Valle d’Aosta, 19 anni fa la grande alluvione: 20 morti e distruzione
CRONACA
di Luca Mercanti  
il 15/10/2019

Valle d’Aosta, 19 anni fa la grande alluvione: 20 morti e distruzione

19 anni fa la grande alluvione che ha devastato la Valle d’Aosta.

Acqua, fango e detriti. Era una domenica mattina di pioggia il 15 ottobre di 19 anni fa, quando un’imponente alluvione travolse la Valle d’Aosta, gran parte del Piemonte e la Liguria.

I numeri parlano di 50 mila sfollati e di 24 morti. In Valle d’Aosta il maggior numero di morti, 20. Persero la vita: Maria Olinda Chappellu, Carlo ed Elis Perron, Maria Gloria Parravano, Anna Peraillon, Alessandro Bortone, Carmine Trapani, Ugo e Gilles Coquillard, Grazia Boasso, Fortunato Cerlogne, Ilva Fiou, Angela Catania, Manuel Catalano, Lino Gard, Ferruccio Morandi, Gianfranco Bosoni, Assan Zitouwi, Ernesto Manservigi e Vilma Favre.

Pioveva ininterrottamente da giorni, ma nella notte tra il 14 e il 15 ottobre del 2000 un violento nubifragio investì il nord-ovest della Penisola. Caddero circa 500 millimetri di pioggia in poche ore. Alle prime luci dell’alba, i fiumi (come la Dora Baltea, lo Stura e il Tanaro) non riuscirono più a contenere l’acqua, che allagò varie zone abitate, ma anche aree agricole e industriali. In Valle, i danni furono enormi e il prezzo di sangue elevato.

Diciasette persone persero la vita quella mattina (altre tre morirono mentre erano impegnate nelle operazioni post-alluvione), travolte dalla furia dell’acqua. Il comune più colpito fu quello di Pollein, dove il fango e i detriti fuoriusciti dal Comboé distrussero intere frazioni, portandosi via anche la vita di sette persone.

Ancora oggi, davanti al municipio del comune allora amministrato da Paolo Gyppaz è presente una scultura che raffigura sette colombe che volano via. Anche a Fénis fu una tragedia. Qui, le vittime furono sei. Scene di distruzione anche a Donnas, Brissogne, Nus e Gressoney.

Mentre il fango era ancora in movimento, sui luoghi del disastro arrivarono i primi soccorritori e numerosi residenti furono sfollati.

La Valle d’Aosta, così come alcune zone del Piemonte e della Liguria, si trasformò in un inferno di rocce, fango, acqua e disperazione.

Il ricordo del sindaco di Pollein

Intervistato in occasione del progetto Valluvione, promosso dalla Regione per il decennale da quel tragico giorno, l’allora primo cittadino di Pollein Gyppaz aveva ricordato: «Mi trovavo fuori Valle, quindi il primo problema è stato quello di riuscire a raggiungere il posto. Sono arrivato fino a Pont-Saint-Martin e, da lì, ho raggiunto l’aeroporto di Aosta in elicottero. È stato un viaggio terribile perché vedevo immagini di distruzione un po’ dappertutto. Arrivato sul posto (a Pollein, ndr) – aveva aggiunto -, il primo sopralluogo che abbiamo fatto con la Polizia locale è stato toccante. Mi sono trovato senza rendermi conto sul tetto di una casa che era crollata. È stato schoccante, non mi rendevo conto di dove mi trovavo. Sono seguiti momenti di intenso dolore, accompagnati per fortuna da un forte spirito di collaborazione e impegno da parte di tutti per cercare di risollevarsi e organizzare al meglio i soccorsi».

I soccorsi

Per settimane, con guanti, stivali e pale, numerosi valdostani e volontari da tutta Italia (oltre che l’Esercito e le Forze dell’ordine) lavorarono senza tregua sulle zone del disastro. E gli “alluvionati” seppero rialzarsi, così come i comuni colpiti dall’alluvione. Non fu un percorso veloce, ma oggi la ferita aperta si è trasformata in una cicatrice che, anche se sul territorio non si vede più, resta nel cuore di chi 19 anni fa ha conosciuto la furia della natura.

Il dopo alluvione

Nel tempo, si sono susseguite varie iniziative volte a rispondere al pericolo legato alle alluvioni. È nato un sistema di allerta regionale, con la definizione degli ambiti a diversa pericolosità, con l’imposizione di vincoli di utilizzo del territorio, con l’attuazione di programmi di prevenzione e, infine, è stato attivata la Centrale unica del soccorso. Ma, negli anni, sono arrivate anche risposte dalla realizzazione di strutture volte a impedire che ciò che è accaduto possa tornare. Principalmente, gli interventi hanno riguardato la sistemazione dell’alveo dei torrenti e la realizzazione di briglie filtranti, come quelle costruite sul torrente Comboé a Pollein.

Inchieste giudiziarie

La ricostruzione post-alluvione, tuttavia, ha portato con sè alcune inchieste condotte dalla Procura di Aosta e da quella di Torino. Alcuni amministratori e tecnici regionali finirono a processo per omicidio plurimo colposo; quattro vennero assolti, mentre un geologo fu condannato (la Cassazione ha poi annullato la pronuncia per intervenuta prescrizione). A Torino, una decina di persone finì a processo per truffa ai danni della Regione in relazione ai rimborsi per i danni causati dall’inondazione. Infine, vari imprenditori valdostani e piemontesi finirono alla sbarra per episodi di corruzione nell’ambito dei lavori per la ricostruzione delle zone colpite dalla furia dell’acqua in quel triste giorno.

(federico donato)

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