Aosta Pride, bagarre sul finanziamento del Comune, Rocco: «Continueremo a garantirlo»
Eterna discussione per le mozioni presentate da Forza Italia e Fratelli d'Italia che chiedevano conto dei 7 mila euro e del patrocinio dati dal Comune alla manifestazione; la maggioranza traballa poi si compatta; commovente la confessione di Giovanni Girardini prima di dichiarare l'astensione di Renaissance
«Basta strumentalizzazioni, cosa ne sapete tutti delle sofferenze che ci sono dietro»? La riflessione a cuore aperto di Giovanni Girardini smorza un po’ l’immancabile dibattito in consiglio comunale sull’Aosta Pride.
Dibattito che, però, ovviamente non si è fatto mancare nulla, con le bordate in particolare di Forza Italia e Fratelli d’Italia sul finanziamento delle attività culturali collegate, il rischio di un patatrack in maggioranza e l’inevitabile bailamme di attacchi incrociati. Il tutto concluso dalla promessa del sindaco; si va avanti.
Aosta Pride le mozioni
L’argomento Aosta Pride, che vedrà il clou con la parata del 26 settembre, è stato introdotto dalle mozioni di Forza Italia e Fratelli d’Italia (respinte, con astensione di Renaissance e voto contrario della maggioranza).
Il capogruppo forzista, Christian Chuc, ha detto di non mettere in discussione «il diritto a manifestare ed esprimere le proprie idee», ma ha puntato il faro sull’uso delle risorse pubbliche «a sostegno di manifestazioni con precisa connotazione politica e valoriale».
Nel calderone, Chuc ha messo le iniziative rivolte ai bambini («sono stati informati i genitori»?), ma soprattutto il manifesto politico in cui Aosta Pride viene definita come «manifestazione politica, con rivendicazioni su temi politici, sociali e cutlurali, con precisa connotazione transfemminista, antifascista e internazionalista».
Da qui la richiesta di avere delucidazioni sulla destinazione dei 7.000 euro da parte del Comune, ma anche di un resoconto puntuale su tutte le spese.
Il tutto non prima di aver ricordato la mancata organizzazione dei Carnavals de Montagne.
Nella mozione fratellista, Giuseppe Manuel Cipollone è ripartito proprio dai Carnavals per dire stop al sostegno economico all’Aosta Pride.
Facendo l’elenco delle spese, Cipollone è andato all’attacco.
«Più volte avete rivendicato la scelta come politica, ma i rivoluzionari me li ricordo diversi, non pagati dalle istituzioni» ha sottolineato, dicendo poi come nel manifesto del Pride ci siano riferimenti al sostegno al «transfemminismo, internazionalismo, eutanasia e fine vita, maternità surrogata» e l’essere contro «a capitalismo, patriarcato, colonialismo, aborto e obiezione di coscienza – ha aggiunto -. Questo è tutto ciò che sostiene il Comune e vorrei sapere cosa ne pensano esponenti di forze che derivano dal Cattolicesimo; io non voglio più pagare una lira per questa cosa».
Aosta Pride, la vice sindaca: «Patrocinio per politiche di genere e pari opportunità»
Dopo la lunga sospensione richiesta dalla maggioranza, servita per “sanare” la voglia di astenersi di rappresentanti di Uv, Stella Alpina e Pour l’Autonomie, il timone è stato preso dalla vice sindaca Valeria Fadda, che ha spiegato le motivazioni dello stanziamento di 6.999 euro, sottolineando com l’avere contenuti politici non significhi svolgere attività politica.
A sostegno ha anche citato la sentenza del Tar della Valle d’Aosta, che ha sottolineato come «attività di promozione sociale e culturale del rifiuto delle discriminazioni non può essere definita partitica e politica e non basta avere un manifesto che si definisca politico», questa è «un’attività civica».
«Dire che si ha manifesto politico di inclusione è trasversale a qualsiasi partito – ha continuato Valeria Fadda -. Si può scegliere di non partecipare, si può non comprendere l’identità di genere, ma loro lotteranno anche per i tuoi diritti».
Poi, la spiegazione sui patrocini e i contributi.
«Il regolamento dei patrocini prevede iniziative anche relative alle politiche di genere e alle pari opportunità, Aosta inoltre aderisce alla rete Ready per prevenire e superare le discriminazioni – ha continuato -. Il Celva ha dato il patrocinio, così come l’UniVdA e la concessione degli spazi l’abbiamo data ad associazioni non legate specificamente al Comitato. Abbiamo stanziato 6.994,04 euro e fornito tutti i servizi garantiti a qualsiasi manifestazione che preveda tanta gente o un percorso, come chiesto dalla Questura».
Il sostegno è arrivato come fatto anche per tante altre manifestazioni e a maggior ragione per una «che porta anche tante persone da tutta Italia, che hanno anche già prenotato in alberghi».
L’ultima parentesi sui Carnavals de montagne, non organizzati per la concomitanza del passaggio della Fiamma olimpica, ma già allestiti per il 10 gennaio 2027, con tanto di stanziamento di 60 mila euro.
Il dibattito
Nel dibattito, Giuseppe Manuel Cipollone ha notato «un cambio di narrativa», passando da rivendicazione politica a «concessione quasi tecnica – ha aggiunto -. Se dovesse arrivare un comitato che propone la Remigrazione, cosa direste?»
Giovanni Girardini, capogruppo di Renaissance, ha aperto alla propria esperienza personale, sottolineando come tutto ciò venga «strumentalizzato da entrambe le parti, ma ci si dimentica che dietro al Pride ci sono vissuti e sofferenze».
Girardini ha fatto l’esempio del marito, del presidente del consiglio Samuele Tedesco e spiegato come faccia male «vedere tirare la giacchetta, quando mio marito è stato cacciato dalla sua isola perché gay, Samuele non credo abbia avuto un’infanzia facile e io ho avuto una mamma meravigliosa, che mi ha insegnato come la cosa più brutta della vita sia far finta di essere ciò che non si è».
Poi ha continuato.
«Scoprire oggi di essere gay è meno difficile che in passato, non si rischiano lager e manicomi, le discriminazioni toccano tutti in modo diverso – ha concluso -. Le difficoltà, però, non si superano con un carovana e uno spettacolo, anche perché chi organizza queste cose non è aperto alla differenze (come dimostra leggendo un messaggio ricevuto, ndr.). Non ho nulla contro il Pride, ma mi fa tenerezza chi ci va, perché è strumentalizzato. Spesso ho visto mancanze di rispetto verso chi la pensa diversamente, se avenisse per la Chiesa qui ad Aosta mi turberebbe».
Poi ha spiegato l’astensione de la Renaissance.
«Siamo contrari a sostenere manifestazioni per i diritti, in più non sono state date assicurazioni sulla mancanza di degenerazioni e sul fissare dei paletti».
Il presidente del Consiglio Samuele Tedesco non si è sentito «tirato dalla giacchetta da chi mi difende, ma piuttosto offeso da chi dice che gli omosessuali non sono normali o da chi boccia la step-child adoption».
Marco Gheller, assessore alle Politiche sociali (Uv), ha evidenziato come «La libertà di un individuo finisce dove inizia quella di un altro. Il Pride aggiunge diritti a una comunità, la remigrazione tocca la sfera personale e costringe persone a essere “deportate” – ha esclamato -. Non sono assiduo frequentatore del Pride, ma mi batterò fino all’ultimo perché chi vuole possa andarci».
Katya Foletto (Avs) è partita all’attacco.
«Il Pride è nata come manifestazione per uscire dalla vergogna di non essere considerati esseri degni di essere liberi – ha esordito -. Si dicono cose, ma se ne intendono altre, come criticare le attività dei bambini. Informare le famiglie? Ma secondo voi portano i figli in posti senza sapere nulla? Il contrasto alla discriminazioni è la base della società moderna, chi non riconosce questo non ha chiaro il cammino delle istituzioni pubbliche nel mondo occidentale».
Sonia Furci (misto di minoranza) ha appoggiato «la difesa dei diritti di tutti e ogni manifestazione», ma anche chiesto che differenza c’è tra queste associazioni e «quelle che si occupano di disabilità o alto; che si ricevano contributi in egual misura».
L’assessore Luca Tonino (PD) ha spiegato come «in uno Stato laico è importante che siano riconosciuti e si possano esprimere alcuni valori – ha detto -. Sono cattolico, sposato e se immaginiamo il concetto di normalità, tra i più normali in questo paese. Ma perché dovrei essere normale e qualcun altro no? Noi siamo di parte, perché fan della Costituzione e voglio che chiunque venga ad Aosta a esprimere le proprie idee, ma solo se sta dentro a queste regole. Il Comune, poi, dà centinaia di patrocini, è pretestuoso riferirsi solo a questo».
Giorgio Giovinazzo (Pour l’Autonomie) ha definito come parte della natura umana l’incapacità di accogliere la diversità, ma per questo «dare soldi al Pride è cosa buona e giusta, altrimenti non lo si faccia anche con altre manifestazioni. Ogni consigliere di questa maggioranza ha il quasi di dovere di sostenere gli atti proposti dal governo».
Sara Timpano (Pd) ha specificato come «non esistono cittadini di serie A o di serie B, , la città deve essere di chiunque arrivi e vogliamo che tutti si sentano parte di questa città – ha aggiunto -. È fondamentale sostenere il Pride, perché magari ci sono ragazzi adolescenti nella loro stanza che comprendono le proprie preferenze sessuali in questo momento e bisogna dar loro voce».
Giuseppina Bal, capogruppo Uv, ha esplicitato le motivazioni alla base del voto contrario (combattuto, come abbiamo detto).
«Siamo una forza politica che crede all’autodeterminazione dei popoli e a maggior ragione a quella di ciascuna persona – ha illustrato -. Se riconosciamo il diritto di una comunità a difendere la propria identità, così dobbiamo garantire alle persone di vivere liberamente le proprie scelte e i propri orientamenti. Il sostegno? Non appartiene a una sola parte politica e non accettiamo che per difendere manifestazioni parte della nostra storia si mettano in contraddizione con altre espressioni culturali».
Nicolò Carlo Munier, capogruppo di Stella Alpina, è stato stringato.
«Mettiamo al centro la dignità e il rispetto della persona, nonché di tutte le differenze. Non è necessario condividere ogni posizione espressa nell’ambito del Pride, ma è sufficiente condividere l’idea che sta alla base».
Aosta Pride, il sindaco: «Continueremo a finanziarlo»
In chiusura, il sindaco.
«Siamo tutti consapevoli di cosa significhi dare il patrocinio al Pride – ha concluso difendendo la propria maggioranza -. Ogni movimento ha espresso la propria sensibilità, ma soprattutto il proprio voto contrario perché abbiamo l’intenzione di continuare a finanziare questo evento. Quando si parla di prudenza nell’appoggiare un evento che richiama principi di libertà, mi preoccupa molto».
(alessandro bianchet)
