di Foligno e con altre associazioni locali impegnate nel sociale per favorire l’inserimento lavorativo di immigrati e richiedenti asilo. A oggi sono oltre 200 le persone che hanno trovato occupazione nella realtà di Montefalco, in diversi periodi dell’anno, con risultati che la cantina definisce positivi sul piano umano e organizzativo.
L’inserimento avviene con contratti regolari da salariati agricoli e coinvolge tutte le principali attività aziendali, dalla potatura delle vigne alla raccolta dell’uva, sia nei campi sia in cantina. In media, queste figure lavorano fino a 180 giornate all’anno. Il dato più significativo, però, riguarda la stabilità: il 60% dei migranti coinvolti è rimasto a lavorare in modo continuativo presso l’azienda.
Per Arnaldo Caprai il progetto ha quindi assunto nel tempo un valore che va oltre la dimensione sociale e si intreccia con l’idea stessa di impresa agricola. La cantina lega infatti il tema dell’inclusione non a un’iniziativa parallela, ma a una visione più ampia in cui responsabilità sociale, organizzazione del lavoro e creazione di valore fanno parte dello stesso disegno.
“L’impegno della Arnaldo Caprai per l’inclusione dei rifugiati è un caso talmente unico nel settore agricolo da aver ricevuto il Premio Welcome. Working for Refugee Integration per ben quattro volte. Questa è una delle pratiche virtuose messe in campo da Marco Caprai e dal suo team che ci ha convinto a investire nell’azienda e che sicuramente ci impegneremo a introdurre anche nelle altre Cantine del gruppo Angelini Wines & Estates”, commenta Alberto Lusini, ceo di Angelini Wines & Estates, divisione del Gruppo Angelini Industries che ha rilevato il 65% di Arnaldo Caprai.
L’operazione societaria richiamata da Lusini aggiunge un ulteriore elemento di rilievo, perché colloca il progetto di inclusione anche dentro una fase di ridefinizione industriale dell’azienda. In questo quadro, il premio UNHCR non resta soltanto un riconoscimento simbolico, ma diventa un indicatore di continuità per una strategia che Caprai rivendica come parte integrante della propria identità produttiva. A Montefalco, dove il nome di Arnaldo Caprai è legato alla crescita della fama e della qualità del Sagrantino, il riconoscimento ricevuto a Roma segnala dunque un altro aspetto della storia aziendale: la volontà di misurare la qualità del lavoro non solo nel vino, ma anche nella filiera umana che lo rende possibile.
