Corte dei conti, Rollandin e Restano non nascosero parti di patrimonio
Un momento della prima udienza in Corte dei Conti
CRONACA
di segreteria il
15/01/2019

Corte dei conti, Rollandin e Restano non nascosero parti di patrimonio

La Corte dei Conti ha rigettato l'azione revocatoria, avviata dall'ex procuratore Roberto Rizzi, nell'ambito del procedimento contabile sui 140 milioni di euro di fondi regionali erogati dalla Regione a favore del Casinò de la Vallée.

Augusto Rollandin e Claudio Restano non tentarono di sottrarre parte del proprio patrimonio ai sequesti posti in essere dalla Corte dei Conti. Lo hanno stabilito i giudici contabili Pio Silvestri, Paolo Cominelli e Alessandra Olessina.

L’azione revocatoria

Nell’ambito del procedimento contabile sui 140 milioni di euro erogati a favore del Casinò de la Vallée, nel mese di luglio, l’ex procuratore Roberto Rizzi aveva segnalato una «spiccata operosità nel compimento di atti dismissivi di cespiti e nella realizzazione di altre operazioni comunque in grado di render non aggredibili significative porzioni del patrimonio per il risarcimento dell’ipotizzato danno erariale». Era quindi stata avviata un’azione revocatoria nei confronti di Rollandin, Restano, Giuseppe Isabellon e dell’attuale presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Antonio Fosson.

Nei confronti di Rollandin, nessun interesse ad agire

I giudici hanno ritenuto essere «sopravvenuta la carenza di interesse ad agire, in forza della riduzione del danno posto a carico» dell’ex presidente della Regione. La richiesta risarcitoria avanzata dalla Procura (17 milioni di euro) è stata ridotta – con la sentenza di primo grado – a 4 milioni 500 mila euro; «La garanzia patrimoniale fornita dal Rollandin appare pertanto senz’altro adeguata, avuto riguardo ai cespiti mobiliari», aveva affermato Gianni Maria Saracco, difensore di Rollandin. In questo senso, la sentenza di primo grado aveva confermato il sequestro «fino alla concorrenza di 4 milioni 500 mila euro».

Restano: «il fondo patrimoniale mirava soltanto a tutelare i figli»

Per Restano (avvocato Massimiliano Sciulli), la Corte ha accolto la tesi difensiva secondo cui «attesa la situazione famigliare, la creazione del fondo patrimoniale mirava soltanto a tutelare i figli della coppia». Inoltre, i giudici hanno appurato «la sussistenza, provata in atti, di una polizza assicurativa» che garantisce Restano con un massimale – per colpa grave – di 2 milioni e 500 mila euro; «ampiamente capiente rispetto al danno» per il quale è stato condannato (807 mila euro).

Le sentenze sulle azioni revocatorie, avviate nei confronti di Isabellon e di Fosson, sono attese nei prossimi mesi.

 

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