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L’appello di Salvatore Borsellino: «Giovani, tocca a voi riprendervi il vostro paese, non c’è regione senza criminalità organizzata»

L’appello di Salvatore Borsellino: «Giovani, tocca a voi riprendervi il vostro paese, non c’è regione senza criminalità organizzata»

Il fratello del giudice antimafia ucciso il 19 luglio del 1992 a Palermo, nella strage di via D'Amelio, mette in guardia: «Da queste parti il fenomeno è ancora più pericoloso perché opera mimetizzandosi nel tessuto socio-economico-politico»

«Giovani, tocca a voi riprendervi il vostro paese, perché sappiate che non c’è regione del nostro Paese che possa considerarsi immune dal cancro della criminalità organizzata».
E’ questo il passaggio forse più significativo di Salvatore Borsellino, fratello del giudice antimafia Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio del 1992 nella strage di via D’Amelio, a Palermo, 57 giorni dopo la strage di Capaci, in cui perse la vita l’altro giudice antimafia, Giovanni Falcone (il «fratello di Paolo Borsellino», l’ha definito più volte Salvatore Bosellino), nel corso dell’iniziativa andata in scena questa mattina alla Cittadella dei Giovani di Aosta, alla presenza di alcune classi di scuola secondaria di secondo grado delle istituzioni scolastiche Regina Maria Adelaide, Bérard e Manzetti.
Durante l’incontro, organizzato dall’associazione Libera Valle d’Aosta, Salvatore Borsellino ha ripercorso in maniera puntuale tutte le tappe che hanno portato all’avvento della strategia della tensione in Italia e della presunta trattativa Stato-mafia.
A confermarne l’esistenza, è stato lo stesso Salvatore Borsellino, le cui parole sono pesate come macigni: «Mio fratello sapeva che era un condannato a morte, lo sapeva sin dall’uccisione del fratello Falcone, lo ha saputo a maggior ragione il primo luglio del 1992, quando fu convocato nell’ufficio dell’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino. Il messaggio era chiaro – ha continuato Salvatore -: le inchieste di mio fratello dovevano fermarsi, perché queste mettevano a rischio l’esito della trattativa».
Passando poi alle scelte di vita di Paolo Borsellino, il fratello ha commentato: «Paolo ha avuto il coraggio di rimanere a Palermo, una scelta fatta per amore. Amore per la sua terra, amore per i suoi conterranei, amore per la legalità. All’epoca, pensate un po’ – ha proseguito nel suo accorato racconto – pensavo di avere fatto la scelta giusta, io, che insieme a mia moglie avevo deciso di andarmene da Palermo, salendo al nord, terra che per me sembrava esempio di legalità e rispetto del merito. Soltanto dopo, quando ormai Paolo non c’era più, ho capito che aveva avuto ragione lui: pensate che la criminalità organizzata ce l’ho sotto casa, e io abito e lavoro a Milano. Quanti comuni sciolti per infiltrazioni mafiose ci sono al nord? Tantissimi, sia in Lombardia, dove c’è un comune, Buccinasco, anche ribattezzato la Platì del Nord, sia nel vicino Piemonte. La mafia è dappertutto, e da queste parti – ha avvertito – è ancora più pericolosa perché si mimetizza nel tessuto socio-economico-politico, non ammazza persone in strada, sarebbe troppo plateale e permetterebbe alla società civile di crearsi gli anticorpi. Per questo dico a voi giovani di sapere cogliere i segnali che vi manda il vostro territorio, affinché possiate non rimanere colpevolmente indifferenti come lo è stata la stragrande maggioranza della mia generazione».
Nella foto Salvatore Borsellino, questa mattina alla Cittadella dei Giovani di Aosta, mentre alza il libro dedicato a suo fratello, ‘Paolo Borsellino e l’agenda rossa’.
(patrick barmasse)

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