Suicidi in Valle d’Aosta: sono stati 14 nei primi 8 mesi del 2026
ATTUALITA', prevenzione, Salute
di Cinzia Timpano  
il 09/09/2026

Suicidi in Valle d’Aosta: sono stati 14 nei primi 8 mesi del 2026

336 sono state le prestazioni offerte dagli ambulatori anti suicidi; 383 sono stati gli accessi al triage infermieristico al Centro Salute Mentale. Nel 77% dei casi, l'accesso è diventato un percorso di cura

Suicidi in Valle d’Aosta: sono stati 14 nei primi 8 mesi del 2026.

Dal 1° gennaio al 31 agosto 2026 sono stati registrati in Valle d’Aosta 14 suicidi, 9 uomini e 5 donne.

Sette delle persone decedute risultavano seguite dai servizi di Psichiatria o dal SerD, mentre altre 7 non risultavano in carico ai servizi specialistici.

Tra giugno e agosto si sono verificati 7 dei 14 episodi.

Stasera si parla di nuova narrazione del suicidio allo spazio Plus

Gazzetta Matin lo aveva anticipato qualche settimana fa, dopo Ferragosto, quando in pochi giorni si erano concentrati numerosi suicidi. E lo aveva fatto proponendo una riflessione con Il Mandorlo Fiorito, l’associazione che proprio questa sera, allo Spazio Plus di Aosta, proverà a cambiare la narrazione sul suicidio, trovando le parole giuste per far spazio alla speranza.

Alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione dei suicidi, il Dipartimento di Salute mentale fa il punto sulle attività avviate nella più ampia strategia regionale di prevenzione.

I dati descrivono un’attività non solo orientata alla risposta in fase acuta ma anche alla continuità assistenziale, all’accompagnamento e intercettazione precoce delle situazioni di vulnerabilità.

336 prestazioni nei primi 8 mesi 2026

Nei primi 8 messi dell’anno, gli ambulatori prevenzione suicidi hanno effettuato complessivamente 336 prestazioni: 123 sono state rivolte direttamente a pazienti per attività di prevenzione e di supporto.

213 sono stati colloqui con i familiari.

Il dato dei primi 8 mesi supera abbondantemente le 246 prestazioni erogate nell’anno 2025.

Monitoraggio telefonico

È stata rafforzata l’attività di recall e di monitoraggio telefonico.

Tra gennaio e agosto 2026, sono state effettuate 860 telefonate (erano state 669 nel 2025), con un incremento del 28,6%.

Il nuovo sistema di monitoraggio ha coinvolto 56 pazienti, 14 dei quali provenienti dal Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura nell’ambito della prevenzione suicidi, 8 dal Servizio per monitoraggio telefonico, uno su segnalazione dello psichiatra e 33 attraverso l’accesso spontaneo.

Dopo la dimissione, il monitoraggio prevede recall telefonici programmati da parte degli infermieri del Centro di salute mentale, visite domiciliari, verifica dell’aderenza terapeutica e attivazione tempestiva in presenza di segnali di rischio.

A questo, si affianca il lavoro di un’équipe dedicata, che si riunisce settimanalmente per condividere i casi complessi, aggiornare e coordinare le procedure tra il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura e il Centro di Salute mentale.

383 casi al triage infermieristico del Centro di Salute Mentale

Nei primi 8 mesi del 2026 sono stati registrati 383 accessi al triage infermieristico del Centro di Salute Mentale.

Gli accessi sono inferiori rispetto allo scorso anno ma cresce in modo significativo l’attività di monitoraggio telefonico.

Nel 77,1% dei casi – 212 su 275, tra marzo e agosto 2026, gli accessi si sono trasformati in percorsi assistenziali.

Se si considerano le persone che non erano mai state seguite dal Centro di Salute Mentale, la percentuale sfiora l’85%, 90 prese in carico su 106 nuovi accessi, percentuale che raggiunge 94,4 nella fascia 26-45 anni.

Collaborazione con i PUA

Sin dal 2024, il Dipartimento di salute mentale collabora con i Punti Unici di Accesso, otto sportelli territoriali e un numero verde attivi per accogliere, ascoltare e orientare ai servizi socio-assistenziali e socio-sanitari.

Nei primi 8 mesi, i PUA hanno effettuato 12 segnalazioni alla Struttura di Psichiatria.

A questa rete si aggiungono gli interventi nelle scuole per l’intercettazione del disagio adolescenziale, le attività sulla gestione dell’ansia, la formazione del personale docente e degli operatori sanitari sul rischio suicidario, oltre alle collaborazioni territoriali con associazioni di volontariato e altri soggetti della comunità.

Il commento della direttrice del Dipartimento di Salute mentale

Anna Maria Beoni

«L’attività che stiamo sviluppando si muove su due direttrici complementari – sottolinea la dottoressa Anna Maria Beoni, direttrice della Struttura complessa di Psichiatria e del Dipartimento di Salute mentale -. Da un lato rafforziamo la capacità dei nostri servizi di accogliere, prendere in cura e seguire nel tempo le persone che arrivano alla nostra attenzione, anche attraverso il monitoraggio dopo la dimissione e il coinvolgimento dei familiari.
Dall’altro, ed è una questione che riguarda tutta la comunità, dobbiamo continuare a costruire una rete, certamente non solo sanitaria ma anche sociale, capace di intercettare il disagio prima che diventi emergenza.

I dati ci mostrano infatti che una parte significativa delle persone che muore per suicidio non è mai arrivata ai servizi specialistici, forse anche, e questo è molto importante da specificare, per l’assenza di una malattia psichiatrica. Per questo la collaborazione con medicina generale, servizi sociali, scuole, famiglie e territorio è parte integrante della prevenzione».

Le parole dell’assessore Marzi

«Il fenomeno dei suicidi è stato preso in carico da vari anni ed è stato affrontato attraverso un percorso strutturato.
Una prevenzione efficace non è solo sanitaria, ma passa attraverso la capacità di tutta la comunità di saper intercettare precocemente il disagio e sostenere le persone nelle diverse fasi della vita
– evidenzia l’assessore alla Sanità, salute e politiche sociali Carlo Marzi -. In questa prospettiva multidimensionale, nel 2022 è stato avviato il Progetto regionale per la prevenzione del suicidio con la costituzione del Tavolo interistituzionale, che favorisce un coordinamento stabile tra ambiti sanitari, sociali, educativi, territoriali, di presidio e sicurezza, in un’azione continua, coordinata e strutturata».

«Il grande lavoro messo in piedi ha come primo obiettivo anche quello di combattere lo stigma e parlare di un tema spesso considerato un tabù – prosegue l’assessore Marzi -. Oggi si comincia più apertamente a parlare di suicidio, facendo crescere la coscienza collettiva e la volontà di contrastare insieme questo fenomeno.

Il commento del direttore sanitario Mauro Occhi

«Da oltre vent’anni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua nel problema della salute mentale un’emergenza epidemiologica planetaria – spiega il direttore sanitario dell’azienda Usl Mauro Occhi -. Tuttavia, le singole particolarità organizzative degli Stati membri faticano a stare al passo della massima autorità mondiale in fatto di salute.
Vengono da questo alcuni dei problemi che ci mettono ora in difficoltà, quali il reperimento delle figure professionali necessarie, psichiatri soprattutto, ma non solo. In Valle d’Aosta i problemi di salute mentale sono quelli tipici dei paesi dell’arco alpino ma le peculiarità si fermano qui: per il resto soffriamo come tutte le altre regioni italiane per nuove forme di disagio che emergono, quelle degli adolescenti in primo luogo.
Vi incidono l’intero ventaglio delle insicurezze epocali così come la precarietà dei tradizionali assetti sociali e relazionali. L’intero sistema sociale e politico italiano è per definizione coinvolto nel realizzare le migliori forme di convivenza possibili e nel disegnare le grandi aree urbane in modo che incidano positivamente sulla percezione del proprio benessere. In Valle d’Aosta vi sono le condizioni per poter essere ambiziosi nel mantenimento del benessere ambientale nonché – una volta risolta la criticità del personale di assistenza – per offrire il massimo della protezione a chi è vulnerabile».

(re.aostanews.it)

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