Lupo, Coldiretti: «Gli attacchi si moltiplicano, è una emergenza»
AGRICOLTURA & TERRITORIO
di Danila Chenal  
il 12/06/2020

Lupo, Coldiretti: «Gli attacchi si moltiplicano, è una emergenza»

L’Associazione sollecita le istituzioni in seguito all’ultimo attacco ai danni di un’azienda agricola di Ayas ad adottare misure

Lupo. Dopo l’ultimo (presunto) attacco in val d’Ayas la Coldiretti denuncia una situazione di emergenza. Ventidue agnelli morti e diversi feriti hanno costretto l’allevatore di Ayas Roberto Brunod a scendere a Valle e a lanciare l’allarme. A raccoglierlo, appunto, la Coldiretti.    

L’Associazione sollecita le istituzioni in seguito all’ultimo attacco ai danni di un’azienda agricola di Ayas ad adottare misure.

La presa di posizione

«Una situazione di emergenza che necessita di risposte concrete da dare al settore agricolo e al mondo degli allevatori costretti a fare i conti con continue predazioni del lupo ai loro animali». E’ la presa di posizione del presidente dell’associazione Alessio Nicoletta. «La situazione è davvero insostenibile per le realtà agricole già fortemente penalizzate dall’emergenza sanitaria. Ad essere predate sono stati, in questo caso, animali chiusi e protetti da un recinto, segno che la corretta custodia effettuata dagli allevatori non è più sufficiente».

Sottolinea. «Lo scenario è profondamente mutato rispetto al passato, la presenza del lupo sul territorio è in crescita e, anche in conseguenza al lockdown, si registra un progressivo avvicinamento degli animali selvatici, tra cui il lupo, alle case e ai villaggi per la riconquista di spazi prima evitati perché troppo antropizzati. Il quadro chiede nuove riflessioni per difendere i nostri allevatori e rassicurare le piccole comunità valdostane. Il ristorno dei danni e delle perdite non sono più sufficienti, vanno studiati nuovi strumenti, attivi e passivi, per consentire alle aziende agricole di difendersi meglio e di reggere, tenendo conto che la stagione dei pascoli è appena iniziata».

Per il presidente di Coldiretti Valle d’Aosta, «senza un intervento adeguato a tutela dei capi di bestiame allevati, il rischio concreto è l’abbandono del territorio da parte di diverse aziende impossibilitate a proseguire con serenità la loro attività».

Nella foto in alto, parte delle agnelle sbranate di proprietà dell’allevatore di Ayas Roberto Brunod.
(re.aostanews.it)

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