Terremoto editoria: Frode da oltre 30 milioni, sequestri e misure cautelari in OPS (ex Netweek)
Blitz della Guardia di finanza su delega della procura di Milano: 10 indagati
Terremoto nella Galassia OPS, di cui fa parte OPS Retail (ex Netweek).
I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma, su delega della Procura della Repubblica di Milano, hanno eseguito oggi un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip di Milano, delle azioni e delle quote di 4 società detenute da 3 soggetti e di oltre 100.000 euro, quale profitto del reato di manipolazione del mercato.
Contemporaneamente all’esecuzione del sequestro preventivo, è in corso la notifica di 10 interrogatori preventivi nei confronti di altrettanti soggetti indagati, si legge nel comunicato firmato dal Procuratore della Repubblica di Milano Marcello Viola.
Ciro di Meglio
Sono le società del gruppo OPS le destinatarie del provvedimento. Si tratta di OPS eCom (ex Giglio Group), OPS Retail (già Netweek) e OPS Italia (già EEMS Italia).
Tra gli indagati per cui è stata chiesta la custodia cautelare c’è Ciro Di Meglio, AD del gruppo OPS. Le ipotesi di reato contestate riguardano, tra le altre, manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche, nonché responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio da parte degli amministratori.
OPS Retail (ex Netweek)
Tra le società “terremotate” c’è OPS Retail, già Netweek, società lombarda che possiede una cinquantina di giornali locali e altrettanti sito di informazione in Lombardia, Piemonte, Liguria e Toscana.
Fino a qualche anno fa, Netweek deteneva una partecipazione nella società che edita La Vallée Notizie; oggi si occupa solo della raccolta pubblicitaria per la stessa testata, per Aostasera.it, per Telecity e conto terzi (perlopiù eventi spostivi locali).
L’inchiesta
Le ipotesi di reato contestate riguardano, tra le altre, manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche, nonché responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio da parte degli amministratori.Le attività di indagine, svolte anche con la collaborazione di CONSOB, hanno evidenziato condotte illecite da parte dell’amministratore delegato e del direttore generale delle società quotate, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti, finalizzate a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società quotate, raccogliere fondi anche attraverso l’ottenimento di finanziamenti garantiti dallo Stato per destinarli a fini diversi da quelli indicati nel contratto di finanziamento, frodare il mercato finanziario attraverso l’utilizzo distorto dello strumento dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (POC), per oltre 30 milioni di euro.
In merito a quest’ultima condotta, le società quotate, anche al fine di posticipare il gravissimo stato di dissesto in cui versavano, avrebbero stipulato dei contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe ottenuto un quantitativo di azioni corrispondenti all’importo del prestito erogato (nonché ingenti commissioni pari al 5% del prestito). È stato tuttavia accertato che in realtà il sottoscrittore era una società italiana le cui quote sono state oggetto di sequestro e che la liquidità così ottenuta proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato nonché dalle medesime società quotate.
Con tale schema fraudolento, che, secondo l’impostazione accusatoria, integra il reato di manipolazione ex art. 185 TUF (di tipo informativo ed operativo), l’amministratore avrebbe ottenuto un vantaggio economico derivante dalla vendita delle nuove azioni emesse nell’ambito del POC e dall’incasso di consistenti commissioni, oltre ad aver ingannato e danneggiato il mercato diluendo il numero di azioni disponibili sul mercato stesso, grazie alla conversione delle obbligazioni, con conseguente deprezzamento dei titoli.
Nuovo piano industriale
Netweek è era entrata nella galassia OPS nell’autunno 2025. Il 27 ottobre Di Meglio era stato nominato amministratore delegato, mentre Carleo aveva assunto l’incarico di direttore generale. A dicembre erano arrivati il cambio di denominazione in OPS Retail e il trasferimento della sede legale ad Assago. Il piano industriale prevedeva però un progressivo allontanamento dalle attività editoriali e televisive considerate non strategiche. La “vecchia” Netweek avrebbe dovuto spostare il proprio baricentro verso il commercio al dettaglio e i servizi digitali.
Il nuovo piano industriale prevedeva però un progressivo allontanamento dalle attività editoriali e televisive considerate non strategiche. La vecchia Netweek avrebbe dovuto spostare il proprio baricentro verso il commercio al dettaglio e i servizi digitali.
Il programma comprendeva anche l’apertura di 48 negozi monomarca OPS! Mobile entro il 2030, attraverso una collaborazione con Pay Store per la vendita di Sim, telefonia, energia, servizi digitali e sistemi di pagamento. L’editoria, quindi, non era più al centro del progetto. Eppure sono proprio i giornali a rappresentare ancora oggi il patrimonio più concreto di OPS Retail.
Il gruppo controlla 58 testate locali cartacee (tra cui i vicini a noi “Il Canavese”, “Il Giornale di Ivrea” e “La Nuova Periferia”).
Le difficoltà operative
Il 28 febbraio 2025 DMedia Group, società interamente controllata da OPS Retail e capogruppo delle attività editoriali, ha avviato una composizione negoziata della crisi insieme alle controllate Media (In) e Publi (In). L’obiettivo era ridurre il debito, integrare le strutture e riportare le attività a una marginalità sufficiente per generare cassa e pagare i creditori. Nell’agosto 2025 è stato raggiunto un accordo sindacale per l’uscita volontaria di 19 dipendenti di DMedia e Publi (In). Il piano di risanamento dipendeva anche da una transazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate e dall’arrivo di nuova liquidità da parte della capogruppo. Nel marzo 2026 l’Agenzia delle Entrate ha però respinto la proposta.
Il 17 luglio, dodici giorni prima dell’intervento della Guardia di finanza, DMedia Group, Media (In) e Publi (In) hanno quindi presentato al Tribunale di Lecco una domanda di ammissione al concordato preventivo in continuità aziendale. Le tre società editoriali chiedono di continuare l’attività mentre tentano di ristrutturare il debito sotto il controllo del Tribunale. I giornali possono quindi continuare a essere pubblicati, la pubblicità può essere raccolta e le redazioni possono lavorare.
La continuità, però, deve essere finanziata. Al 31 maggio 2026 il gruppo OPS Retail dichiara 14,56 milioni di euro di debiti fiscali scaduti, principalmente per Iva e ritenute, e altri 5,62 milioni di debiti commerciali scaduti. Oltre 20 milioni di euro già scaduti, contro disponibilità liquide consolidate pari a circa 1,18 milioni di euro.
Non risultano sigilli alle redazioni, alle tipografie o alle testate. Il provvedimento riguarda partecipazioni societarie e somme di denaro.
Un gruppo editoriale in concordato deve pagare stipendi, collaboratori, carta, stampa, distribuzione, fornitori informatici, locazioni; deve inoltre bonificare la quota editore (normalmente, tra il 65 e il 70%) della pubblicità raccolta. Deve anche continuare a raccogliere pubblicità e convincere i fornitori a concedere credito.
(L. M.)
