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Ridusse in fin di vita il padre: ‘sconto’ di 3 anni in Appello per Remigio Lillaz

Ridusse in fin di vita il padre: ‘sconto’ di 3 anni in Appello per Remigio Lillaz

I giudici di II grado hanno più che dimezzato la condanna (da 5 a 2 anni) nei confronti del giovane che la sera del 19 ottobre 2013 picchiò selvaggiamente il padre all'arena della Croix Noire

E’ stato condannato a due anni di reclusione dalla Corte d’Appello di Torino, tre in meno rispetto a quanto disposto il 22 gennaio scorso in primo grado ad Aosta, Remigio Lillaz, 30 anni di Gignod, accusato di aver pestato a sangue nella tarda serata del 19 ottobre 2013 suo padre Mario, 54 anni di Quart.
I fatti contestati al giovane, che ha dovuto rispondere del reato di lesioni personali gravi, con l’aggravante del pericolo di vita e del vincolo di parentela, risalivano alla sera precedente alla finale regionale delle Batailles de Reines, quando tra lui e il padre – entrambi dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo – era scoppiato un violento litigio nel piazzale antistante il bar dell’arena della Croix Noire, diverbio finito col padre lasciato privo di sensi sull’asfalto, in una pozza di sangue, nell’indifferenza più totale dei presenti (la prima a intervenire fu la signora che gestisce il bar ristorante dell’arena).
Mario Lillaz, ricoverato d’urgenza nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Umberto Parini di Aosta, lottò per la vita per una decina di giorni, nei quali venne anche sottoposto a svariati interventi chirurgici di ricostruzione maxillo-facciale, per poi essere dimesso agli inizi del mese di dicembre.
Remigio Lillaz – difeso dall’avvocato Filippo Vaccino di Aosta – venne arrestato la mattina successiva dagli uomini della Squadra mobile della Questura di Aosta, che dopo non averlo trovato né in ospedale ad assistere il padre, né nella sua abitazione di Gignod, lo fermarono direttamente in arena, dove stava assistendo alle fasi preliminari di pesatura delle reines che da lì a poco avrebbero dato inizio ai combats.
Non è caduto nel vuoto, insomma, l’appello del padre di Remigio, Mario Lillaz, che Gazzetta Matin intervistò all’indomani della condanna del figlio a cinque anni: «L’unica mia speranza è che in Appello possano ridurgli la pena», in primo grado «mancava soltanto gli dessero l’ergastolo», aveva dichiarato dopo avere appreso la sentenza del processo svoltosi ad Aosta con rito abbreviato (il pm Luca Ceccanti aveva chiesto la condanna a tre anni).
Remigio Lillaz rimane agli arresti domiciliari.
(pa.ba.)

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