Bce lascia tassi al 2,25% ma per il futuro non la vede bene
Roma, 25 lug. (askanews) – Tassi di interesse fermi al 2,25% “per ora” nell’area euro. Proprio nel giorno (il 23 luglio) in cui il barile di petrolio è rimbalzato sopra la soglia psicologica dei 100 dollari, la Banca centrale europea ha deciso di confermare il livello del costo del danaro, raggiunto a seguito del rialzo operato lo scorso giugno.
E se a giugno, pochi giorni dopo la decisione, la Bce si era trovata a giustificare ripetutamente la mossa restrittiva – quando l’accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran aveva innescato forti cali dei prezzi del greggio, e quindi netti ridimensionamenti dei timori inflazionistici – oggi deve gestire una situazione quasi diametralmente opposta. E non dopo giorni: nell’immediato.
Nell’illustrare le scelte fatte, la presidente Christine Lagarde ha riferito che la decisione è stata “unanime”, ma che al tempo stesso “ci sono stati alcuni che si sono chiesti se non dovessimo considerare un rialzo”.
La giornata, poi, è stata segnata dall’attacco da parte di miliziani islamisti Houthi dello Yemen contro navi dell’Arabia Saudita. Episodio che ha infiammato il petrolio, con rialzi che che nel pomeriggio hanno lambito il 7% portando il barile di Brent sopra quota 100 dollari per la prima volta da maggio.
Uno sviluppo che il direttorio Bce non ha fatto a tempo a prendere in considerazione: Lagarde ha spiegato che la notizia è arrivata attorno alle 10 del mattino e la riunione poco dopo era già conclusa. Tuttavia “è uno sviluppo allarmante e chiaramente avrà e ha un impatto. Per questo abbiamo chiesto ai nostri tecnici di condurre una analisi approfondita per la riunione di settembre, sui prezzi del petrolio ma anche sul gas, che è aumentato in maniera rilevante e – ha notato – dato anche il livello delle scorte (nella Ue) relativamente basse”.
Secondo la Bce i rischi per l’inflazione sono sbilanciati al rialzo e la previsione attuale è che resti superiori all’obiettivo del 2% nella prima metà del 2027. Successivamente dovrebbe moderarsi, ma appunto con il conflitto in corso “resta una grande fonte di incertezza”. A settembre le previsioni della Bce potrebbero essere nuovamente modificate, se fosse in senso peggiorativo per l’inflazione a quel punto un nuovo ritocco al rialzo sui tassi diventerebbe molto probabile. Per ora al Consiglio Bce “abbiamo applicato il metodo concordato: cercare di capire intensità e durata dello shock (sull’energia) – ha riferito Lagarde – questo spiega la decisione di tenere i tassi fermi, per ora”.
Secondo la Bce “l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”. Con il livello attuale dei tassi, l’istituzione ritiene di trovarsi “in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza”. E per le future decisioni mantiene la linea indicata da tempo: verranno prese in base ai dati, “volta in volta a ogni riunione” e “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.
Di Roberto Vozzi


