Clima, studio Unibo: il caldo aumenta il rischio cardiovascolare
Bologna, 31 ago. (askanews) – La crisi climatica è anche una crisi sanitaria globale, perché influenza profondamente i fattori di rischio legati alle malattie cardiovascolari. A lanciare l’allarme è una revisione sistematica delle evidenze scientifiche pubblicata sullo European Journal of Preventive Cardiology, a cui ha partecipato Anna Vittoria Mattioli, professoressa al Dipartimento di Scienze per la qualità della vita dell’Università di Bologna. L’aumento delle temperature, le ondate di calore sempre più frequenti, l’inquinamento atmosferico e gli eventi meteo estremi aggravano in modo diretto o indiretto i casi di ipertensione, diabete e iperlipidemia. A farne le spese sono soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione: anziani, minoranze etniche, persone con basso livello socioeconomico e donne.
Il caldo estremo mette sotto stress il sistema cardiovascolare: per ogni aumento di un grado della temperatura corporea la frequenza cardiaca cresce mediamente di circa 10 battiti al minuto, fino a 26 nei soggetti più vulnerabili. “L’esposizione al calore e all’umidità reindirizza il flusso sanguigno verso la pelle, aumenta la frequenza cardiaca e provoca una perdita di liquidi, con conseguente aumento della viscosità del sangue e sviluppo di uno stato protrombotico”, spiega Mattioli. Per contrastare i rischi, gli studiosi indicano il ruolo centrale del personale sanitario nell’individuare i pazienti più fragili e la necessità di iniziative politiche decise: si stima che l’eliminazione graduale dei combustibili fossili eviterebbe circa 5,1 milioni di decessi prematuri l’anno legati all’inquinamento. “L’eliminazione graduale dei combustibili fossili è anche una potente strategia di prevenzione cardiovascolare”, sottolinea la ricercatrice.
