Aosta, Ccs Cogne: avanti tutta con la perizia globale sull’edificio
POLITICA & ECONOMIA
di Danila Chenal  
il 20/03/2019

Aosta, Ccs Cogne: avanti tutta con la perizia globale sull’edificio

Tutti concorsi sul recupero dell'edificio storico ma Baccega propone di riconvertirlo in residenze per disabili e alloggi di edilizia pubblica

Sull’agibilità dei locali del palazzo Cogne la apolitica regionale sceglie di non decidere. La soluzione? Una ulteriore perizia su tutto l’edificio del Ccs Cogne, evocata da tutta la maggioranza. E si scopre che la perizia è già avviata. Bocciate con un ”no” sia la mozione della Lega (21 astensioni della maggioranza e 13 di Lega, M5S e Mouv ‘) riveduta e corretta sia la risoluzione di Daria Pulz (con 3 si di Adu e Rete Civica e l’astensione dei 31 consiglieri in aula di maggioranza e opposizione. Il dibattito ha occupato larga parte della seduta pomeridiana di oggi. Per trovare una soluzione condivisa l’assemblea ha provato anche la via di una riunione piuttosto lunga.

La voce fuori dal coro

L’assessore Mauro Baccega ha formulata una proposta: affidare i locali occupati dalle associazioni all’Arer per farne delle residenze per disabili e destinare la restante parte dell’immobile a edilizia residenziale pubblica. La proposta non ha acceso quegli entusiasmi che forze l’assessore sperava. E la proposta è finita nei cassetti.

Il dibattito

Dalla discussione è emerso in modo univoco e trasversale che «c’è bisogno di dare una risposta chiara sui tempi di recupero, sulle alternative e fugare ogni dubbio con la cittadinanza sulla sicurezza degli utenti del Circolo». Lo hanno ricordato in tanti, tra i quali Daria Pulz di Adu, che ha «sottolineato e ricordato la funzione sociale del Circolo ricreativo». Una «conclusione rapida della perizia è stata chiesta da Stefano Aggravi (Lega VdA).

Così Luca Bianchi (Uv). «Il principio dovrà essere un indirizzo che vada nella direzione di dare continuità al servizio che oggi Ccs Cogne fa. C’è una perizia le cui conclusioni sono chiarissime dove si dice che quel fabbricato è pericoloso. A oggi chi dice il contrario fa demagogia, dà false speranze. Ciò detto  l’unica strada percorribile è fare un’ulteriore perizia dell’intero fabbricato per dare delle risposte concrete, serie e vere».

Andrea Manfrin (Lega VdA) ha preso atto che «è stato riconosciuto che siamo in presenza di una situazione di pericolosità conclamata, anche se il 20 novembre 2018 il Comune di Aosta aveva annunciato con euforia lo svolgimento del veglione di Capodanno. Se si è effettivamente preoccupati di quell’edificio non si sarebbe dovuto organizzare una festa con 100 persone che saltellano. Se fosse accaduto qualcosa chi ne sarebbe stato responsabile?».

Anche l’ex presidente della regione Pier Luigi Marquis (Sa) ha concordato sulla necessità di «procedere con un’ulteriore perizia che faccia chiarezza» . L’obiettivo comune per Claudio Restano  (PnV) «è quello di non fermare le attività del Centro culturale. Alla luce di quanto illustrato si fa urgente trovare una collocazione non decentrata per arrecare il minimo disturbo possibile agli utenti» e  «di fare un ulteriore accertamento in tempi brevissimi».

«Essere veloci e pragmatici : fare le prove su tutto il fabbricato in tempi brevi e trovare al più presto altri locali per spostare le attività». Questa la ricetta di Sandro Nogara (Uvp).  Alberto Bertin (Rc) ha espresso «il timore che lo spostamento e lo sparpagliamento in città e fuori città diventi definitivo».

A chiudere il dibattito è spettato all’assessore Renzo Testolin (Uv). «C’è convergenza sul tema della sicurezza degli utenti di un palazzo – aspetto presente e fondamentale nelle nostre scelte – e sull’esigenza di ricollocare le attività. Ci siamo attivati per proporre alternative alle associazioni. Siamo arrivati a chiudere un percorso con cinque di queste. Con altre due siamo in contatto, altre ancora si sono mosse in autonomie. Per quanto riguarda il Ccs abbiamo ribadito l’assoluta volontà di avviare un percorso di recupero dell’intero edificio, che certamente non può concludersi nel giro di qualche mese anche perché le risorse a disposizione in questo difficile momento non sono molte».
(a.c.)

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