Diagnostica veterinaria: solo il 15% dei professionisti ha un workflow completamente integrato
Roma, 22 set. – La diagnostica è ormai un elemento centrale della pratica veterinaria: la prossima sfida non è soltanto disporre di tecnologie sempre più avanzate ma quella di farle dialogare tra loro, semplificare i workflow e rendere più rapido il percorso dalla diagnosi alla decisione clinica.
È questa la fotografia che emerge dalla survey “Diagnostica veterinaria: strumenti, workflow e comunicazione nella pratica clinica”, realizzata con il contributo non condizionante di Fujifilm Healthcare Italia e lanciata in occasione del Congresso SCIVAC 2026. L’indagine, condotta tra medici veterinari italiani prevalentemente attivi nel settore dei piccoli animali, evidenzia infatti un settore tecnologicamente maturo, ma ancora caratterizzato da una significativa frammentazione dei percorsi diagnostici. La raccolta dei dati è stata curata da VET33.
Il dato più significativo riguarda proprio l’integrazione: solo il 15% dei veterinari dichiara di disporre di un workflow diagnostico completamente integrato. Le principali criticità riguardano la refertazione, l’interoperabilità tra software e i tempi necessari per completare il percorso diagnostico. La richiesta che emerge è, quindi, quella di soluzioni capaci non soltanto di aumentare le performance diagnostiche, ma di ridurre la complessità e rendere più fluido il lavoro quotidiano.
La semplificazione del lavoro quotidiano assume un rilievo ancora maggiore alla luce delle pressioni che caratterizzano la professione veterinaria. Un’analisi internazionale di 21 studi condotti in nove Paesi ha evidenziato una maggiore prevalenza di fattori di stress psicologico tra i professionisti veterinari, individuando tra i fattori di rischio per la salute mentale burnout, ansia e disturbi depressi.
In questo contesto, poter disporre direttamente in clinica di strumenti diagnostici affidabili, semplici da utilizzare e capaci di fornire rapidamente informazioni utili può contribuire a ridurre passaggi, tempi di attesa e incertezza nel processo decisionale. Una prospettiva che trova un punto di contatto con quanto emerge dalla survey italiana: l’evoluzione della tecnologia acquista valore soprattutto quando riesce a inserirsi efficacemente nella pratica quotidiana e a rendere il percorso diagnostico più fluido.
Un’esigenza che riguarda anche le tecnologie digitali. Secondo i professionisti intervistati, l’intelligenza artificiale rappresenta l’innovazione destinata ad avere il maggiore impatto nei prossimi anni, indicata dal 60% del campione, seguita dalla diagnostica per immagini avanzata (54%) e dall’integrazione dei dati clinici (32%). L’approccio resta però pragmatico: l’AI dovrà dimostrare concretamente la propria utilità nella pratica clinica, integrandosi nei workflow e contribuendo a migliorare qualità diagnostica ed efficienza organizzativa.
Ridurre l’incertezza nella pratica quotidiana
È proprio a partire da questa evoluzione che si inserisce la strategia europea di FVet®, la divisione di Fujifilm Healthcare dedicata alle soluzioni per la medicina veterinaria, con il lancio di “Let’s Lift the Clouds”, iniziativa costruita intorno all’idea di ridurre l’incertezza nel percorso diagnostico e restituire ai veterinari tempo e attenzione da dedicare ai loro pazienti.
Attraverso soluzioni point-of-care capaci di fornire risultati affidabili direttamente in clinica, l’iniziativa punta a supportare decisioni più rapide e chiare, creando maggiore spazio e attenzione per il professionista nel percorso che va dalla diagnosi al trattamento. Nei prossimi anni FVet® prevede inoltre di ampliare progressivamente il proprio portfolio con nuove tecnologie diagnostiche e terapeutiche sviluppate in risposta alle esigenze del mercato veterinario e all’evoluzione dei workflow clinici.
“La survey ci restituisce un messaggio molto chiaro: il veterinario non chiede semplicemente più tecnologia, ma tecnologie che lavorino meglio insieme – dichiara Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia. La vera innovazione oggi consiste nella capacità di costruire workflow più semplici, rapidi e integrati, nei quali imaging, diagnostica di laboratorio, dati e strumenti digitali possano contribuire a un unico percorso diagnostico. Ed è esattamente questa la direzione nella quale si sta muovendo Fujifilm, con una strategia europea che punta a sviluppare un ecosistema veterinario sempre più completo e con soluzioni in grado di portare la diagnostica più vicino al professionista e al paziente”.
Il point-of-care per avvicinare la diagnostica al veterinario
La possibilità di portare una parte sempre maggiore dell’attività diagnostica direttamente all’interno della struttura veterinaria rappresenta una delle leve attraverso cui ridurre i tempi che separano l’esame dalla decisione clinica.
Il primo lancio realizzato nell’ambito di “Let’s Lift the Clouds” è FVet® FUJI DRI-CHEM® SLIDE v-UPC, nuovo strumento diagnostico progettato per la misurazione rapida direttamente in clinica del rapporto proteine/creatinina urinaria (UP/C) nei cani e nei gatti. La soluzione consente alle strutture veterinarie di effettuare test quantitativi UP/C, supportando lo screening precoce e il monitoraggio della malattia renale cronica negli animali da compagnia
FUJI DRI-CHEM® SLIDE v-UPC consente una misurazione automatizzata in circa cinque minuti e presenta una correlazione del 98,8% rispetto ai metodi di chimica umida. Il sistema prevede inoltre un processo automatico in tre passaggi, pensato per favorire l’inserimento del test all’interno del normale workflow della struttura veterinaria.
La proteinuria persistente rilevata attraverso il rapporto UP/C rappresenta un indicatore importante nella gestione della malattia renale cronica nei cani e nei gatti. La possibilità di effettuare rapidamente il test durante il percorso clinico permette di ridurre il turnaround diagnostico e mettere a disposizione del veterinario informazioni utili per assumere più rapidamente le successive decisioni cliniche.
FUJI DRI-CHEM® SLIDE v-UPC è compatibile con gli analizzatori FUJI DRI-CHEM® FDC4000, NX500, NX600 e NX700; sui modelli NX600V e NX700V dotati di software aggiornato è inoltre supportato il calcolo del rapporto UP/C.
La logica è quella del point-of-care testing: rendere disponibili informazioni diagnostiche affidabili direttamente nella struttura veterinaria, riducendo i tempi di attesa e supportando il professionista nel momento in cui deve prendere una decisione. Un approccio coerente sia con l’obiettivo europeo di ridurre l’incertezza diagnostica sia con la necessità, evidenziata dalla survey italiana, di rendere più efficienti e fluidi i workflow.
“L’obiettivo di FVet® è accompagnare il veterinario nella complessità della pratica quotidiana, mettendo a disposizione soluzioni capaci di fornire informazioni affidabili nel momento in cui servono – sottolinea Paola Nobili, IVD & Vet Business Unit Manager per Fujifilm Healthcare Italia. ‘Let’s Lift the Clouds’ esprime bene questo principio: ridurre l’incertezza, semplificare il percorso diagnostico e supportare decisioni più rapide, lasciando al professionista più tempo e attenzione da dedicare al paziente”.
Un portfolio più ampio per la medicina veterinaria
Il point-of-care rappresenta una componente di un percorso più ampio attraverso il quale Fujifilm sta sviluppando la propria presenza nel settore veterinario.
Tra le soluzioni dedicate alla diagnostica in vitro in-house rientra anche FUJI DRI-CHEM® AU20V, progettato per rispondere alle esigenze di rapidità, affidabilità e semplicità operativa nelle strutture veterinarie. Il sistema permette di effettuare direttamente in clinica analisi di laboratorio in pochi minuti, attraverso automazione dei processi, workflow semplificati e un utilizzo pensato per facilitare l’attività quotidiana degli operatori
La strategia di Fujifilm nel settore veterinario non si limita tuttavia alla diagnostica di laboratorio. Il portfolio comprende infatti soluzioni di imaging, ecografia, radiologia ed endoscopia, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei professionisti strumenti capaci di rispondere a esigenze differenti e complementari lungo il percorso diagnostico.
La prospettiva è quella di una diagnostica nella quale strumenti, dati e competenze non rappresentino elementi isolati, ma possano contribuire insieme alla gestione del caso clinico. Una direzione particolarmente rilevante alla luce della frammentazione dei workflow evidenziata dalla survey italiana.
La costruzione di questa offerta passa anche attraverso una rete di partner che consente a Fujifilm Healthcare Italia di essere vicina alle esigenze concrete delle strutture veterinarie italiane. In questo percorso rientrano le collaborazioni con Global Service, La Zootecnica Group e Vibi Vet, attraverso le quali Fujifilm sta rafforzando la presenza delle proprie soluzioni sul mercato e sviluppando un modello capace di combinare tecnologia, competenze, supporto e conoscenza delle differenti realtà professionali.
Più efficienza, più spazio per la relazione con il proprietario
La necessità di workflow più semplici assume un significato che va oltre l’efficienza operativa. La survey evidenzia anche il ruolo della diagnostica nella relazione tra veterinario e proprietario: il 72% dei professionisti considera la diagnostica determinante per migliorare la comunicazione con il cliente, mentre l’87% dichiara di utilizzare frequentemente immagini diagnostiche e referti durante il colloquio clinico. Dati e immagini contribuiscono così a rendere più comprensibile la patologia, favorire l’accettazione del percorso terapeutico e valorizzare il rapporto tra professionista e proprietario. In questa prospettiva, semplificare il workflow non significa soltanto ridurre passaggi o tempi, ma restituire al veterinario risorse – tempo, attenzione e capacità decisionale – da dedicare alla relazione con il paziente e con il suo proprietario.
Il percorso di Fujifilm guarda quindi a una medicina veterinaria nella quale integrazione, innovazione digitale e diagnostica avanzata non rappresentino elementi separati, ma componenti di un unico ecosistema. Un modello nel quale la tecnologia possa contribuire non solo a rendere la diagnosi più rapida e informata, ma anche a costruire percorsi di cura più efficienti e una relazione sempre più efficace tra veterinario, animale e proprietario.

