Diocesi di Aosta, orientamenti pastorali: faro puntato sulla formazione alla vita cristiana
Fabio Bredy, Franco Lovignana e Vanna Balducci
Parrocchie
di Alessandro Bianchet  
il 04/09/2026

Diocesi di Aosta, orientamenti pastorali: faro puntato sulla formazione alla vita cristiana

Presentati la Lettera del Vescovo e gli orientamenti in vista del nuovo anno pastorale, Lovignana: «Nessuno diventa cristiano autoformandosi, ma lo fa dentro a una comunità»

Grande attenzione alla formazione cristiana, “Finché Cristo sia formato in voi”. Questo il fulcro dell’anno pastorale 2026-2027 della Diocesi di Aosta, che venerdì, in vista di San Grato, ha presentato la Lettera del Vescovo e gli orientamenti pastorali.

Il tutto condito da un progetto di formazione alla vita cristiana, che prevede una sorta di decalogo che dovrà essere seguito da tutte le 33 unità parrocchiali.

Orientamenti pastorali: faro sulla formazione cristiana

A illustrare gli orientamenti pastorali, improntanti a una grande «attenzione verso la vita concreta dell’uomo di oggi» è stato il Vescovo Franco Lovignana, che nella propria lettera “Finché Cristo sia formato in voi”, in vista dell’inizio dell’anno pastorale, ha preso spunto dalla Lettera ai Galati di San Paolo (4,19b).

Gli orientamenti pastorali 2026-2027

«Il tema della formazione non è una novità, se ne parla in tutti gli ambiti – ha esordito Lovignana -. Qui la formazione è alla vita cristiana, non solo come trasmissione di competenze e conoscenze, ma più come concetto di iniziazione».

Formarsi cristianamente vuol dire assumere la forma di Cristo e per questo Lovignana cita San Francesco d’Assisi, che quest’anno vedrà la celebrazione degli 800 anni dalla sua morte (il 4 ottobre in Diocesi a Châtillon).

«San Francesco, nel testamento, si chiede come vivere insieme ai fratelli donati dal Signore – ha continuato il Vescovo -. E il Signore disse che doveva vivere secondo la forma del Santo Vangelo, imparando a vivere e relazionarsi come aveva fatto Gesù e seguendo ciò che aveva detto al momento dell’ascensione».

Insomma, lo scopo è «fare discepoli in tutti i popoli, battezzandoli e insegnando loro quanto è stato detto dal Signore»; tradotto, partire dai sacramenti per corroborare tutto attraverso l’insegnamento.

Per Franco Lovignana, ogni unità parrocchiale dovrà scrivere quindi un progetto per favorire la formazione dei membri della propria comunità e dovrà farlo scalzando due pregiudizi.

Il primo è che la formazione non riguarda solo bambini e ragazzi e non deve essere svolta solo dal Parroco e dai catechisti, ma dall’intera comunità.

Il secondo è che «la vera iniziazione, senza una comunità che accoglie e accompagna giovani e adulti» non porta a fare esperienza di Gesù.

E questo perché «i discepoli non si fanno da sé – aggiunge il Vescovo -. Nessuno diventa cristiano autoformandosi, ma lo fa dentro a una comunità».

Orientamenti pastorali: le appendici alla lettera

Alla lettera del Vescovo sono state aggiunte due appendici.

La prima contiene le linee guida del progetto di formazione alla vita cristiana.

La seconda è una sorta di report di restituzione della visita pastorale attuata dal Vescovo da ottobre a giugno a 30 dei 33 consigli pastorali.

«Il bilancio dell’avvio della comunità pastorali è positivo – ha analizzato Lovignana -, anche se ci sono velocità diverse. Ci sono difficoltà, che rappresentano però motivo di sfida. I membri dei consigli e chi serve in parrocchia si rende conto che un discorso è essere coinvolti personalmente nel cammino, un altro è arrivare alla comunità».

Insomma, l’esperienza delle unità pastorali è agli inizi, ma «è stata letta positivamente dai gruppi più attivi – ha aggiunto Lovignana -. I passi vanno consolidati».

Orientamenti pastorali: il progetto di formazione alla vita cristiana

A illustrare il decalogo con le linee guida del progetto di formazione alla vita cristiana è stato il vicario generale Don Fabio Bredy.

«Per sostenere il mandato di Gesù, andate e annunciate la gioia del Vangelo, abbiamo elaborato queste linee guida che non sono state calate dall’alto, ma sono il frutto di un cammino sinodale – ha spiegato Don Fabio Bredy -. Siamo partiti dall’esperienza delle comunità parrocchiali e dei catechisti, abbiamo celebrato un convegno diocesano e poi siamo arrivati alla promulgazione».

Il decalogo, ovviamente, prevede dieci punti:

– Tempo favorevole (le sfide esistono per essere superate, ma sempre senza perdere allegria, audacia e dedizione, per citare Papa Francesco).

– La nostra missione: prima di tutto Gesù Cristo (il centro è annunciare la gioia che Gesù è morto per te ed è vivo al tuo fianco per illuminarti e sostenerti).

– Da 0 a 100 (se diventare cristiani significa prendere la forma di Cristo, non basta tutta la vita. La formazine non è solo il catechismo, ma anche tutti i momenti occasionali).

– Comunità punto di partenza e di arrivo (bisogna continuare il lavoro Inziato con la costituzione delle unità parrocchiali per ridare vitalità alle comunità).

– L’Eucarestia comunque al centro (La Messa rimane fonte e culmine della vita cristiana).

– A misura di famiglia (per costruire la formazione, l’attenzione alla famiglia è fondamentale, in quanto mattone della comunità. La famiglia intesa nella forma di oggi, che va comunque accolta).

– Unità parrocchiali e oratori (I punti fondamentali per raggiungere una formazione completa attraverso l’esperienza).

– Associazioni e movimenti: tante porte d’ingresso

– Iniziazione cristiana e non solo catechismo (Bisogna dare slancio alla Pastorale 0-6, seguendo l’onda delle tante sperimentazioni che ci sono nelle parrocchie per raggiungere i ragazzi di oggi).

– Per attuare le linee (lavoro tutto l’anno per partire con progetto per tutte le unità).

(alessandro bianchet)

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