Mattia Gianotti al Summit internazionale Next Gen AI: «un tavolo di lavoro su educazione digitale e intelligenza artificiale nelle scuole»
Il presidente della Consulta regionale degli studenti si è confrontato con esperti, delegazioni ministeriali e colleghi studenti provenienti da oltre 40 Paesi
Mattia Gianotti al Summit internazionale Next Gen AI: «l’ingegno è insostituibile, anche a scuola».
Mattia Gianotti al Summit di Cernobbio
Diciannove anni, studente dell’ultimo anno del liceo scientifico Bérard di Aosta, appassionato di innovazione e nuove tecnologie. Mattia Gianotti ha partecipato nei giorni scorsi al Summit internazionale Next Gen AI a Cernobbio, confrontandosi con migliaia di studenti da oltre 40 Paesi, esperti e delegazioni ministeriali.
Lo abbiamo incontrato di ritorno da Milano, dove sabato 24 ottobre è stato tra i relatori del Terzo meeting dei Patti Digitali all’università della Bicocca.
Dal 2024 sei presidente della Consulta regionale degli studenti. Di cosa si tratta esattamente?
«Ogni regione elegge due rappresentanti che hanno il compito di raccogliere le esigenze degli studenti per portarle all’attenzione delle istituzioni locali e nazionali. Il mio ruolo è fare da ponte tra i ragazzi e chi decide.
Vado regolarmente a Roma per incontrare i rappresentanti del Ministero e mi è capitato più volte di confrontarmi direttamente con il ministro Valditara.
Da fine 2025 sono anche delegato nazionale per l’Educazione digitale e l’intelligenza artificiale. La soddisfazione più grande è vedere che le nostre proposte portano a risultati concreti: alcune segnalazioni presentate dagli studenti sono state recepite nella nota del Mim del settembre scorso sull’utilizzo del registro elettronico».
Quali sono in generale le segnalazioni degli studenti valdostani?
«I problemi legati ai trasporti, così come alcune difficoltà organizzative di istituti distribuiti su più sedi.
Un altro tema a cui teniamo molto è quello del disagio giovanile e della salute mentale.
La Valle d’Aosta registra numeri alti sul fronte dei suicidi e dei tentativi di suicidio che toccano anche i giovani: riteniamo fondamentale portare l’attenzione su questo tema e su tutte le situazioni di fragilità che interessano i ragazzi».
Come è andata a Cernobbio?
Mattia Gianotti al lavoro con i colleghi studenti da 40 Paesi
«È stato il secondo summit internazionale sull’intelligenza artificiale nella scuola organizzato dal ministero.
I ragazzi sono stati divisi in quattro aree tematiche: IA per la Terra, per le arti, per la vita quotidiana e per il lavoro.
Noi della Consulta abbiamo accompagnato e supportato i partecipanti, raccogliendo osservazioni e contributi, e abbiamo elaborato una proposta e un discorso presentato in chiusura dell’evento.
Abbiamo chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico permanente composto da esperti, formatori e rappresentanti della Consulta studentesca sull’educazione digitale e l’introduzione dell’IA nelle scuole per favorire una transizione graduale che abbia al centro la personalizzazione dell’esperienza scolastica.
La reazione del ministro Valditara è stata molto positiva: ci ha detto’consideratelo già fatto’.
Per noi è un traguardo importante».
L’IA può essere un ottimo insegnante, ma anche un ruffiano che suggerisce tutto senza farti ragionare. Dove sta il confine?
«L’intelligenza artificiale non deve sostituire la fatica, perché è attraverso la fatica che impariamo.
Se però viene utilizzata correttamente, può diventare uno strumento straordinario. Per me è un supporto allo studio: può spiegare un concetto, creare uno schema, sintetizzare un argomento o aiutare a ripassare. Questo strumento esiste e i ragazzi continueranno a usarlo. Per questo è importante insegnare a gestirlo in modo consapevole e critico. Anche l’IA ha le allucinazioni ogni tanto e dà informazioni non corrette e le presenta come fossero vere. Conoscere i limiti significa essere più preparati a riconoscerli».
Per te l’IA è anche un’esperienza professionale…
«Sì. Con mio padre ho fondato una società, IA Italia, che sviluppa servizi di intelligenza artificiale per le piccole e medie imprese.
L’idea è nata in modo naturale: mio padre aveva sviluppato alcuni sistemi per rendere più efficienti i processi della sua azienda e ci siamo resi conto che quelle soluzioni potevano essere utili anche ad altre realtà».
Ti capita di pensare che le macchine finiranno per sostituire il lavoro umano?
«Non credo che le macchine sostituiranno il lavoro umano: lo cambieranno, automatizzando alcune attività e facendone nascere di nuove, in cui l’uomo guiderà i sistemi intelligenti.
Resta poi centrale ciò che nasce dall’ingegno e dall’emozione.
Un’IA può essere più brava di noi in molti compiti, ma nessuna macchina può replicare il fascino di un’orchestra dal vivo. I computer battono i campioni di scacchi da anni, eppure continuiamo ad appassionarci alle partite tra esseri umani».
Quanto hanno contano le difficoltà scolastiche nel tuo percorso?
«Sono stato bocciato in terza superiore e ho accusato il colpo, ma poi quell’esperienza mi ha spinto a rimettermi in gioco, entrando nel mondo della rappresentanza studentesca.
Oggi poter dialogare con ministri, esperti e studenti di tutto il mondo è un grande onore. Sapere che la mia opinione può contribuire a migliorare la scuola italiana è una soddisfazione che considero una forma di riscatto personale».
E fuori dalla scuola?
«Gioco a basket sin dalle medie e partecipo a competizioni di cubo di Rubik in giro per l’Italia. La mia media è di circa 10 secondi a soluzione.
Come immagini la scuola tra dieci anni?
«La immagino più personalizzata e capace di valorizzare ogni studente. Vorrei una scuola in cui chi sogna di diventare ricercatore e chi ama la falegnameria si sentano ugualmente riconosciuti e rispettati.
Penso che oggi esista ancora un pregiudizio nei confronti degli istituti tecnici e professionali che va superato. Io spero in una scuola dove ciascuno possa sviluppare al massimo le proprie capacità, senza sentirsi inferiore o superiore a nessun altro».
(laura tassone)
