Trump scuote l’Asia e cerca un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un
AskaNews
di admin Administrator  
il 25/08/2026

Trump scuote l’Asia e cerca un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un

Roma, 25 ago. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato oggi di voler ridimensionare le esercitazioni congiunte con la Corea del Sud, non potendole più annullare. Un messaggio lanciato al leader nordcoreano Kim Jong Un, con il quale il presidente americano vorrebbe concordare un vertice entro la fine dell’anno. Una decisione che scuote le capitali asiatiche, con Nuova Delhi e Tokyo che osservano con attenzione le mosse di Washington.

Il 16 agosto, Trump ha rilanciato su Truth Social una fotografia del 2019 che lo ritraeva sorridente insieme a Kim Jong Un nella Zona Demilitarizzata, un gesto dal forte valore politico e simbolico. Poche ore dopo, il presidente americano ha ordinato al Pentagono di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, motivando la decisione anche con il suo “ottimo rapporto” con il leader nordcoreano.

Due giorni più tardi, il Wall Street Journal ha riferito che Trump starebbe spingendo i propri collaboratori a organizzare un nuovo incontro con Kim già a novembre, a margine del vertice APEC di Shenzhen, in Cina. L’ipotesi di un nuovo faccia a faccia confermerebbe quindi il tentativo della Casa Bianca di riaprire il canale diplomatico con Pyongyang, facendo leva sui rapporti personali tra i due leader in una fase di crescente competizione strategica nell’Asia-Pacifico.

In questo contesto, oggi il presidente Trump ha ribadito la volontà di “ridurre” le esercitazioni con Seoul, rivendicando un “ottimo rapporto” con il leader nordcoreano.

“Considerati i miei ottimi rapporti con Kim Jong Un, della Corea del Nord, non ero favorevole al fatto che gli Stati Uniti avessero concordato, già molto tempo fa, di partecipare a esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. Queste esercitazioni non sono solo costose, con gran parte dei costi sostenuti dagli Stati Uniti d’America (come al solito!), ma inviano a un Paese un segnale del tutto inappropriato e ostile che, da quando Donald J. Trump è presidente, non ha rappresentato una minaccia ed è stato rispettoso”, ha scritto su Truth il presidente americano. “Pertanto, e considerato che era ormai troppo tardi per annullarle, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte!”, ha annunciato Trump.

“Anche se si tratta di una questione in qualche modo non correlata, di recente ho chiesto al presidente della Corea del Sud se fosse interessato a unirsi a noi nel processo di denuclearizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran, ma la risposta è stata: ‘No, grazie!’”, ha concluso Trump, rimarcando una non malcelata ostilità nei confronti di Seoul, rea di non aver sostenuto Washington nella sua iniziativa contro Teheran.

Nell’attuale situazione di stallo sia in Medio Oriente sia nel conflitto russo-ucraino, il presidente Trump cerca un successo internazionale. Un vertice con Kim a margine dell’incontro di Shenzhen si terrebbe circa due settimane dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre. Ciò permetterebbe a Trump di annunciare un’imminente vittoria in politica estera senza che gli elettori possano giudicare i risultati effettivi del vertice.

Rispetto al vertice del 2018 però la Corea del Nord oggi ha una nuova precondizione: le sue armi nucleari non sono oggetto di negoziazione. Pyongyang, infatti, vuole garanzie che un eventuale vertice tra Trump e Kim nel 2026 non tratterà il tema della denuclearizzazione. Al contrario, l’auspicio della Corea del Nord sarebbe quello di avere la certezza che Trump sia disposto ad accettare pubblicamente la Corea del Nord come potenza nucleare.

Difatti, rispetto al recente passato, Pyongyang si trova in una posizione di forza. La Corea del Nord ha migliorato i rapporti con la Cina, approfondito la cooperazione missilistica con l’Iran e inviato migliaia di soldati a sostegno dell’invasione russa dell’Ucraina, acquisendo così una maggiore esperienza di combattimento. Di recente Kim ha ribadito il crescente rapporto di Pyongyang con Mosca, affermando che insieme hanno “portato avanti la storia della lotta comune per la giustizia e le preziose tradizioni di amicizia”. Il Wall Street Journal, riportando stime di esperti indipendenti di controllo degli armamenti, evidenziava che la Corea del Nord potrebbe aver sviluppato 60 testate nucleari e disporre di materiale fissile sufficiente per produrne fino a 90. Tuttavia, Jeffrey Lewis, esperto del programma nucleare nordcoreano presso il Center for Security and International Cooperation della Stanford University, ha osservato al giornale americano che queste stime risalgono a quasi un decennio fa e sono oggi probabilmente troppo basse.

“A questo punto, l’arsenale nordcoreano ammonta probabilmente a qualche centinaio di testate”, ha affermato Lewis, sulla base delle centinaia di lanciatori missilistici mostrati dal Paese e della crescente quantità di plutonio e uranio altamente arricchito prodotta ogni anno. Una stima che trova conferme anche in quanto condiviso dal ministero della Difesa sudcoreano secondo cui le testate nucleari della Corea del Nord potrebbero raggiungere un numero compreso tra 80 e 120.

Dopo aver incrinato i rapporti con i principali alleati europei, le scelte geopolitiche dell’Amministrazione Trump rischiano di modificare anche gli equilibri in atto in Asia e, per questo, le principali capitali della regione guardano con attenzione le prossime mosse della Casa Bianca.

Come osservato da Reuters, il Giappone teme di ritrovarsi anch’esso nel mirino di Trump mentre si imbarca in spinosi negoziati sulla sicurezza; Taiwan osserva con apprensione l’imminente vertice tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping; e l’India è sempre meno sicura del proprio ruolo nei calcoli strategici di Washington.

“Questa decisione alimenterà certamente i crescenti dubbi nella regione circa gli impegni di sicurezza degli Stati Uniti”, ha affermato Jeremy Chan, analista senior della società di consulenza sui rischi politici Eurasia Group ed ex diplomatico statunitense in Giappone e Cina all’agenzia statunitense.

Da Seoul non emerge una chiara ostilità al possibile confronto, purché la sicurezza della Corea del Sud possa essere preservata. Essendo ormai difficile parlare di denuclearizzazione, potrebbe essere utile per Seoul ragionare su un processo di congelamento del potenziale nucleare nordcoreano.

Ciò detto, in un clima di imprevedibilità geopolitica, Cheong Seong-chang, vicepresidente del think tank Sejong Institute e sostenitore dello sviluppo di armi nucleari da parte della Corea del Sud, ha affermato che Seoul, pur dovendo mantenere la sua alleanza con gli Stati Uniti, dovrebbe anche “adottare misure per acquisire una propria capacità di deterrenza nucleare”.

Un tema che, nonostante il sostegno della maggioranza della popolazione sudcoreana all’opzione nucleare, il governo di Seoul ha finora tenuto ai margini del dibattito, sostenendo che l’acquisizione di un arsenale atomico sarebbe non solo superflua, ma anche potenzialmente dannosa per la rete di alleanze del Paese. Una posizione che potrebbe tuttavia essere rimessa in discussione qualora gli Stati Uniti dovessero ridurre ulteriormente il proprio impegno strategico in Asia.

[Ridimensionate le esercitazioni con la Corea del Sud|PN_20260825_00087|in04 rj01| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/08/20260825_173949_2DB91705.jpg |25/08/2026 17:39:57|Trump scuote l’Asia e cerca un incontro con Kim Jong Un|Usa|Estero]

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