Fiscozen: 8 Partite Iva su 10 usano AI, cresce spazio agli “agenti”
AskaNews
di admin Administrator  
il 30/06/2026

Fiscozen: 8 Partite Iva su 10 usano AI, cresce spazio agli “agenti”

Milano, 30 giu. (askanews) – Otto liberi professionisti su dieci utilizzano l’intelligenza artificiale nella propria attività quotidiana, e più della metà, il 54%, la definisce parte integrante del proprio lavoro. Per il 72% resta soprattutto un assistente che alleggerisce il carico di lavoro, mentre cresce al 28% la quota di chi le affida compiti in autonomia o la coinvolge nelle decisioni strategiche. Gli strumenti più diffusi sono ChatGPT (32%), Gemini (23%) e Claude (20%), usati soprattutto per fare ricerche e analisi, scrivere testi e generare idee. A guidarne l’utilizzo è il risparmio di tempo, considerato dal 48% dei liberi professionisti come il beneficio più importante. Il 69% non teme in futuro la sostituzione professionale da parte dell’IA, ma un professionista su tre (32%) segnala come preoccupazione principale il possibile impoverimento delle competenze umane, seguito dal delicato tema della protezione di dati e delle conoscenze affidate all’algoritmo. A fronte di questo scenario, esiste ancora un 9% che si rifiuta di fare uso di intelligenza artificiale. È la fotografia del rapporto tra liberi professionisti e IA nel 2026, restituita da un’indagine della tech company Fiscozen, che ha intervistato 2200 Partite Iva provenienti da tutti i settori in cui si fa uso di tecnologia e concentrati per il 50% nella fascia d’età 18-34 anni e per il 26% nella fascia 35-44. Nello specifico, secondo l’indagine, l’IA viene utilizzata principalmente per: le ricerche approfondite e le analisi di grandi volumi di dati, segnalate dal 33% degli intervistati; la scrittura di contenuti per email, post, presentazioni, documenti professionali, piani editoriali e preventivi (25%); produrre nuove idee e fare brainstorming (14%); generare immagini (12%). Ciò che però rappresenta una novità importante del 2026, è l’aumento nel mondo della libera professione dell’utilizzo dell’IA agentica, cioè non più solo un assistente operativo che alleggerisce i carichi e velocizza il lavoro, ma un vero e proprio agente organizzativo che prende decisioni e svolge alcuni compiti in completa autonomia.

“La crescita dell’uso agentico dell’intelligenza artificiale segna un cambio di paradigma per la libera professione. Non parliamo più solo di strumenti che velocizzano attività operative, ma di sistemi che supportano analisi, organizzazione e decisioni quotidiane. Questo permette ai liberi professionisti di dedicare più tempo alle attività a maggior valore, come strategia, relazione con i clienti e visione. È in questo senso che possiamo parlare di una vera rivoluzione. Oggi lavorare in Partita IVA significa poter accedere, in pochi secondi, a risorse e competenze che fino a poco tempo fa richiedevano strutture molto più complesse”, spiega Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen.

Sebbene il futuro delle professioni in Partita Iva non sia considerato a rischio dalla maggioranza degli intervistati, il 19% considera la possibilità che si riducano le opportunità di lavoro o i compensi nell’immediato futuro. Tra gli altri aspetti che destano più preoccupazione rispetto all’uso massivo dell’IA, spicca il rischio che, con l’eccessiva delega, si perdano competenze umane sul lungo periodo, seguito dalla presenza di errori e informazioni non affidabili nelle elaborazioni dell’algoritmo e, infine, i potenziali problemi di privacy e sicurezza dei dati. Ciò che invece continua a guidare l’entusiasmo dei liberi professionisti rispetto all’utilizzo di questa tecnologia sono il risparmio di tempo e la possibilità di trovare nuove soluzioni o idee, concentrandosi su nuove attività che prima richiedevano competenze specifiche. Guardando al confronto con i lavoratori dipendenti, l’indagine mostra che solo il 9% dei liberi professionisti pensa di affrontare le stesse sfide sul mercato del lavoro, mentre appena il 5% ritiene di avere più difficoltà nell’aggiornarsi e formarsi rispetto a chi lavora in azienda. La maggior parte, invece, è convinta di sapersi adattare meglio ai cambiamenti del mercato e di integrare nuove tecnologie in modo più rapido ed efficace, pur essendo maggiormente esposta alle oscillazioni della domanda.

“L’intelligenza artificiale sta consentendo di spostare sempre più attività dall’esecuzione alla supervisione. Ma proprio per questo diventano ancora più centrali quelle capacità che l’IA non può sostituire. In questo senso, forse non è mai esistito un momento migliore per essere libero professionista. Oggi, infatti, può fare in autonomia attività che fino a poco tempo fa richiedevano team, tempo e investimenti molto più grandi. Questo amplia enormemente le opportunità di crescita, senza sacrificare autonomia, flessibilità e dimensione umana” conclude Mattiazzi.

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