Bologna, manifestazione per Fakir: “Verità e giustizia”. Proteste contro polizia, tensioni davanti alla prefettura
Bologna, 20 lug. (askanews) – In piazza Nettuno a Bologna si è svolta questa sera la manifestazione promossa dal sindaco Matteo Lepore per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto ieri al Pilastro mentre gli agenti durante un intervento di polizia lo stavano ammanettando. Presenti, tra gli altri, lo stesso Lepore e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale. La manifestazione si è sciolta intorno alle 20. Due i grandi striscioni sulla piazza: “Giustizia per Fakir. Contro razzismo e omicidi di stato. Aboliamo la violenza di stato e padroni” e “Verità e giustizia per Fakir. Il Pilastro non si fa strumentalizzare”, accompagnati da numerosi slogan contro le forze dell’ordine e la polizia. In piazza nessun agente in divisa, con la zona presidiata da un elicottero della polizia in volo su piazza Maggiore. Accanto a Lepore il presidente della Regione Michele de Pascale, molti assessori della giunta comunale e le bandiere di partito, tra cui quella di Rifondazione comunista. Prima dell’iniziativa i due fratelli della vittima avevano incontrato il sindaco in municipio, affacciandosi per qualche istante alla finestra mentre la piazza si riempiva. In apertura un momento di apprensione: proprio quando doveva prendere la parola la nipote del 42enne, la sorella della vittima ha avuto un mancamento, probabilmente per l’emozione, ed è stato necessario l’intervento di un’ambulanza.
“Non siamo qui per chiedere odio, non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia”. Così Yossra Fakir, nipote di Abderrahim Fakir, il 42enne morto ieri al Pilastro di Bologna al culmine di un intervento di polizia, parlando a nome della famiglia alla manifestazione promossa dal sindaco Matteo Lepore in piazza Nettuno. Il suo intervento, accolto dagli applausi e scandito dai cori “giustizia, giustizia” e “via lo scudo penale” della piazza, è arrivato poco dopo i momenti di apprensione per il malore della sorella della vittima, soccorsa da un’ambulanza. “Abderrahim non era un caso di cronaca: era mio zio, un uomo con una storia, con dei sentimenti e con delle persone che lo amavano profondamente. Era una persona che meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità. La cosa più difficile da accettare è pensare che in un momento di sofferenza e fragilità, quando una persona chiede aiuto, qualcuno possa non essere riuscito a proteggerla. E oggi noi chiediamo risposte”, ha detto la giovane, chiedendo “che venga fatta piena luce su ogni momento di questa vicenda, su chi era presente, su chi aveva il compito di intervenire, su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita. Chi indossa una divisa ha una responsabilità enorme: quella di proteggere le persone, soprattutto quelle più vulnerabili. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi
provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto”. Un pensiero è andato anche a chi aveva il compito di prestare soccorso: “Anche lì chiediamo chiarezza, vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte”. Poi la conclusione: “Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso: era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via. Continueremo a chiedere verità per lui, per Abderrahim, per la nostra famiglia, perché nessun’altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto”.
“La perdita di una vita è sempre un dramma. Quando una persona perde la vita mentre è sottoposta a un provvedimento di polizia è chiaramente un elemento che desta grandissimo clamore, grandissima attenzione, grande preoccupazione”, ha commentato de Pascale, per il quale “è doveroso che ogni istituzione si metta in una posizione di garanzia”, come “l’Ausl ha fatto immediatamente per quello che riguarda il comportamento dei sanitari”.
Al termine della manifestazione in piazza Nettuno per la morte di Abderrahim Fakir, migliaia di persone si sono mosse in corteo fino a piazza Roosevelt, davanti alla sede della prefettura di Bologna, per protestare contro la polizia. Ad aprire la protesta ancora lo striscione degli antagonisti del Pilastro: “Verità e giustizia per Fakir. Il Pilastro non si fa strumentalizzare. Basta militarizzazione Piantedosi e Lepore”. L’ingresso della prefettura è presidiato dai camion della
polizia, mentre nelle vie laterali, a protezione degli accessi secondari di prefettura e questura, sono schierati agenti in tenuta antisommossa. Numerosi i cori contro le forze dell’ordine e qualche bottiglietta è volata all’indirizzo delle camionette. Per tutto il tempo un elicottero ha presidiato la zona dall’alto. La polizia ha lanciato lacrimogeni per allontanare i manifestanti radunati in piazza Roosevelt, davanti alla sede della prefettura. La tensione è salita dopo i cori contro le forze dell’ordine e il lancio di alcune bottigliette all’indirizzo delle camionette che presidiavano l’ingresso della prefettura. Nei momenti concitati della fuga, diversi immigrati se la sono presa con gli attivisti dei centri sociali, accusati di “disturbare” una manifestazione pacifica.
La piazza è arrivata al termine di una giornata segnata in mattinata dalle parole del procuratore capo di Bologna, Paolo Guido, che ha annunciato l’iscrizione di quanti hanno preso parte alle diverse fasi dell’intervento nel nuovo registro delle annotazioni preliminari: gli accertamenti, ha spiegato, “terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti, di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest’ufficio, e dell’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario”. Saranno svolte, ha assicurato il magistrato, “tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti”, a cominciare dall’autopsia attesa nelle prossime ore.
Intanto, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Tg1, parlando del caso di Fakir, ha sottolineato: “E’ accaduta una grande tragedia per la quale sicuramente dobbiamo partire dall’espressione di dispiacere e di grande cordoglio per i familiari. Bisogna avere fiducia nell’autorità giudiziaria e chi fa professione di espressioni pregiudizialmente contrarie alla forza di polizia vuol dire che non ha fiducia né nelle nostre forze di polizia né nella magistratura che dovrà accertare cosa è successo”. A proposito dei video diffusi, Piantedosi spiega: “Credo che per
il momento facessero riferimento al fatto che si tratta di un episodio molto documentato dalle body-cam, dalle riprese altre che sono state fatte”. Inoltre, il ministro ha spiegato che “non si tratta di uno scudo penale, è una giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito voluto da una legge recente che ha voluto il governo Meloni, di persone che sembrano avere partecipato a un fatto con una presenza di una causa di giustificazione”.
Anche il leader della Lega Matteo Salvini è intervenuto commentando sui social gli esiti della manifestazione davanti alla prefettura: “Scontri a Bologna tra teppisti e polizia. Irresponsabile e anti-italiana una sinistra che alimenta l’odio verso chi indossa una divisa e ci difende”. “Nei
prossimi giorni – annuncia il vicepremier – sarò a Bologna per portare il mio sostegno e la mia solidarietà alle donne e agli uomini della Polizia di Stato”.
