Lavoro: femminilizzazione, terzializzazione e flessibilizzazione
POLITICA & ECONOMIA
di news il
25/03/2013

Lavoro: femminilizzazione, terzializzazione e flessibilizzazione

Una fotografia aggiornata della società valdostana.
E’ l’obiettivo al quale amministrazione regionale e Osservatorio economico e sociale hanno puntato con il rapporto della situazione sociale presentato questa mattina.
«L’obiettivo che ci siamo posti è quello di cercare di mettere in luce modificazioni, cesure, cambiamenti e discontinuità o, per contro, elementi di continuità – ha spiegato il presidente della Regione, Augusto Rollandin -, che possono essersi determinati a seguito di quanto avvenuto nell’ultimo quinquennio, periodo nel quale ha avuto senz’altro un ruolo rilevante, direi determinante, la crisi economica internazionale più profonda della storia economica recente».
«Pensiamo che i dati rilevati, per quanto non esaustivi, costituiscano però da subito un’utile base di riflessione per supportare gli indirizzi e gli orientamenti politici di coloro che si vorranno candidare al governo della Regione nel prossimo quinquennio» spiega ancora il presidente Rollandin.
In sintesi i dati confermano che la Valle d’Aosta è interessata dalla crisi economica seppur in misura minore rispetto ad altre realtà delle penisola «I cambiamenti registrati nell’arco temporale preso in considerazione sono stati molto veloci rispetto a quelli dei periodi precedenti – spiega Dario Ceccarelli capo dell´osservatorio economico e sociale della Regione Valle d’Aosta – nella nostra analisi abbiamo dato maggior rilevanza al mercato del lavoro e all’aspetto sociale collegato. Da questo è emerso che il settore dell’industria ha maggiormente sofferto rispetto a quello dei servizi che invece è cresciuto mentre il settore agricolo rimane sostanzialmente stabile – continua Ceccarelli – il trend ha mostrato che c’è stato un rafforzamento di tre aspetti del lavoro: la femminilizzazione, la terziarizzazione e la flessibilizzazione, che ha creato un aumento di mobilità sui posti di lavoro nonostante sia cresciuta la disoccupazione».
Una disoccupazione che ha visto purtroppo protagonisti soprattutto i giovani, ma che seppur più precari sono più ricollocabili rispetto alla fascia più adulta, fino ai 50 anni, soprattutto per gli uomini. Gli aspetti legati al lavoro hanno avuto dei risvolti significativi sul modello sociale, ad esempio un minore capacità di assorbimento da parte del settore pubblico che in una regione piccola come la nostra è piuttosto importante (la contrazione del personale evidenzia una riduzione nel personale a tempo determinato di oltre 500 addetti a tempo indeterminato di 157 addetti con un risparmio complessivo nel quinquennio che si attesta oltre 17 milioni di euro). L’altro aspetto che emerge è che la crisi maschile ha ridotto la disuguaglianza di genere seppur in misure differenti, perché il lavoro femminile è spesso precario, più flessibile o partime, ma generando quindi nelle famiglie un minor reddito.
Nella foto Luigi Malfa, Augusto Rollandin e Dario Ceccarelli
(simonetta padalino)

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