Smart working, tre lavoratori su 4 frustrati dal rientro in ufficio
Milano, 27 lug. (askanews) – Il ritorno in ufficio dopo gli anni dello smart working rischia di scontrarsi con ambienti poco confortevoli, soprattutto durante i mesi estivi. Secondo un sondaggio realizzato da The Harris Poll per National Business Furniture, il 73% dei lavoratori obbligati alla presenza si dichiara frustrato e insoddisfatto del proprio spazio di lavoro, con ripercussioni su benessere e produttività.
Oltre la metà degli intervistati afferma di avere difficoltà a concentrarsi, mentre il 52% segnala problemi nella gestione degli spazi condivisi e il 29% lamenta un costante senso di affaticamento fisico. A pesare sono soprattutto rumore, postazioni poco ergonomiche e mancanza di privacy. Il malcontento è particolarmente diffuso tra i lavoratori più giovani.
Nonostante questo, il cosiddetto “Great Return” continua a prendere piede: secondo Business Insider, oltre il 50% dei dipendenti delle aziende Fortune 100 è oggi soggetto a un obbligo di rientro in presenza, contro appena il 5% di due anni fa. Parallelamente, la quota di chi lavora da remoto a livello globale è scesa dal 17,8% del 2022 all’11,1% del 2026.
Secondo Zeta Service, società italiana attiva nei servizi HR, il tema non è il numero di giorni trascorsi in ufficio, ma la qualità dell’esperienza lavorativa. Per questo l’azienda adotta il full remote nei mesi di luglio e agosto, sostenendo che flessibilità, benessere e produttività possano rafforzarsi a vicenda, soprattutto durante il periodo estivo.
