Dalla Camera primo sì alla riforma elettorale, in maggioranza resta clima di tensione e sospetti
AskaNews
di admin Administrator  
il 16/07/2026

Dalla Camera primo sì alla riforma elettorale, in maggioranza resta clima di tensione e sospetti

Roma, 16 lug. (askanews) – La maggioranza supera lo scoglio dell’ultimo voto segreto sulla legge elettorale e approva in prima lettura la riforma fortemente voluta dalla premier Giorgia Meloni con 217 sì, 152 no e due astenuti. Quando il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, legge l’esito della votazione dai banchi del centrodestra – con l’eccezione di qualche leghista – è scattato un applauso quasi liberatorio dopo la bocciatura di due giorni fa, sempre a voto segreto, dell’emendamento sulle preferenze. Ma le tensioni nel centrodestra seguite a quel voto su cui la premier si era pubblicamente spesa non sono affatto smaltite. E, anche osservando l’emiciclo dalla tribuna stampa, sono palpabili.

La caccia ai franchi tiratori che ancora ieri teneva banco tra i corridoi di Montecitorio ha lasciato strascichi. Nicola Molteni, leghista sottosegretario all’Interno, è una furia. Vuole sapere chi lo ha accusato di essere presente sui divani del Transatlantico anziché in aula a votare. Cosa falsa visto che lui era impegnato al Senato. In aula se la prende prima con il ministro per l’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, poi va davanti ai banchi di Fdi puntando il dito in maniera accusatoria.

Quando si siede tra i banchi della Lega apre sbattendolo il tavolino pieghevole e sposta il microfono quasi con uno schiaffo. In aula tra i banchi del governo – insieme ai ministri Casellati, Ciriani, Nordio, Mazzi, Pichetto, Foti – spunta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, anche lui finito sotto accusa perché nel giorno del voto incriminato risultava dai tabulati in missione, quindi non votante, mentre era presente tra i banchi del gruppo leghista. Rimane seduto nel primo scranno a sinistra della presidenza ed è il primo a guadagnare, dopo aver partecipato al voto, l’uscita dell’aula quando ancora Fontana sta leggendo l’esito.

A dimostrazione che dopo la bocciatura delle preferenze dalle parti di Fdi nulla è stato dato per scontato, oltre al condizionale usato da Giovanni Donzelli in dichiarazione di voto finale (“Se questa legge sarà approvata”), c’è il fatto che il partito di Meloni ha deciso di mettere in piedi un monitoraggio serrato dell’ultima votazione per individuare, in caso di clamoroso stop, i franchi tiratori. Oltre al controllo fatto dai deputati fedelissimi tra gli scranni, addirittura spedendo personale degli uffici in tribuna stampa, dove solitamente siedono i giornalisti, ovvero giusto sopra i banchi di Lega, Fi e Noi Moderati. Ben quattro persone, accreditate come stampa, armate di telefonino, per controllare se nella buca della pulsantiera gli alleati infilano tutta la mano, o solo un dito tutto da un lato, quello del sì, l’escamotage che secondo alcuni consente di non lasciare dubbi su come si vota anche in caso di scrutinio segreto. In verità i deputati vanno in ordine sparso ma l’esito finale è quello di una maggioranza che stavolta regge alla prova.

In ogni caso ora, prima del passaggio al Senato, si apre la riflessione chiesta da Meloni. Donzelli lo ribadisce rispondendo ai giornalisti che in Transatlantico alla Camera gli chiedono se Fdi riproporrà le preferenze al Senato dove. “Prima c’è la riflessione chiesta da Meloni”, ripete. Anche perché se è vero che a Palazzo Madama non è previsto il voto segreto e quando la riforma modificata tornerebbe alla Camera il governo potrebbe porre la questione di fiducia, il successivo voto finale sarebbe comunque segreto. Di nuovo, nessuna certezza. E quindi “forse – sussurra un altro deputato meloniano – è anche un bene che sia andata così”, senza preferenze, su cui comunque Fi e Lega, che già considerano un faticoso compromesso la riforma così com’è, sono divise al loro interno. Un altro incidente sulla riforma elettorale il governo non potrebbe lasciarselo alle spalle. La volontà invece sarebbe quella di arrivare a fine legislatura: “Il dubbio – spiega uno dei maggiorenti Fdi – è fra election day e il voto dopo l’estate: votare a marzo o aprile è una invenzione solo giornalistica, non ci sta pensando nessuno: o c’è l’election day o la legislatura va a scadenza naturale”.

[Dagli scranni e dalle tribune di Montecitori controllo serrato a vista da Fratelli d’Italia sul voto segreto finale|PN_20260716_00096|in02| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/07/20260716_144321_144986DB.jpg |16/07/2026 14:43:27|Dalla Camera primo sì alla riforma elettorale, in maggioranza resta clima di tensione e sospetti|Dalla Camera primo sì alla riforma elettorale|Politica]

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