Il Giappone “normalizza” la difesa: riarmo parte dello sviluppo
AskaNews
di admin Administrator  
il 04/08/2026

Il Giappone “normalizza” la difesa: riarmo parte dello sviluppo

Roma, 4 ago. (askanews) – La svolta della politica di difesa giapponese si legge già nella copertina del nuovo Libro bianco 2026, diffuso oggi dal ministero guidato da Shinjiro Koizumi: non missili, navi da guerra o reparti delle Forze di autodifesa, ma una famiglia sorridente, giovani e bambini proiettati in una città futuristica. L’immagine in stile manga presenta la sicurezza militare non come un sacrificio imposto dalle minacce esterne, ma come la condizione per costruire un futuro tecnologicamente avanzato e prospero. E’ la rappresentazione visiva di un cambiamento più profondo: la difesa viene normalizzata, entra nella vita di tutti i giorni e diventa uno degli strumenti della politica industriale ed economica del Giappone.

Il Libro bianco 2026 sostiene esplicitamente che una situazione di sicurezza stabile è indispensabile per la crescita e che il rafforzamento delle capacità militari può creare domanda, occupazione nelle industrie collegate e ricadute tecnologiche nel settore civile. Ricerca militare e innovazione commerciale vengono ormai considerate parti dello stesso ecosistema: Ia, semiconduttori, spazio, tecnologie quantistiche, robotica e sistemi autonomi possono passare rapidamente dall’impiego civile a quello militare e viceversa. La difesa, afferma il documento, contribuisce quindi alla crescita attraverso le ricadute sull’economia civile.

E’ un’impostazione in linea con la strategia economica della premier Sanae Takaichi, fondata sull’uso della spesa pubblica per stimolare investimenti nei settori considerati strategici. La sicurezza nazionale non viene più separata dalla sicurezza economica: protezione delle catene di approvvigionamento, autonomia tecnologica, capacità produttiva e disponibilità di munizioni diventano elementi di una stessa politica di potenza. Il ministero della Difesa ha significativamente trasformato la sezione dedicata alla produzione e alla tecnologia militare da semplice capitolo a parte autonoma del Libro bianco.

Questa trasformazione ha però un costo. Il Giappone ha anticipato il raggiungimento dell’obiettivo di una spesa per la difesa pari al 2% del Pil e nel bilancio 2026 gli stanziamenti collegati alla sicurezza, comprese alcune spese per Okinawa e per la riorganizzazione delle forze statunitensi, hanno superato per la prima volta i 9mila miliardi di yen (circa 50 miliardi di euro). Entro la fine dell’anno saranno inoltre rivisti in anticipo i tre documenti fondamentali della sicurezza nazionale: Strategia di sicurezza nazionale, Strategia di difesa nazionale e Programma di potenziamento della difesa.

La questione irrisolta è come finanziare un’espansione ulteriore. Il governo ha già approvato un bilancio complessivo record da 122.300 miliardi di yen (677 miliardi di euro) per l’anno fiscale che terminerà nel marzo 2027, mentre l’aumento dei prezzi energetici e le misure di sostegno a famiglie e imprese esercitano una pressione crescente sui conti pubblici. Il nuovo messaggio politico serve anche a rispondere a questo problema: la spesa militare non sarebbe soltanto un costo, ma un investimento capace di generare produzione, esportazioni e innovazione.

La giustificazione strategica resta la rapida trasformazione dell’ambiente regionale. La Cina viene definita ‘la più grande sfida strategica’, una minaccia ‘senza precedenti’ per il Giappone, per l’espansione delle sue capacità nucleari, missilistiche, navali e aeree e per l’intensificazione delle attività attorno a Taiwan, alle isole contese Senkaku (Diaoyu per i cinesi) e nel Pacifico occidentale. Il documento ricorda, tra gli episodi del 2025, l’illuminazione radar per circa trenta minuti di un velivolo giapponese da parte di un caccia cinese, un atto giudicato pericoloso e superiore alle necessità della sicurezza del volo.

Alla pressione cinese si aggiungono la Corea del nord, indicata come una minaccia ‘più grave e imminente che mai’, e la Russia, che continua a schierare equipaggiamenti avanzati nell’Estremo oriente. Tokyo guarda inoltre con crescente preoccupazione alla cooperazione militare tra Cina e Russia e a quella tra Mosca e Pyongyang. Le operazioni congiunte di bombardieri e navi cinesi e russe nei pressi dell’arcipelago vengono interpretate come dimostrazioni di forza rivolte direttamente contro il Giappone.

La guerra in Ucraina rappresenta, in questo quadro, il principale laboratorio operativo. Il Libro bianco insiste sull’impiego massiccio di droni a basso costo, sulla crescente velocità dei processi decisionali assistiti dalla Ia e sull’integrazione tra attacchi convenzionali, spazio, cyberspazio, guerra elettronica e disinformazione. La lezione riguarda la capacità di sostenere un conflitto prolungato attraverso scorte, munizioni, manutenzione e catene industriali resilienti.

Tokyo punta perciò a realizzare entro l’anno fiscale 2027 il sistema SHIELD, una rete per la difesa delle coste e delle isole sud-occidentali basata su grandi quantità di mezzi senza equipaggio. Il progetto comprende droni aerei modulari e d’attacco, sistemi navali di superficie e veicoli subacquei destinati alla sorveglianza, all’individuazione dei bersagli e, in alcuni casi, all’attacco di mezzi terrestri e navali. In parallelo avanzano le capacità di contrattacco, con missili antinave a lunga gittata, sistemi ipersonici, nuove navi dotate di sistema Aegis e un rafforzamento delle difese antimissile.

Il potenziamento militare richiede però una base industriale che il Giappone, limitato per decenni dalle restrizioni sulle esportazioni, non ha mai sviluppato nelle dimensioni dei principali produttori occidentali. Ordini ridotti, margini contenuti e la presenza quasi esclusiva delle Forze di autodifesa come cliente avevano spinto diverse imprese ad abbandonare o ridimensionare il settore. La legge del 2023 sul rafforzamento delle basi produttive e tecnologiche ha introdotto sostegni più diretti. Nell’anno fiscale 2025 il ministero ha approvato 164 piani per la stabilizzazione della produzione, 124 dei quali presentati da piccole e medie imprese.

Il governo sta inoltre cercando di attirare startup, fondi di venture capital e aziende civili che operano nei settori dello spazio, dei droni, dei sensori e dell’Ia. L’obiettivo è ridurre i tempi tradizionalmente lunghi dello sviluppo militare, utilizzare componenti commerciali meno costosi e aggiornare rapidamente i sistemi, secondo quanto osservato sui campi di battaglia ucraini. Si tratta non soltanto di affiancare nuove aziende ai grandi gruppi come Mitsubishi Heavy Industries, ma di ricostruire l’intera filiera di fornitori necessaria a produrre e mantenere equipaggiamenti complessi.

La seconda leva è l’esportazione. Nell’aprile 2026 il governo ha abolito le cinque categorie che limitavano rigidamente il trasferimento all’estero di equipaggiamenti militari, aprendo alla vendita di armi letali verso i Paesi con cui il Giappone dispone di accordi specifici, sempre sotto controllo governativo. Per Tokyo, esportare significa ampliare i volumi produttivi, abbassare i costi, condividere manutenzione e ricambi con i partner e garantire che le fabbriche nazionali conservino capacità sufficienti anche durante una crisi.

Il caso più significativo è quello delle fregate della classe Mogami selezionate dall’Australia: Giappone e Australia prevedono di sviluppare e produrre complessivamente undici unità, mentre i contratti per le prime tre sono stati annunciati nell’aprile scorso. A questo si aggiunge il programma GCAP per il caccia di nuova generazione sviluppato con Italia e Regno unito. La cooperazione industriale diventa così anche uno strumento diplomatico, capace di vincolare i Paesi partner per decenni attraverso produzione, aggiornamenti, addestramento e manutenzione.

Resta la contraddizione fondamentale della nuova politica giapponese. Il Libro bianco ribadisce il mantenimento di una postura ‘esclusivamente orientata alla difesa’, il controllo civile e i ‘tre principi non nucleari’. Ma il possesso di capacità di contrattacco, l’esportazione di armamenti letali e l’integrazione in catene produttive militari internazionali stanno spostando progressivamente i confini della tradizionale interpretazione pacifista. Takaichi vuole inoltre accelerare il dibattito sulla riforma costituzionale, anche se la decisione finale richiederebbe l’approvazione popolare attraverso un referendum, una via politicamente molto rischiosa che nessun capo di governo, neanche il suo mentore ex premier Shinzo Abe, ha mai avuto l’ardire di percorrere.

Il Libro bianco 2026 fotografa dunque una trasformazione che va oltre il semplice riarmo. Il Giappone vuole convertire la difesa in una piattaforma per l’innovazione, la politica industriale, le esportazioni e la costruzione di alleanze. La scommessa è che droni, missili, cantieri navali e tecnologie a duplice uso possano rafforzare contemporaneamente deterrenza e crescita. Il rischio è che l’espansione proceda più rapidamente della capacità del Paese di finanziarla, di dotarla del personale necessario e di costruire attorno a essa un consenso politico stabile.

[Tokyo presenta Libro bianco 2026: Cina minaccia “senza precedenti”|PN_20260804_00001|sp19| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/08/20260804_081555_7D4F978C.jpg |04/08/2026 08:16:07|Il Giappone “normalizza” la difesa: riarmo parte dello sviluppo|Giappone|Estero, Asia]